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Il Fatto: “La Boschi chiese a Unicredit di salvare la banca di papà”

NEL NUOVO LIBRO – L’EX DIRETTORE DEL CORRIERE DE BORTOLI RIVELA LE RICHIESTE ALL’AMMINISTRATORE GHIZZONI. LUI NON SMENTISCE, FONTI VICINE ALL’ISTITUTO: ”NESSUNA PRESSIONE POLITICA”

(di Giorgio Meletti Twitter@giorgiomeletti – il fatto quotidiano) – La bomba arriva a pagina 209 di Poteri forti (o quasi), lasciata cadere quasi distrattamente, liquidata in poche righe. Ma Ferruccio de Bortoli, alla guida del Corriere della Sera per dodici anni e del Sole 24 Ore per cinque, si caratterizza rispetto ad altri direttori della sua generazione per i robusti cromosomi da giornalista economico. E quindi sa tutte le sfumature della rivelazione contenuta nelle righe che riportiamo integralmente.

Dopo aver ricordato gli incontri di Pier Luigi Boschi con il massone Flavio Carboni, per chiedergli di interessarsi ai destini di Banca Etruria di cui il padre di Maria Elena era vicepresidente, De Bortoli prosegue: “L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere”.

Ieri Ghizzoni è rimasto in un rigoroso silenzio interpretabile – a fronte delle rabbiose smentite dell’interessata – come conferma del racconto di De Bortoli. Anche Unicredit ha evitato commenti. Alle voci circolate con insistenza secondo cui, dietro a quel “chiese a Ghizzoni”, si lascerebbe intendere un intenso pressing sul numero uno di Unicredit, fonti vicine alla banca hanno fatto sapere che “Unicredit non ha subito pressioni politiche per l’esame di dossier bancari compreso quello in questione”.

Che cosa è successo, dunque? Il racconto di De Bortoli è, nella sua asciuttezza, preciso. Nei momenti di difficoltà di una banca è normale che i vertici del sistema, cioè il governo e la Banca d’Italia, chiedano riservatamente a un istituto più grande e più sano di intervenire per salvare la banca in crisi. Lo fanno di regola (non sempre) seguendo uno specifico galateo istituzionale. Le moral suasion emergenziali vengono fatte, con formale delicatezza, dal ministro dell’Economia e dal governatore della Banca d’Italia. Nei casi più drammatici scende in campo il presidente del Consiglio. Nei casi tragici può scendere in campo, in modo riservatissimo, anche il Quirinale. Non è un mistero che seguendo questo specifico cerimoniale il governo ha cercato a lungo e invano di convincere Intesa Sanpaolo a intervenire sul Monte dei Paschi.

Lo scenario delineato da De Bortoli e confermato dal silenzio di Ghizzoni è invece inedito. Il ministro delle Riforme, nella sua qualità poco istituzionale di figlia del vicepresidente di Banca Etruria e di rappresentante politica del territorio aretino – minacciato gravemente dalla crisi della banca locale – interpella direttamente il numero uno di Unicredit e gli chiede di intervenire. Ghizzoni, se De Bortoli non si è inventato tutto, cosa che appare inverosimile, è stato investito non da una “pressione politica”, cioè dal governo, ma dagli accorati e, a quanto pare, insistenti sos di una figlia preoccupata e di una politica in difficoltà. La pressione era così poco politica che Ghizzoni alla fine l’ha liquidata senza darsi troppi pensieri, nonostante Unicredit soffrisse palesemente del filo diretto tra Intesa e Palazzo Chigi che la escludeva.

È utile ricordare il momento, l’anno 2015 indicato nel libro. Il 10 febbraio Etruria viene commissariata dal ministro dell’Economia Padoan su proposta del governatore Ignazio Visco e la sua crisi deflagra. Maria Elena Boschi è presa tra due fuochi. Da una parte le viene messa in conto la disavventura del padre banchiere, dall’altra è accusata di agire in conflitto d’interessi occupandosi di banche dagli scranni del governo. Lei respinge le accuse e giura di non occuparsi mai degli affari del padre e di Etruria. Ma la situazione resta drammatica. La banca è commissariata proprio perché il vertice di cui papà Boschi fa parte non è in grado di trovare la partnership “di elevato standing” in grado di salvarla. Su migliaia di risparmiatori aretini incombe la mannaia del bail in che puntualmente, il 22 novembre 2015, azzererà i risparmi di molte famiglie. E dal punto di vista della ministra pesa il timore per l’atteggiamento di Visco, da sempre in rapporti pessimi con il governo Renzi. Giurando che non se ne occupa, la ministra cerca disperatamente una soluzione. Così racconta oggi De Bortoli.

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