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Voterà Renzi solo chi ha interessi personali: alla caccia di quei sette milioni

(Michele Fusco – glistatigenerali.com) – Ora si tratta di immaginare una narrazione giusta e convincente, aperta e dichiarata, per rivendicare orgogliosamente la propria radice di destra (o di destro, volgarizzerebbero taluni), per esibirla su questi nostri palcoscenici con la baldanza che abitualmente attribuiamo a Matteo Renzi. E se non fosse che è arrivato prima (anche se nella piccola storia politica non alloggia più), ci sarebbe da rubacchiare da quella di Gianfranco Fini giovinetto che sfida i katanga pur di entrare al cinema dove si proietta «Berretti Verdi» con il solidissimo John Wayne, ora che il neo-segretario Pd ha lanciato la sua personalissima idea di sicurezza richiamando in armi tutti gli italiani, paurosi e non. E sempre per modeste questioni di stile, qualche feticista ricorderà che nell’unico confronto Sky tra candidati, alla voce aborto, il nostro ebbe a far precedere “il rispetto” per gli obiettori alle buone ragioni della 194.

Ma insomma fatto il Renzi, o meglio, rivelatosi per la sostanza di destra che è, ora ci sarebbero da fare i suoi elettori. Di cui è naturalmente in corso una mutazione genetica. Poco significa il milione e otto che ha votato alle primarie, uno e due barrando la voce Matteo. I giornali si sono eccitati per la nonnina ultracentenne che bastone in mano si è portata orgogliosamente al seggio, ma le analisi più approfondite dei giorni successivi ci hanno fatto scoprire che i vegliardi erano innumeri e per due o tre peli non mi ci potevo ritrovare in quella greppia sessantaquattrenne (preciserò in via cautelativa che non voto primarie di partiti politici). Al Tondelli che di numeri sa ho chiesto quanto mancherebbe da quel milione e due al vincere le elezioni, mettiamo pure uno e quattro pensando che a qualche buonanima orlandiana o emiliana gli vada di sostenere il leader. Mi ha fatto due conti e sono una valanga: per un 25% ci vogliono 8 milioni e mezzo all’incirca, poi si vedrà con quale astensione, ma insomma siamo lì. E con il 25 non vinci neppure. Ma per arrivarci tocca bussare casa per casa e raccattarne altri 7.

Ma intanto chi è quel milione e due che si è messo in marcia per i gazebo al grido di “Matteo è il nostro sole”? Non tutto brilla, in verità. Perchè c’è una parte non banale di montanelliani turanaso che ti dicono: “Certo, non sono contento, ma ha fatto delle cose buone. E poi chi voti?” Calando di consapevolezza, si ritrovano molti interessati alla convenienza, com’è anche giusto che sia. Mi garantisci questo, questo e questo? E allora io ti voto. Per arrivare, al fine, al pacchettone di mischia che nulla mette in dubbio, ma ama, mangia e prega con Lui. Tipo tal Prestipino, prof di latino che nel 2011 decide di convertirsi al renzianesimo e da lì non staccarsi più sino all’immagine definitiva di un piumino rosso che lo avvolge la sera del trionfo al Nazareno.

Ma gli altri sette milioni chi li porta? Il meccanismo non sarà così diverso, visto che le regioni rosse, quelle più legate alla politica e ai suoi principi, danno segni di grande nervosismo. Si agirà dunque sul presente, solleticando le corde emozionali del momento. Il ricorso alle armi, ad esempio, ne è un esempio illuminante. Il nervo è scopertissimo e Renzi decide di metterci una toppa delle sue, che a sinistra per la verità non ha parentela alcuna. Le armi e la sinistra proprio non stanno insieme. La sicurezza e la sinistra sì, e molto volentieri anche. Dare un senso di ulteriore libertà alla sicurezza degli italiani attraverso il ricorso a una pistola può anche essere eccitante per alcuni. Ma qui il campo della concorrenza è piuttosto agguerrito e strappare elettori a Lega e fascistume vario non sarà affatto facile. Altro presente da acchiappare elettoralmente è la sicurezza alla Minniti. Avrete senz’altro apprezzato l’esibizione muscolare della Stazione Centrale, che rappresenta lo spot renziano per le prossime elezioni. Decisi, duri, tutti in fila, caricati sui pullmann e via in questura (tutto filmato amorevolmente dal saggio Salvini). La via muscolare è come una sostanza stupefacente, ti dà qualche ora di stordimento erettivo poi ti ritrovi uno straccio disteso sul letto. Però restituisce l’immagine dell’agire, dell’uscita da quell’imbarazzo cosmico che gela il militante di sinistra che si tiene una madonna in gola anche al trecentesimo assalto pietoso di un extracomunitario. Ecco, Renzi ti fornisce finalmente una chiave di scarico per i tuoi sensi di colpa, usa utilmente le forse dell’ordine per fare quello che tu non vuoi fare per malcelata solidarietà. E l’azione dev’essere visibile, molto visibile ed eclatante, ancorchè totalmente improduttiva (si poteva fare un tot a settimana e sarebbe andata benissimo).

Dunque, quei sette milioni di elettori da identificare non hanno più volti nè principi. Chi vuole ci sta, chi è interessato voterà, chi ha interessi voterà. Finisce il sogno di coniugare solidarietà e mercato, vecchio adagio al quale molti si ispirarono senza averne la minima attitudine. Sarà o solo mercato o solo solidarietà. E il primo, almeno sulla seconda, vince sempre. Del resto, al ridicolo della fantasia non v’è limite quando tal Nannicini, stratega del Pd renziano, dice di ricominciare da Gramsci.

È un liberi tutti. E non è detto che sia peggio.

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