Cronaca/Interno/Politica

Pd, l’assemblea proclama Renzi segretario: Gentiloni avanti fino al 2018

(affaritaliani.it) – Matteo Renzi è stato proclamato segretario del Partito democratico dall’assemblea del Pd.

“Pertanto si proclama Matteo Renzi segretario del Partito democratico”. Il grande applauso scuote la sala del grande albergo romano, dove sono convenuti i mille delegati, 449 donne e 551 uomini, così divisi: 700 per Renzi (69,8% del consenso ai gazebo), 212 per Andrea Orlando (20%), 88 per Michele Emiliano (10,8%), gli sconfitti delle primarie. E la parola passa a Matteo Renzi.

“Straordinaria esperienza di popolo, grazie. Il 7 dicembre mi dimettevo. L’interruzione deve essere una ripartenza. Un popolo che si rimette in gioco e non ha paura di ripartire e ricominciare. Mettendo al centro le persone, una comunità felice di fare il bene dell’Italia”. “Ma in cinque mesi molte cose sono cambiate” prosegue Renzi, che parla del Venezuela che “qualcuno (il M5s, ndr) considera un modello di democrazia”. “Non dimenticare quello che è accaduto: la Cecenia, dove si organizzano campi di sterminio di persone colpevoli di avere un diverso orientamento sessuale: il Pd grida vergogna! E a chi parla di flop della legge sui diritti civili, dico che i diritti non si contano come i voti, si difendono”. “Le 82 ragazze liberate dopo tre anni da Boko Haram, ragazze che hanno gli stessi diritti delle nostre”. “Solo per dire che in cinque mesi il mondo è andato avanti. Dobbiamo ripartire con la consapevolezza che il futuro è il nostro campo da gioco”.

“Abbiamo assistito a polemiche, litigi, scissioni. Per cinque mesi abbiamo dato l’impressione di essere una comunità in grado solo di litigare. Tradendo il nostro messaggio. Ma ha vinto il Pd, il Pd che non litiga, che non può accettare che tutti sparino contro tutti. La gente vuole ci vuole capaci di sogni”. “La parola unità è un valore. La prendo come punto di riferimento principale tra quelli indicati (da Orlando), come pure l’impegno per il Sud (Emiliano). Ma c’è anche bisogno di un impegno tra di noi, non è pensabile che ora cominciamo con il criticarci. Il Pd deve ricominciare sapendo che l’avversario non è il proprio compagno di strada. Chi dice che Macron e Le Pen sono uguali dice una bestialità. Come sento dire da quella sinistra che per anni ha picconato il Pd al suo interno”. “Dobbiamo tornare più alla gente e combattere per difenderla. Questa deve essere la lettura del risultato referendario, che è in realtà la lettura data da Obama alla sconfitta di Clinton. Da qui dobbiamo ripartire”.

“Nessuno metterà in discussione il governo di Paolo Gentiloni. Lo diciamo da cinque mesi, lo diremo fino a fine legislatura. Se questo è chiaro vorrei rafforzarlo: sono contento del lavoro del governo quando mette soldi sulle periferie, sulla povertà. Questo governo non sta facendo opera di discontitunuità, ma continua un lavoro che noi abbiamo lasciato a mezzo. E siamo felici quando vediamo 739mila posti di lavoro in più grazie al Jobs Act”.

“Se questo è chiaro, una parola di verità anche sulla legge elettorale, con deferenza al presidente Mattarella. La legge è un capitolo fondamentale per la tenuta istituzionale del Paese, sul quale il Pd non farà da capro espiatorio. Per chi legge Pennac, non saremo il signor Malaussene di nessuno. Non ci facciamo prendere in giro dalle altre forze politiche. Chi ha fatto la campagna per il no ha detto agli italiani che dopo il referendum in sei mesi avrebbe rimesso a posto tutto. Vi hanno preso in giro, hanno portato solo il Paese nella palude. Hanno avuto ragione solo i cittadini che ci hanno detto no, non i partiti. Quelle forze politiche oggi hanno una responsabilità davanti al Paese: abbiamo proposto l’Italicum, il Mattarellum, il sistema tedesco. Il Pd è pronto ad accogliere qualsiasi proposta decente. Ma non a condividere le responsabilità di chi ci ha portato allo stallo”.

“Lavoro, parola che caratterizza il Pd. Dirlo significa marcare una differenza rispetto a quelli che hanno raccontato che il futuro è di assistenzialismo e sussidi. Una differenza enorme. Perché da una parte c’è chi considera l’Art.1 della Costituzione fondamentale, perché il lavoro è soprattutto dignità. Quelli che ti dicono arrivano i robot, via tutti, danno un m,essaggio devastante. Dicono ai giovani un messaggio devastante, arrivano i sussidi. Il futuro del lavoro deve caratterizzare la nostra azione. Smontare tutti gli ostacoli, dalla burocrazia al rilancio degli investimenti. C’è un problema fiscale: abbassare le tasse non è di destra, iniziando a farle pagare a chi non le ha pagate. Dal 2012 ci sarà l’app, il contatto diretto tra fisco e cittadino. Così si combatte l’evasione. Questo è lavoro. Le forme innovative vanno trovate con un coinvolgimento che parta da basso. Rifare le riforme ‘con’ gli italiani”.

“Casa, il luogo dove vivi ma anche i musei. Io mi vergognerei dei tagli alla cultura non del bonus cultura. Casa è anche legittima difesa. Nessuno di noi vuole privatizzare la difesa. Nell’Esodo, capitolo 22, si fa la distinzione tra il ladro che entra di notte e quello che entra di giorno. Ma noi dall’altra parte abbiamo Salvini, non so se possa servire parlare dell’Esodo. Noi non abbiamo inseguito la destra su questi temi. Noi siamo quelli che dicono: un euro in cultura è un euro in sicurezza. Siamo quelli che vogliono aprire i teatri in periferia. Noi diciamo anche che avremo più agenti, ma dobbiamo fare un lavoro sulla percezione. In questo senso Minniti ha fatto un lavoro straordinario. La sicurezza non la possiamo lasciare agli altri, se la comunità non si sente sicura non è più comunità. Essere capaci di difendere la propria casa non vuol dire essere di destra ma essere nel solco dei valori democratici”.

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