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Renzi lancia i “tre squilli di tromba”: via Gentiloni e voto ad ottobre

(Di Massimo Falcioni – affaritaliani.it) – Puntuale come un treno svizzero, da segretario del Pd legittimato dalle primarie Matteo Renzi non perde tempo strattonando maggioranza e governo per puntare diritto al voto politico in ottobre. All’ex premier, l’occasione del segnale che anticipa il benservito a Gentiloni e rilancia la tentazione del ricorso alle urne entro l’anno, viene posta su un piatto d’argento con la legge “pastrocchio” sulla legittima difesa e l’emendamento “burla” sulla concorrenza che cancella il requisito del consenso preventivo per le chiamate promozionali. Due norme di diverso peso ma entrambe antipopolari, un capestro per il Pd perché, parole di Renzi: “Ci ridono dietro tutti e fanno incavolare tutti”. Una sberla secca, quella dell’ex primo ministro, di pubblica sconfessione per maggioranza, esecutivo, premier, uno sferzante richiamo del capo del primo partito di governo per una svolta immediata e il ricambio a Palazzo Chigi: “Così al 2018 non ci arriviamo”, anticipando la cura: “Troppi errori. Manca una regia, senza una guida politica si va a sbattere”. Ecco, Matteo torna in campo, lancia i “tre squilli di tromba”, mette l’elmetto e gira la clessidra avviando di fatto la sua campagna elettorale che, di questo passo, porterà gli italiani alle urne entro l’anno, verosimilmente in ottobre. E i moniti del capo dello Stato per non far saltare la legislatura? Un “rito” che non fermerà il disegno del segretario Pd. E la mazzata della manovra correttiva di oltre 16 miliardi da varare in autunno per rispettare la tabella di rientro dei conti pubblici? La legge di Stabilità si può fare dopo il voto di ottobre. E la nuova legge elettorale? Il pidì ci proverà ancora con un sistema elettorale in grado di garantire la formazione di un governo privilegiando una soluzione capace di trovare una maggioranza. Tradotto significa un accordo Renzi-Berlusconi (un sistema semi proporzionale alla tedesca che apra a un governo di larghe intese) in funzione anti Grillo. In caso contrario sarà un decreto a rendere omogenei gli attuali sistemi della Camera e del Senato non ostacolando, quindi, il ricorso alle urne. Quella verso il voto non sarà una strada priva di ostacoli e Renzi non si azzarda oggi a invocare pubblicamente le elezioni anticipate. Fatto sta che dal Nazareno e in prima persona ha acceso la miccia per aprire il fuoco di artiglieria sul “suo” governo e sulla maggioranza che lo sostiene. E’ il segnale che prepara la battaglia sul campo per una durissima campagna elettorale di sei mesi da concludersi con un voto-azzardo per il Pd e per il suo capo ma capace di segnare in modo netto i destini del Paese. Stravinte le Primarie e rilegittimato come leader autorevole, depurato il partito della sua componente di “sinistra” con la scissione dei Bersani&C, ridotta la minoranza interna di Orlando ed Emiliano al ruolo di “belle statuine”, per nulla interessato a mettere paletti sull’identità politica e sulle alleanze, Renzi è tornato a “occupare” con i suoi tutto il Pd, pronto a usarlo come una clava. Al suo secondo mandato da segretario-capoccia del Pd e con alle spalle tre anni in chiaro-scuro a Palazzo Chigi e dopo la botta del 4 dicembre sul referendum, Matteo non può riproporsi con il solito refrain dei tanti annunci e pochi fatti. L’Italia resta in crisi con i suoi nodi non sciolti e gli italiani, delusi e disorientati, non ne possono più di promesse non mantenute e risposte vaghe e dilatorie. In queste ore pare che l’annunciato: “Sta’ sereno Paolo!” rivolto a Gentiloni sia già superato da nuove turbolenze che annunciano, se non tempeste, la nuova battaglia politica, una crisi di governo a breve e lo sbocco di nuove elezioni anticipate. Al Paese servono certezze, non avventure. O questo governo governa davvero o altra via non c’è se non quella di ridare la parola agli italiani, nelle urne. Opportunità positiva da cogliere al volo o salto nel buio? I sondaggi indicano una tripartizione tra Pd, M5S, centrodestra che porta dritti dritti alla grande coalizione. Cosa vuol dire? Renzi e Berlusconi al governo. Per fare cosa? Si vedrà.

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