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Report fa litigare Pd e M5S. Anzaldi contro la puntata su L’Unità, M5S: “Intimidazione renziana”

(huffingtonpost.it) – La puntata sui presunti favori ricevuti, secondo Report, dall’imprenditore che ha rilevato l’Unità, Massimo Pessina, diventa un caso politico. Michele Anzaldi, responsabile comunicazione della campagna di Matteo Renzi per le primarie, ha diffuso una dura nota nei confronti della trasmissione di Rai Tre che stasera manderà in onda un servizio su un presunto appalto in Kazakistan che sarebbe andato ai Pessina come “contropartita” per il salvataggio del quotidiano del Partito Democratico. “Dobbiamo mettere Report al riparo da chi diffonde calunnie. Ad essere danneggiata sarebbe infatti innanzitutto la trasmissione, che rappresenta uno dei punti di forza dell’informazione del servizio pubblico”, ha dichiarato Anzaldi.

Dopo la pubblicazione di un’anticipazione su Il Fatto Quotidiano è montata la polemica. Il Movimento 5 Stelle ha attaccato il Pd parlando di “intimidazioni inaccettabili” da parte del partito di Renzi. “Evidentemente per il partito di Renzi la libertà di stampa funziona solo quando si parla di M5S mentre quando oggetto delle inchieste è il Pd bisogna cambiare registro”, ha dichiarato Alberto Airola.

L’anticipazione della puntata di Report pubblicata dal Fatto introduce il contenuto di una inchiesta relativa al salvataggio dell’Unità da parte del costruttore Massimo Pessina.

In una lettera Report chiedeva a Renzi di “poter raccogliere il suo punto di vista” sulla vicenda scaturita da una intervista ad “una fonte autorevole che ha partecipato alle trattative per il salvataggio de l’Unità”, secondo cui la Pessina costruzioni avrebbe ricevuto come “contropartita l’assegnazione di un appalto in Kazakistan”, “frutto di un suo precedente accordo”. Scrive Fq:

In effetti, scopre Report, il gruppo Pessina, con la società “Pessina costruzioni Kz”, oggi lavora in Kazakistan per il Consorzio Kpo, controllato da Shell ed Eni, entrambe impegnate nella gestione dell’enorme giacimento di petrolio e gas di Karachaganak. Ma quando nasce la società “Pessina costruzioni Kz”? Report scopre che viene costituita proprio nei giorni in cui il gruppo tratta l’acquisto del quotidiano.

L’Eni ha smentito il suo coinvolgimento negli “appalti che sarebbero stati affidati alla società Pessina Costruzioni in Kazakhstan da Eni o dal consorzio KPO (partecipato da Eni al 29.25%)”: “Nessun contratto in essere con la società Pessina Costruzioni per lavori in Kazakhstan o altrove, conclusi direttamente o tramite proprie affiliate. “Al riguardo, Eni smentisce nuovamente e fermamente la notizia riportata dal Fatto Quotidiano e da Report. La notizia riportata dal Fatto Quotidiano e da Report – conclude la nota dell’Eni- è pertanto falsa, diffamatoria e lesiva della reputazione di Eni. Eni si riserva il diritto di agire in giudizio nelle sedi più opportune a tutela dei propri diritti e della propria immagine”.

Alla richiesta avanzata da Report di intervistare l’ex segretario Pd Renzi, Anzaldi ha ‘girato’ la lettera ai suoi colleghi che si sono occupati delle vicende legate al quotidiano: “Di fronte a dichiarazioni dal chiaro carattere calunniatorio, nel caso avessero richiesto l’assistenza di un avvocato, ho suggerito di sottolineare nella risposta che l’obiettivo deve essere quello di perseguire il calunniatore e non la trasmissione, che anzi verrà danneggiata anch’essa dalle calunnie”.

“Nessuna ‘contropartita’ consistita in una ‘assegnazione di un appalto in Kazakistan’ è stata mai oggetto di promessa o dazione”, ha ribattuto l’avvocato Lorenzo Pellegrini nella risposta inviata a Report. “Di fronte a “falsità e oggettiva diffamatorietà (a contenuto calunnatorio) della ‘notizia’”, il legale ha inviato la trasmissione “a tutelarsi dall’utilizzo di dichiarazioni senza qualsivoglia riscontro interno ed esterno, che potrebbero creare un danno non soltanto a chi sarà diffamato, ma anche a chi ne diventerà megafono, avendo raccolto, anche in buona fede, una informazione totalmente destituita di fondamento”.

Secondo Anzaldi “amplificare calunnie che non hanno alcun riscontro significherebbe minare la credibilità di un prodotto storico della Rai”. Parole che non convincono affatto il Movimento 5 Stelle: “I renziani prima hanno asfaltato in Rai la minoranza interna, adesso si preparano a fare fuoco e fiamme contro Report – dice Airola -. Questo ricalca l’enorme conflitto d’interessi di Michele Anzaldi che da un lato fa il burattinaio di Renzi, dall’altro svolge il ruolo di censore approfittando del proprio incarico di segretario della commissione di Vigilanza Rai”.

Polemica su Orfeo. Non solo Report, anche il Tg1 è finito al centro della polemica politica. Il blog di Grillo ha infatti pubblicato un video in cui si chiede conto al direttore del Tg1 Mario Orfeo “di rispondere ai cittadini”.

“L’informazione italiana è al 77° posto nella classifica sulla libertà di stampa stilata ogni anno da Reporter Senza Frontiere. Per capire il perchè abbiamo provato a porre qualche domanda al direttore del TG1 Mario Orfeo. La prima volta è fuggito via a bordo di una autoblu. La seconda, al termine di una telefonata muta (!), è salito sulla sua automobile e si è nuovamente allontanato senza rispondere. Orfeo è un giornalista che dirige la più importante testata d’informazione della Rai, la televisione pubblica. Cioè di tutti i cittadini e pagata dagli stessi con il canone. Delle risposte ai cittadini che gli pagano lo stipendio sono più che dovute”. Così il MoVimento 5 Stelle sul blog di Beppe Grillo.”Queste le domande che abbiamo posto al direttore del TG1, al quale chiediamo cortesemente una risposta. #OrfeoRispondi – prosegue il M5S -: perchè il TG1 per più giorni ha dedicato ampi servizi all’indagine relativa ad una querela per diffamazione (un atto dovuto) nei confronti di Beppe Grillo e Alessandro Di Battista, mentre per mesi ha nascosto/ relegato a notizia di secondo piano la ben più importante e grave inchiesta su Consip? Perchè Tg1 ha censurato il discorso di Virginia Raggi durante il 60° dei Trattati di Roma?”. Il M5S lancia poi l’hashtag #OrfeoRispondi su Twitter.

A stretto giro la replica del Pd: “Gli attacchi di Beppe Grillo al direttore del Tg1 Mario Orfeo stanno superando ogni limite. Ormai siamo a vere proprie intimidazioni per ottenere un’informazione piegata ai voleri del M5s. Il comico genovese se ne faccia una ragione: in Italia democrazia e libertà sono valori fondamentali. Dunque, solidarietà a Orfeo per questo ennesimo intollerabile tentavo di condizionamento”, ha affermato Vinicio Peluffo, capogruppo Pd nella commissione di Vigilanza Rai.

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