Cronaca/Inchieste/Interno

L’Italia che non dà opportunità ai suoi giovani perde 36 miliardi

(Angelo Bruscino – huffingtonpost.it) – L’Italia ed i giovani, sembrano ormai essere diventati una dicotomia degli opposti. Passato e futuro che invece di procedere in maniera naturale, sembrano essersi arroccati su posizioni di scontro, tra una generazione di “diritti acquisiti” ed un’altra “senza diritti”, posizioni che in questi anni di crisi hanno poi costituito l’alibi per definire padri orchi e figli bamboccioni, entrambi genitori e figli impegnati più ad accusarsi reciprocamente che tentare un’alleanza tra il passato ed il presente e sulla scorta di questo racconto fatto di crisi e di contraddizioni, il nostro paese ha registrato negli ultimi anni un peggioramento costante degli indicatori lavorativi e purtroppo anche scolastici.

Gli ultimi dati tratti dal Rapporto Giovani 2016 della Fondazione Toniolo, evidenziano come in Europa, l’Italia vinca la maglia nera per il più alto tasso di abbandono scolastico, il 15% dei nostri studenti non va oltre la terza media, il tasso di occupazione dei laureati tra i 25 ed i 34 anni sia pari al 62% (contro l’82% del resto d’Europa), tutti elementi determinanti nel costituire il peggiore dei record quello della popolazione di NEET (giovani che non studiano e non cercano lavoro) più grande d’Europa, composta da circa 2,2 milioni di ragazzi concentrati soprattutto nel nostro Sud, dati che non solo ci costano in termini sociali e morali, ma soprattutto determinano una perdita di ricchezza prodotta calcolata in oltre 36 miliardi di euro.

Numeri da capogiro che da soli dovrebbero essere sufficienti a determinare una scossa emotiva e politica nel nostro paese, ma che non riescono a fare breccia nella nostra sensibilità, anzi sembrano ormai entrati a far parte di uno storytelling che serve unicamente a testimoniare la nostra continua decadenza. Non esiste una politica nazionale o locale che punti a premiare i giovani, ad incoraggiarli, a facilitargli il compito di generare futuro, anzi con una certa soddisfazione ci piace raccontare dei nostri migliori ragazzi fuggiti all’estero, per elogiarne le qualità, ma anche per pensare nelle segrete stanze che andati via quelli bravi (molti restano e resistono finché possono), gestire ed accontentare i mediocri è impresa assai più semplice.

Eppure l’Italia non è solo questo, anzi spesso negli angoli più sperduti dello Stivale, in scuole senza agibilità, tra scioperanti di mestiere, politici, professori e padri senza più fede, spuntano uomini e donne che sanno ancora raccogliere quei sentimenti e quei valori che ci hanno reso una potenza industriale planetaria, un modello di qualità in circa 156 distretti industriali, con un brand con il Made in Italy che spazia dalla moda, alla meccatronica, dall’alimentare, alle biotecnologie, insomma ancora oggi per grande parte del mondo essere nati qui, “essere italiani” è un privilegio eccezionale, mentre noi cerchiamo in tutti i modi di trasformare una fortuna in una maledizione, con una burocrazia lenta e farraginosa, una giustizia senza tempo, uno stato assente o patrigno, sembra quasi che costantemente ci si sforzi per evitare che il meglio di noi emerga e diventi l’attore determinante per cambiare le tante piccole e grandi cose che non vanno.

La scuola in questo panorama complesso può e deve fare la sua parte soprattutto nel determinare un cambio di mentalità, ci siamo disabituati a sognare il meglio, a sognarci migliori, abbiamo prove dirette che testimoniano che oggi non si insegna e non si apprende più, ignoranza ortografica, e soprattutto storica, hanno determinato la perdita collettiva di identità, se banalmente non sai più chi sei, difficilmente saprai immaginare chi sarai domani ed in questi tempi di eccezionale crisi, ma anche di eccezionali opportunità perdere il treno della formazione significa essere fuori dall’ultima rivoluzione dei nostri tempi quella che gira interamente attorno all‘Economia della Conoscenza.

I grandi pensatori, gli economisti, i filosofi di questo inizio millennio hanno giustamente dichiarato che questo momento, questo istante che viviamo è il periodo più luminoso mai vissuto dall’umanità, perché mai come oggi è aperta a tutti la possibilità di accedere alle informazioni, con un click puoi dialogare con tutto il pianeta, un progetto interessante nato in Italia può coinvolgere investitori dall’India, alla Silicon Valley, viviamo un’epoca dove la forza di volontà e la passione uniti alla perseveranza e allo studio posso determinare il successo di un’ idea, di un’impresa, di una persona, facendo vincere il merito sulle barriere materiali ed immateriali che ci si oppongono, insomma in questo mondo di occasioni straordinarie chi fa la sua parte può essere certo di riuscire nel tempo a raccogliere splendidi frutti. Per questa ragione la visione pessimistica e terribile che stiamo regalando indifferenti ad una generazione è una “colpa” senza perdono, una condanna che la storia ed i nostri giovani faranno non all’Europa o all’Occidente, ma all’Italia, al paese che ha scelto il “frattempo” degli indecisi, che ha preferito l’eutanasia degli accidiosi, al cambiamento dei coraggiosi, all’azione dei generosi.

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