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Maurizio Belpietro: “Ma è davvero un complotto contro il Giglio Magico?”

(Maurizio Belpietro per la Verità) – Per babbo Renzi abbiamo assistito al primo caso nella storia dell’ editoria di una smentita data con maggior risalto della notizia. Ma che dico: alcuni giornali la notizia delle indagini a carico del padre dell’ ex premier non l’ avevano proprio pubblicata, per lo meno in prima pagina, mentre la smentita di ieri ha meritato addirittura l’ apertura, ossia il titolo più importante, quello sotto la testata.

Leggere per credere. La Stampa venerdì 17 febbraio aveva ritenuto che l’ inchiesta per traffico d’ influenze illecite contro il celebre papà non fosse degna di menzione, ma ieri la smentita è apparsa non solo in prima pagina con un titolo a cinque colonne, ma è stata accompagnata da un editoriale dell’ ex direttore Marcello Sorgi.

Altri esempi? La Repubblica all’ avviso di garanzia aveva dedicato un francobollo dal titolo: «I sospetti dei pm su papà Tiziano». Ieri invece apertura a tutta pagina: «L’ accusa a Tiziano Renzi falsificata da un carabiniere». Smentita a quattro colonne pure per il Corriere: «False prove nel caso Consip» e riquadrato in taglio basso una e mezza il 17 febbraio, quando uscì la notizia. Del resto non c’ è da stupirsi. Se un capitano dei carabinieri è accusato di aver trascritto una frase mettendola in bocca ad Alfredo Romeo invece che a Italo Bocchino e di aver scambiato un vicino di casa per uno spione c’ è da allarmarsi e da gridare allo scandalo.

Anzi no, al complotto dei servizi deviati. Nel caso invece in cui il comandante generale dei carabinieri e il comandante della Legione Toscana vengano accusati di aver spifferato le notizie dell’ inchiesta a ministri e amici di ministri, allora non c’ è di che preoccuparsi del complotto e si può anche omettere la notizia in prima pagina e limitarsi a liquidarla con una breve.

In effetti, che attorno alla Consip, ovvero alla centrale acquisti della pubblica amministrazione, girassero un branco di avvoltoi pronti a fare festa con gli appalti dello Stato e a spese del contribuente a chi può importare? A chi può interessare che ci sia stata una fuga di notizie di cui sono sospettati gli alti vertici dell’ Arma e un signore che all’ epoca stava a Palazzo Chigi con delega sulla maggior parte dei dossier che scottano? A nessuno. Infatti quando Luca Lotti finì indagato, alla vigilia di Natale, La Repubblica liquidò l’ affaire con una colonna che conteneva anche la difesa del neo ministro: «Sotto inchiesta Luca Lotti. Io non c’ entro, lo chiarirò ai pm».

Un po’ più piccolo lo spazio riservato dalla Stampa: «Lotti indagato. Sentitemi presto». Notizia non pervenuta invece sulla prima pagina del Corriere. Tuttavia, mentre l’ indagine non aveva suscitato alcuna emozione nei cronisti dei giornaloni, ieri come detto si sono scatenati tutti, ipotizzando manovre e trame oscure dei servizi deviati. Può un carabiniere aver sbagliato o essersi fatto prendere la mano e aver scambiato lucciole per lanterne? Ovvio che no. Ci deve essere qualche cosa dietro. Una macchinazione.

Meglio, un’ operazione di depistaggio. Il fiato alle trombette del resto era partito subito dopo che le agenzie di stampa avevano battuto la notizia del capitano indagato. Sui social si potevano trovare dichiarazioni come quella di Stefano Menichini, compianto ex direttore di’ Europa: «Complotto è una parola impronunciabile. Ma che su Consip abbiano agito apparati dello Stato deviati, mi pare indiscutibile». Ovvio, no? Il complotto non si può dire, ma intanto si dice.

Dunque il caso Consip era una manovra per incastrare Matteo Renzi tramite il padre? Le accuse sono cadute come un castello di sabbia e si basavano solo sulle annotazioni del capitano-falsario? No. Le accuse per fuga di notizie sono supportate dalla testimonianza di alcuni esponenti del Giglio magico. Quelle per traffico di influenze illecite da altre testimonianze e pure da biglietti scritti da Alfredo Romeo e recuperati dagli investigatori nei sacchi della spazzatura.

Certo, gli indagati sono da ritenersi innocenti fino a che non intervenga un regolare processo e un’ eventuale condanna. Tuttavia, così come non si può parlare di colpevoli a prescindere, non si può neppure parlare di assolti a prescindere. Primo perché le prove non le ha ancora esaminate nessun tribunale e secondo perché se la trascrizione di una frase è sbagliata non è detto che lo siano i verbali d’ interrogatorio.

Una cosa però è certa. Nel Pd e nelle redazioni dei giornali c’ è una gran fretta di prosciogliere da ogni accusa la Sacra famiglia. Sarà la Settimana santa, sarà che la via crucis non piace a nessuno, risultato c’ è chi è impaziente di vedere la resurrezione di Renzi. Del resto che volete? Il Pd ha casa in largo del Nazareno, Matteo si crede Gesù e, dato che dal 4 dicembre sono passati più di tre giorni, lui preme impaziente per la Pasqua.

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