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Matteo Renzi: voglia di elezioni

(di Cristofaro Sola – opinione.it) – La vittoria rotonda di Matteo Renzi alle primarie del suo partito rilancia la questione della durata dell’attuale Governo. Che il premierato di Paolo Gentiloni dovesse considerarsi una parentesi nella narrazione renziana lo sapevano tutti, a cominciare dal diretto interessato. Il Governo, nato dalle ceneri della sconfitta rimediata dalla maggioranza al referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre, non avrebbe dovuto avere vita lunga. Ciò nonostante, una parte dell’establishment, ben rappresentata dall’autorevole voce del Quirinale, ha fatto il tifo perché la “parentesi” si allungasse fino alla scadenza naturale della legislatura, fissata agli inizi del prossimo anno. Le ragioni di questa aspirazione hanno una loro sensatezza. Un Paese problematico come il nostro ha bisogno di stabilità per rassicurare i mercati esteri. Troppi scossoni e frequenti cambi del manovratore sono visti con sospetto da coloro che dovrebbero scommettere sulla solvibilità di uno Stato che ha sul groppone il terzo debito pubblico più alto al mondo.

Renzi, quando ha avuto l’occasione di mettersi alla prova nei mille giorni della sua permanenza a Palazzo Chigi, ha fallito. Il suo tratto spregiudicato, urticante, da “rottamatore” in perenne ricerca del nemico da asfaltare, ha destato più di qualche perplessità sull’opportunità di rivederlo troppo presto al vertice. Per questa ragione la “parentesi” Gentiloni è stata giudicata una necessaria pausa di decantazione delle tensioni accumulate e un time out per la rincorsa renziana alla rivincita. Inoltre, a fare argine contro la tentazione di un precipitoso rimescolamento delle carte vi è stata la mancata approvazione di una nuova legge elettorale in sostituzione dell’“Italicum”, severamente sanzionato dalla Corte costituzionale. Il fatto di non avere un sistema elettorale armonizzato tra i due rami del Parlamento ha fatto tirare un sospiro di sollievo a tutti quelli che, da destra a sinistra, non hanno gran voglia di catapultarsi alle urne con lo spettro del Movimento Cinque Stelle che aleggia sopra le cabine elettorali. Ora, però, che Renzi è tornato le cose potrebbero evolvere in fretta. Il neo segretario del Partito Democratico ha un chiodo fisso: andare al voto al più presto. Non è un capriccio, ma la risultante di un ragionamento che non fa una grinza. Tutti in casa renziana sanno bene che votare nel 2018, a ridosso di una manovra finanziaria che sarà inevitabilmente fatta di lacrime e sangue, per le forze che sostengono l’attuale Governo equivarrebbe a un suicidio.

Renzi sente quindi di non avere molte opzioni a disposizione. La strada per far valere in campagna elettorale il suo appeal comunicativo passa necessariamente da una sfida da disputarsi prima che il ministro Pier Carlo Padoan presenti i conti. Calendario alla mano, andare alle elezioni anticipate è complicato, ma non impossibile. Intanto, c’è la tornata delle elezioni amministrative a inizio giugno che fornirà un quadro reale dello stato di salute delle singole forze politiche in campo. Resta il problema dell’approvazione di una legge elettorale che Renzi sarebbe pronto a mettere sul tavolo già dalla prossima settimana. C’è bisogno però di un accordo che allarghi il perimetro dei favorevoli al cambiamento delle regole: ma su questo punto Renzi non ha problemi.

La sua spregiudicatezza gli consentirà di avviare l’asta tra i principali contendenti: chi si presterà di più ai suoi desiderata tra Cinque Stelle e Forza Italia, quello sarà il partner scelto per chiudere la partita della nuova legge elettorale prima della pausa estiva. Almeno queste sarebbero le sue intenzioni se non fosse che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Inoltre, il prossimo 15 settembre i parlamentari al primo mandato acquisiranno il diritto a riscattare, a fini pensionistici, i contributi versati. Ciò renderà più facile convincere la base dei “peones”, buona parte dei quali non sarà rieletta, a lasciare comunque lo scranno prima della scadenza. Nella seconda metà di novembre approda in Parlamento la legge di bilancio e, a quel punto, game over. A conti fatti, la finestra di tempo per tentare il blitz resta aperta tra la fine di settembre e la prima metà di novembre. Se Renzi decidesse di giocare d’anticipo, lo dovrebbe fare in quel brevissimo lasso di tempo. Occhio, allora, alla data del 5 novembre.

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