Cronaca/Interno/Politica

Renzi fa fretta: vuole votare prima della finanziaria

(dagospia.com) – Il governo Gentiloni ha un nemico e si chiama Matteo Renzi. Il Ducetto di Rignano, ringalluzzito dalle Primarie, è convinto che il 70% raccolto rappresenti un campione significativo delle intenzioni di voto degli italiani.

Così vuole forzare la mano e spingere per il voto anticipato, ben sapendo di avere contro Mattarella, lo stesso Paolo Gentiloni, Franceschini (ormai ininfluente nell’assemblea Pd) ed il gruppo editoriale di Carlo De Benedetti: Stampa e Repubblica. Ma lui è fatto così: se ne frega di tutti e va avanti. Come per il referendum.

Per non parlare dei sondaggi. A differenza di quel che racconta agli intimi nelle stanze dell’hotel Bernini, eletto a residenza (di proprietà del forzista Bernabò Bocca), i poll che circolano vedono il Pd attestarsi al 26%, Forza Italia al 14/16%, l’Armata Brancaleone di Alfano al 4/4,5%: quanto basta per mettere in piedi un governo di larghe intese dopo il voto. Soprattutto se Pisapia dovesse insistere nell’alleanza con Articolo Uno: musica per le orecchie di Matteo che non vede l’ora di “rompere a sinistra”, visto che l’area è presidiata da Massimo D’Alema.

Ed è per queste ragioni che strizza l’occhio a Farsa Italia con una riforma elettorale modello “quattro salti in padella” sulla falsariga del proporzionale alla tedesca. Da discutere ed approvare in tutta fretta. Così da poter andare al voto prima della Legge di Bilancio. Il Ducetto non vuole assolutamente che sia il “suo” Pd a farsi carico del costo fiscale della prossima finanziaria. Così è pronto ad accordarsi con chiunque pur di evitare che il Nazareno riconquistato assuma l’onere del voto.

Pure ad un accordo con Grillo. Se da una parte lancia l’amo a Berlusconi con il proporzionale alla tedesca, agli emissari di M5S fa sapere di essere pronto di rinunciare ai capilista bloccati, di ridurre la soglia per il premio di maggioranza dal 40 al 35%. Insomma, con il primo che risponde è pronto a fare la legge.

Da lunedì, Matteuccio è poi pronto a salire sul carro di Emmanuell Macron. Lo ritiene un suo simile: in fin dei conti Macron ha cancellato l’ideologia del Partito Socialista dall’esterno mentre lui ha cancellato la residua ideologia del PD dall’interno.

Con un particolare, Macron avrebbe già un patto segreto con la Merkel per una riproposizione di un asse franco-tedesco a livello europeo. E la Cancelliera non ha nessuna intenzione di ritrovarsi fra le scatole quel rompiscatole di Matteuccio; che, tra l’alro, passa a Bruxelles per un cazzone che non mantiene gli impegni presi.

Nel delirio d’onnipotenza che l’ha colpito, Renzi non se ne cura. E si copre le spalle al partito, rimpinzando la segreteria del Nazareno con uomini dall’ideologia mediana: il più a sinistra di tutti è Martina, che diventerà suo vice. Il resto lo faranno i vari Richetti, Ermini, Ricci, Guerrini.

Il Ducetto, insomma, sta trasferendo a tutti l’impressione che gli manchi la terra sotto i piedi. E che abbia quantomai bisogno di un voto per allontanare l’appuntamento con la legge di Bilancio. Non vuole votare una manovra (35 miliardi) fatta anche di tasse. E tantomeno vuole iniziare una battaglia europea sulla flessibilità. La vorrà e potrà fare quando sarà tornato a Palazzo Chigi, non è sicuro che Gentiloni abbia l’intenzione di seguirlo su questa strada solitaria.

PS.  Chissà cosa avranno da dirsi tutti i giorni al telefono Luca Lotti con Mario Orfeo, direttore del Tg1: ah, saperlo…

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