Cronaca/Interno/Politica

“Vinco le primarie, poi al voto”: ritorna il pressing di Renzi

(Goffredo De Marchis per la Repubblica) – Lo ha detto a Paolo Gentiloni e attraverso di lui a Sergio Mattarella. «Bisogna votare prima del 2018. La legislatura è finita il 4 dicembre con la sconfitta al referendum». Poi lo ha ripetuto agli alleati “moderati” come Dario Franceschini e Piero Fassino. «Il logoramento avvantaggia solo i 5stelle. Troviamo una data per le elezioni anticipate». Matteo Renzi ha fretta e fa molto poco per nasconderlo, come raccontano i suoi interlocutori. Finora però ha raccolto solo dei “no”. A cominciare da quello del premier. Motivati, non di rottura. Ma le frenate di fronte ai numerosi assalti renziani sono state brusche e hanno lasciato i segni sull’ asfalto.

Da giorni Renzi ha smesso di pensare al 30 aprile, giorno delle primarie, concentrando tutte le sue energie sul dopo. Sente di avere la vittoria in tasca, è convinto che arriverà con un buon margine. Perciò, dal 1 maggio tutto deve cambiare perché lui sarà di nuovo l’ uomo che dà le carte, il segretario del Pd, il maggiore partito di governo. Nei suoi numerosi incontri continua a ipotizzare persino il voto domenica 25 giugno.

Missione impossibile visto che il 27 maggio, meno di un mese prima, Gentiloni è chiamato a presiedere il G7 di Taormina. Ma la fantapolitica gli serve a incassare un “no” destinato a fare numero in modo che gli interlocutori esauriscano il bonus e alla fine siano costretti ad accontentarlo. Qualche giorno fa ha rilanciato la data del 24 settembre, in concomitanza con le elezioni tedesche.

Gli hanno spiegato che, per carità, tutto si può fare, ma i partiti dovrebbero comporre le liste a Ferragosto e non è cosa semplice. Adesso però Renzi ha una nuova sponda: la decisione di Theresa May di indire le elezioni anticipate in Gran Bretagna l’8 giugno. Motivo: l’esito del referendum su Brexit impone alla politica di dare legittimazione al governo. Perfetto: è lo stesso ragionamento di Renzi applicato all’Italia.

Allora quelli del partito 2018 hanno deciso di aspettare le primarie. Se Renzi non ne esce trionfatore, se l’affluenza risulta troppo bassa, è molto più intricata la strada che porta alle elezioni anticipate. Tanto più senza la legge elettorale, che rimane l’ aut aut del presidente della Repubblica. Gentiloni e gli altri consigliano all’ ex segretario prudenza.

Gli spiegano che ci vuole tempo per ricreare una connessione con il Paese e sono sicuri che il fenomeno 5stelle può logorarsi più del Pd con un voto il prossimo anno. Fassino per esempio ha letto con attenzione il programma di politica estera dei grillini e ne ha tratto il giudizio di un’ inadeguatezza a governare l’Italia. Ma i voti dei 5stelle si prendono sulla politica estera? Certo che no, pensa Renzi. E i sondaggi su Grillo sono destinati a non cambiare da qui al 2018. Per questo, vale la pena spingere sull’ acceleratore e trovare la forza di votare in autunno.

Del resto, il quadro per il governo Gentiloni è destinato a farsi più delicato. Intorno alla legge di bilancio, che cade alla vigilia di elezioni, si moltiplicano veti e appetiti. Mdp che ieri è stato a Palazzo Chigi con i capigruppo Laforgia e Guerra chiede 1 miliardo per la povertà. «Non faremo cadere il governo ma non facciamo da soprammobile», dice Laforgia. I centristi di Alfano sono su posizioni critiche rispetto al Def. E Renzi ha messo nel mirino qualsiasi soluzione che per far tornare i conti preveda misure per le entrate, ovvero tasse. I margini sono strettissimi per il partito del 2018.

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