Cronaca/Interno/Politica

Renzi e Gentiloni muti

(Massimiliano Scafi per il Giornale) – Renzi che tace, Gentiloni che gira al largo, Palazzo Chigi che si rifà «alle comunicazione del sottosegretario». In compenso parla Pier Luigi Bersani e le sue non sono delicatezze: «Senza chiarezza l’ unica strada sono le dimissioni». Non siamo ancora al fuoco amico, ma insomma, al fuoco cugino sì. E per il governo si apre un problema. Passi per i Cinque Stelle, che hanno sentito odore di sangue e vogliono che il premier sfiduci Maria Elena Boschi, togliendole le deleghe.

«Il partito degli avvoltoi è sempre azione – commenta il senatore renziano Andrea Marcucci -, M5S attacca il sottosegretario per nascondere le sue difficoltà». Messe in conto pure le reazioni di Forza Italia e Lega, che chiedono di ascoltare l’ ex amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni. Però adesso che l’ attacco al cuore del potere arriva dagli scissionisti di Mdp, coinquilini della stessa maggioranza, la vicenda si complica. L’ ex segretario del Pd ha «una sola certezza». Quale?

«De Bortoli è un grande professionista, è una persona seria e perbene. Non riesco a pensare che possa essersi inventato qualcosa». Eppure la Boschi ha negato tutto. «Non credo – risponde l’ ex capo della Ditta – che basti una semplice smentita. Bisogna andare a fondo. E se si rivela vera una cosa così, io non vedo francamente come possa restare. Ci sono troppe cose in pochi chilometri…».

Dimissioni, quindi, per evitare ripercussioni su Palazzo Chigi. La parola magica viene pronunciata da Roberto Speranza. «La cosa che mi colpisce di più – ha dice il coordinatore di Mdp – continua a essere il familismo e l’ eccesso di concentrazione di potere in venti chilometri de Bortoli è un professionista molto serio. Boschi, che ha avuto la fiducia del Parlamento, non può cavarsela con una dichiarazione. Valuteremo con attenzione. Certo è che occorre fare chiarezza in modo definitivo senza lasciare zone d’ ombra».

I grillini vogliono un processo davanti alle Camere. E siccome i sottosegretari non si possono sfiduciare, spiega il capogruppo Raffaele Fico, «chiederemo l’immediata calendarizzazione per dare il via alla commissione di inchiesta sulle banche, così potremo sentire Ghizzoni, Boschi e un pericoloso rivoluzionario come de Bortoli».

Non basta. «E chiediamo un’informativa urgente a Gentiloni, che dovrà venire a riferire in aula, e il ritiro delle deleghe al sottosegretario alla presidenza». Per Alessandro Di Battista «la Boschi è una bugiarda cronica. Gentiloni batta un colpo, deve parlare lui e venire in aula: non può fare il verginello che non sa nulla, deve dire da che parte sta».

Anche Forza Italia ritiene «necessaria» l’ audizione di Ghizzoni. «Noi siamo sempre garantisti – dice Giovanni Toti – ma per i danni subiti dei risparmiatori non si dovrebbe dimettere solo la Boschi». Forse, come nota Maurizio Gasparri, «non ci sarà nulla di penalmente rilevante e l’ inchiesta evaporerà come una bolla di sapone», però «un’ altra abbondante dose di fango è caduta su questi innovatori del nuovo corso del Pd». Per Sinistra italiana «l’ accusa è troppo grave per chiudere il caso così» Conclude Matteo Salvini: «In qualunque Paese civile non sarebbe più al governo».

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