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Pd, quanti hanno votato e per chi? Lo sapremo oggi, solo 3 giorni dopo

Primarie Pd piene di brogli, tre giorni per i dati ufficiali. Si moltiplicano anomalie e segnalazioni al sud. La denuncia di Fanpage.it: A Ercolano gli immigrati del centro d’accoglienza portati ai gazebo per Renzi

(Il Fatto Quotidiano) – Attorno alle primarie del Pd si è acceso un litigio grottesco. Le cifre ufficiali saranno comunicate solo oggi, a tre giorni dal voto. Nel frattempo si moltiplicano le segnalazioni di brogli e anomalie dai seggi del sud. Sull’affluenza e sulle percentuali definitive dei tre candidati, peraltro, ogni mozione ha la sua linea e i suoi numeri (e paradossalmente la polemica è tra i sostenitori degli sconfitti, Andrea Orlando e Michele Emiliano, che si rimbalzano l’accusa di cercare un accordo “a tavolino” sui dati finali).

Ieri sera anche Romano Prodi ha lasciato il suo commento caustico a DiMartedì, su La7: “I miei voti erano stati numericamente quasi tre volte superiori a quelli di ieri per Renzi, ma erano altri tempi, c’era una grande speranza”.

In molti centri del meridione – dove si è evitato tracollo generale dell’affluenza – sono stati registrati movimenti poco limpidi ai gazebo. Non solo a Cariati (Cosenza), Nardò (Lecce) e Gela, dove il voto è stato annullato per infiltrazioni della destra locale o altre irregolarità palesi.

Il caso più clamoroso è quello di Ercolano (Napoli), dove l’affluenza è quasi triplicata – dai 1.853 del 2013 ai 5.137 di domenica – per merito anche della numerosa partecipazione degli immigrati del centro d’accoglienza. Il sito Fanpage ha intervistato uno di loro, secondo cui sarebbe stato organizzato tutto dai responsabili del centro: i documenti, i 2 euro, il passaggio in auto e l’indicazione sul voto (a Renzi). “Ho pensato che così – ha detto il richiedente asilo – avrei potuto ottenere il permesso di soggiorno”. Un’altra giornalista di Fanpage ha mostrato la fragilità dei controlli, votando quattro volte in quattro seggi diversi di Napoli. Nel Foggiano dominato da Emiliano, invece, “sono arrivati i barbari” (copyright dell’europarlamentare renziana Elena Gentile alla Gazzetta del Mezzogiorno). Ovvero le orde degli infiltrati di destra. A Peschici, per esempio, alle ultime Amministrative i voti per il Pd erano stati 250, domenica sono quadruplicati: 937. In Calabria spicca Serra San Bruno (Vibo Valentia): 6.800 abitanti, 1.249 votanti alle primarie, 1.224 preferenze per Renzi (il 98%). A Diamante (Cosenza) i residenti sono poco più di 5 mila, al gazebo sono andati in 2.500: la metà del paese (l’87% ha votato l’ex premier).

Poi c’è la polemica tra comitati. Quello di Orlando contesta i dati ufficiosi della Commissione nazionale. Secondo il Nazareno l’affluenza sarebbe di 1.848.658 elettori, con Renzi al 70%, Orlando al 19,5 e Michele Emiliano al 10,5. Marco Sarracino, portavoce della mozione del ministro, ha cifre diverse: “Il numero che l’ex premier ha davanti è il 6, non il 7, mentre per Orlando la forbice è tra il 22 e il 22,5”. Anche la partecipazione sarebbe più bassa, sia dei 2 milioni annunciati domenica sera a beneficio delle maratone televisive, che degli 1,8 milioni stabiliti la mattina successiva: “Credo che il numero dovrà scendere di altri 200 mila” ha detto Sarracino, alludendo a un’affluenza reale di 1 milione e 600 mila cittadini. Ieri gli orlandiani hanno parzialmente corretto il tiro: dai loro dati i votanti totali sarebbero circa 1.770.000. Comunque quasi centomila in meno di quelli dichiarati dal partito.

I sostenitori di Emiliano non appoggiano la battaglia. Spiega il deputato Dario Ginefra: “I nostri numeri sono molto simili a quelli che arrivano da Roma. Le differenza sono nell’ordine dei decimali”. Ma la ricostruzione che filtra dal comitato Emiliano è molto più velenosa: gli orlandiani starebbero spingendo per vedersi riconosciuta una percentuale del 21%, unica condizione per evitare il riconteggio delle schede. Tra i sostenitori del ministro (la fonte chiede l’anonimato) l’accusa è speculare: “Renzi ed Emiliano si sono messi d’accordo a tavolino per tenere Orlando sotto al 20% e il governatore sopra il 10%, mentre il segretario deve restare sopra al 70%”.

Da qualsiasi prospettiva lo si osservi, è un quadro meno limpido di quello dipinto domenica dal presidente della Commissione, Roberto Montanari: “Un dato straordinario: siamo tra un milione e novecentomila e i due milioni di voti”. Su quella cifra è stato orientato il dibattito mediatico. Il numero ufficioso poi è calato a 1,8 milioni (uno in meno rispetto al 2013), quello ufficiale lo sapremo oggi, quello reale chissà.

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