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Renzi: come prima, più di prima

(di Elide Rossi e Alfredo Mosca – opinione.it) – Matteo Renzi è tornato ad arringare in tivù come prima e più di prima. Da Bruno Vespa come da Lilli Gruber, un profluvio di autoreferenzialità e di veemenza contro tutto e tutti. Scatenato contro Marco Travaglio e le vicende Consip (neanche si fossero chiuse) e poi contro Mario Monti, Beppe Grillo e gli ex dissidenti che accusa di averlo pugnalato alle spalle.

Ora, a parte il fatto che basterebbe citare “l’Enrico stai sereno” per definire il pulpito dal quale viene la predica, ma quello che più colpisce è la totale assenza di autocritica da parte dell’ex premier. Del resto, forse sarebbe stato troppo immaginare che la lezione del 4 dicembre scorso, il calo dei consensi, il flop dei risultati di Governo, gli tornassero di insegnamento.

Renzi è proprio così, “irrecuperabile”, come lo definì Ciriaco De Mita in uno dei confronti durante la corsa al voto referendario. Per certi versi questa sua irrecuperabilità è un peccato, perché il personaggio è scaltro, preparato, lesto di lingua come pochi e soprattutto giovane. Questa grande fortuna della giovinezza, infatti, gli offrirebbe la possibilità di imparare, crescere e migliorare facendo tesoro delle esperienze e dei contatti. Invece niente, Renzi è inguaribile è posseduto da se stesso in un modo talmente profondo da non riuscire nemmeno per sbaglio a mettersi in discussione. Eppure di sbagli ne ha fatti e sono sbagli talmente evidenti da non ammettere replica.

A partire dalla selezione della sua squadra di Governo, che poi purtroppo per noi è la stessa di Paolo Gentiloni, per arrivare alle scelte di politica economica, sociale ed estera. Se avesse usato un decimo della forza con la quale si incensa per fare quello che c’era da fare sin dall’inizio del suo mandato, avrebbe stravinto. Giustizia, fisco, pensioni, temi sui quali avendo polso e coraggio, si sarebbe raddrizzata l’Italia.

Invece lui, Matteo Renzi, ha pensato alla gloria personale, alla sfida individuale, al consenso spicciolo, al piccolo cabotaggio da democristiano di sinistra, da cattocomunista. Per questo ha sprecato tre anni, la giustizia non funziona, il fisco non è amico per niente, l’anticipo pensionistico è una trappola , l’immigrazione è diventata una bomba sociale, il debito è aumentato e l’Europa ci comanda sempre. Per questo la burocrazia continua a ossessionare, l’apparato pubblico è un inferno che mangia risorse, le pensioni d’oro restano uno scandalo, i servizi ai cittadini fanno pietà e non parliamo delle banche. Tre anni sprecati e conclusi con la batosta referendaria che non gli è servita a niente, né per riflettere, né per tentare di correggersi. Anzi, a sentirlo oggi rivendica i bonus, l’abbattimento delle tasse, il Jobs Act, la rottamazione delle cartelle, tutto ciò che per lui rappresenta degli Oscar. Eppure sarebbe bastato rileggersi e studiarsi Luigi Einaudi per trovare la soluzione ai mali del Paese.

Caro Renzi, se solo lo volesse, non tutto sarebbe ancora perduto, ma anziché chiudersi nel giglio magico dovrebbe farlo in una biblioteca per leggere un bel po’ di economia e diritto e molto, ma molto di Sant’Agostino. Creda, le tornerebbe tanto, ma tanto utile. Buona Pasqua con sincerità.

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