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Renzi pigliatutto ora non ha più alibi

Ora ha il pieno controllo del Pd. Il rischio è che non abbia imparato nulla e rimanga uguale a se stesso.

(Paolo Madron – lettera43.it) – È finita come si poteva largamente prevedere. Nell’assemblea Pd che lo ha rieletto segretario Matteo Renzi ha fatto l’asso pigliatutto, lasciando all’esigua minoranza il ruolo di orpello. Bisognava vederle le facce tra il disgusto e la noia dei suoi fedelissimi mentre parlava Andrea Orlando, l’ultimo dei moicani pervicacemente rimasto al suo posto dopo la diaspora dell’ex ditta. Il Guardasigilli, pur alla rinfusa e senza appeal, ha detto cose di sinistra a un partito che nella sua compiuta renzizzazione non ha più voglia di sentirle.

NESSUNA CONCESSIONE ALLA MINORANZA. La riconferma di Orfini alla presidenza è stato lo schiaffo finale, la dimostrazione che l’ex premier non vuol concedere nulla alla minoranza, nemmeno la carica che nel check and balance dei poteri per tradizione le si assegna. Nella sua determinazione, il ‘vogliamo tutto’ di Renzi fa impallidire persino il ‘non faremo prigionieri’ di previtiana memoria. Ora il partito è tutto suo: gli oppositori più coriacei hanno preso casa altrove, Emiliano leninianamente fa l’utile idiota e Orlando abbaia alla luna. Il ministro ha pure fatto un accorato appello alla salvaguardia della forma partito, che rivolto a chi quella forma ha destrutturato a tal punto da farla coincidere con se stesso e le proprie volontà suonava grottesco.

Renzi è più che mai l’uomo solo al comando, ed è quello che voleva sin dalla prima Leopolda quando decise di lanciare la scalata al partito e poi al Paese. Ora non potrà più appellarsi al fuoco amico che ne ha ostacolato la corsa fino a determinare l’esito nefasto del referendum. D’ora in avanti sue saranno le vittorie come sue le sconfitte. Deve decidere se calarsi di nuovo nell’epopea dell’uomo solo contro tutti o abbracciare un racconto diverso, l’elaborazione di un pensiero e una strategia politica che non sia succube della sua bulimia di potere.

IL RISCHIO DI RIMANERE UGUALE A SE STESSO. Gli inizi non sono promettenti: Mattarella gli è ostile per via delle sua decisione di salire sull’Aventino della legge elettorale (ma l’aver perso al referendum non autorizza il leader del primo partito italiano all’attendismo), l’Europa è diffidente verso chi è arrivato a occultarne la bandiera e il governo Gentiloni, al di là dei reiterati ‘staisereno’, ne subisce quotidianamente le pressioni. Il rischio che corre il nuovo Renzi, e il discorso di investitura all’assemblea Pd purtroppo lo conferma, è di essere perniciosamente uguale a quello vecchio.

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