Cronaca/Interno/Politica

Le primarie del Pd interessano solo in Rai

(Franco Bechis per Libero quotidiano) – Oggi il Pd di Matteo Renzi rimette Matteo Renzi sulla tolda del comando, chiudendo la breve parentesi in cui ha finto di poterne fare a meno. Fra le 8 e le 20 centinaia di migliaia di italiani (le previsioni sono ballerine, c’ è chi dice almeno un milione e mezzo, chi invece un milione e forse meno) si recheranno ai gazebo per scegliere il segretario di una associazione privata quale è un partito politico.

Intendiamoci, sono tante persone e chapeau di fronte a un atto di democrazia per quanto un po’ ballerina come queste elezioni primarie non regolate per legge e non controllate e verificabili da soggetti esterni all’ associazione privata. Particolari non proprio secondari quando per statuto chi sceglie il segretario del Pd sceglie il candidato premier di quel partito che poi viene proposto a tutti gli elettori italiani.

Questa volta come tante altre il voto è un esercizio che potrebbe sembrare retorico: secondo tutti i sondaggi, ampiamente diffusi sui media in queste settimane, la vittoria di Renzi sarebbe schiacciante, e le uniche incertezze sono il numero dei votanti e le proporzioni della sconfitta degli altri due contendenti, Andrea Orlando e Michele Emiliano.

Comunque vadano le cose, è una certezza anche che più di 45 milioni di elettori italiani – il 96% degli aventi diritto al voto – non andrà a quei gazebo (dove si recheranno invece i 16-18 enni e gli stranieri con permesso di soggiorno che in Italia non possono votare), e non ha grandissimo interesse per quel che accadrà fra i simpatizzanti di quella associazione privata. Lo sottolineo non per sminuire l’ idea di un esercizio democratico che tale è pur avendo regole e garanzie non dissimili da quelle della scelta dei vertici di un circolo degli scacchi o della vela, ma per dare un giusto peso anche alle cose della vita.

Mi è capitata sotto gli occhi una risposta che il governo ha dato al senatore Pd Roberto Ruta che in Molise si è schierato alle primarie con Michele Emiliano, che chiedeva se la Rai avesse applicato e come la par condicio alle primarie del Pd offrendo identici spazi a tre contendenti.

Il governo ha risposto con i dati del periodo fra il «19 febbraio (data di chiusura delle liste) e il 18 aprile», e Ruta avrà avuto conferma dei suoi sospetti. Su Rai 1 Renzi ha avuto il 58% dello spazio in voce, seguito da Emiliano (21%) e Orlando (20%). Su Rai 2 in testa Orlando (46%), seguito da Renzi (37%) ed Emiliano (17%). Su Rai 3 primo Orlando (38%), a ruota Emiliano (37%) e in coda Renzi (25%).

Probabilmente alla Rai è arrivata una strigliata per riequilibrare negli ultimi dieci giorni la sproporzione pazzesca di Rai 1, che ormai è diventata la rete privata di una corrente del Pd. Affari loro, comunque. Quel che mi ha fatto sobbalzare sulla sedia però è il minutaggio complessivo delle dichiarazioni e interviste a Renzi, Orlando ed Emiliano sulle primarie Pd in quel periodo: 618 minuti e 23 secondi. Significa qualcosa di più di 10 minuti al giorno, domeniche comprese, per due mesi. Uno sproposito per un evento che riguarda appunto il 4% degli elettori italiani ma che devono sorbirsi per 10 minuti al giorno anche i 45 milioni che non vi partecipano.

Tanto per dare un’ idea, in due mesi – comprese trasmissione della messa e dirette del Papa, ad esponenti della Chiesa e delle altre confessioni religiose in tutte le reti Rai sono stati concessi 400 minuti. A sindacati e associazioni di categoria (da Confindustria e commercio) 300 minuti. Ad esponenti del mondo della cultura 150 minuti. Alla gente comune 120 minuti.

Ad esponenti delle forze armate e di sicurezza pubblica 80 minuti. Quelle primarie che hanno la loro importanza, tanto più confrontata con altre scelte (quelle on line del M5s che coinvolgono qualche migliaio di iscritti, o le non scelte del centro destra che non coinvolgono nessuno), sono diventate per la tv di Stato la cosa più importante nella vita degli italiani. Più del credo, più dei problemi di ordine pubblico, più della vita delle aziende, più dello svago e della cultura.

Sono diventate un simbolo spropositato di regime, anche se contano meno che mai. Renzi che vincerà la posta conquisterà una poltrona non di primissima fila nella politica, dopo la scissione che c’ è stata nel Pd e in assenza di una legge elettorale che favorisca le coalizioni. Un evento di democrazia minore, che non cambierà praticamente nulla.

Da domani saremo nella stessa situazione di ieri…

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