Cronaca, Interno, Politica

Renzi vuole il voto anticipato e apre la trattativa per la legge elettorale

(Ugo Magri per la Stampa) – Chi teme o spera che Renzi voglia votare in autunno, adesso ha un indizio in più. Perché a sorpresa, nella Commissione affari costituzionali della Camera, il Pd è «sceso dal pero» (immagine bucolica del capogruppo berlusconiano Brunetta). E sulla legge elettorale ha tirato fuori proposte che suonano come avvio di una trattativa.

Finora l’ ex premier si era regolato diversamente. Per mesi aveva insistito sull’ unica soluzione che né Grillo né Berlusconi avrebbero mai potuto accettare, il «Mattarellum». Quella rigidità renziana aveva generato il dubbio che il Pd volesse lasciare tutto com’ è, in modo da andare al voto con le due leggi rimaneggiate dalla Consulta.

Ma ieri tutto d’ un tratto Fiano, capogruppo Pd in Commissione, ha reso noto che il «Mattarellum» non è un dogma e tutto si può discutere. Per esempio, i futuri membri del Parlamento potrebbero venire scelti con il sistema dei collegi, come sostiene Forza Italia; le diverse soglie di sbarramento tra Senato e Camera potrebbero incontrarsi magari a metà strada, in modo da far tutti contenti tranne Alfano; e il premio di maggioranza o di governabilità per chi vince andrebbe attribuito alla lista (vecchio pallino di Renzi), però solo come «punto di partenza», in modo da far sognare quanti vorrebbero attribuirlo alla coalizione. Ci sono «le condizioni per un testo unificato», applaude Andrea Mazziotti di Celso, presidente della Commissione.

La svolta fa gonfiare il petto ai seguaci di Orlando («È merito nostro») e lascia piacevolmente stupiti coloro che dal Pd se ne sono appena andati (incominciando da Bersani). Spiazza però i Cinquestelle, che non capiscono bene a che gioco si stia giocando: «In tivù Renzi dà l’ okay al “Legalicum”, e subito dopo propone un’ altra legge, pure questa incostituzionale», scuote la testa Toninelli, che dei grillini è la mente giuridica.

I forzisti annusano odore di bruciato. Sospettano che dietro ci sia dell’ altro. In particolare, che l’ ex premier abbia una dannata fretta di ritornare alle urne, magari in autunno per evitare di farsi carico della manovra correttiva, tutta lacrime e sangue. Dunque Matteo si sia reso conto che, per riuscirci, deve prima superare lo scoglio rappresentato da Mattarella. Il quale ha pubblicamente posto, quale condizione per sciogliere le Camere, un sistema elettorale degno di questo nome.

Renzi vuole provarci o, perlomeno, intende metterci il massimo dell’ impegno in modo da togliere ogni alibi ai suoi avversari. Se la mano tesa non verrà accolta, potrà sempre dire al Capo dello Stato: «Ho fatto tutto il possibile per raggiungere un’ intesa, ma non c’ è niente da fare. Inutile perdere altro tempo».

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