Cronaca/Interno/Politica

Renzi tace su Unicredit & C. ma blinda la sottosegretaria

SI ESPRIME SU QUASI TUTTO, MA IL SEGRETARIO DEL PD NON HA TROVATO IL TEMPO IN CINQUE GIORNI DI PARLARE DEL CONFLITTO D’INTERESSI DELLA SUA EX MINISTRA

(di Wanda Marra – il fatto quotidiano) – Martedì pomeriggio – mentre venivano rese note le rivelazioni di Ferruccio de Bortoli sulle richieste della Boschi all’allora ad di Unicredit, Ghizzoni perché comprasse Banca Etruria – gli uomini di Renzi a domanda sulla questione rispondevano: “Matteo è a Milano con Obama” e si rifugiavano in contorsioni dialettiche equivalenti a un “Boschi chi?”.

RESTI AL SUO POSTO

Se salta lei il rischio per il leader dem è di essere associato allo scandalo bancario
Sono passati altri tre giorni e il segretario del Pd non ha speso una parola pubblica in difesa della sottosegretaria. “No, io di questo non parlo”, va dicendo in privato. Intanto, però, parla di qualsiasi cosa. Tattica antica: quando c’è un problema che non si può risolvere, fa finta davanti all’opinione pubblica che la questione non sussista. Al Lingotto, poche settimane fa, l’ex premier aveva accuratamente evitato di parlare dell’inchiesta Consip. E durante la Leopolda del dicembre 2015, che si svolse proprio mentre montavano le polemiche dei risparmiatori tosati dal decreto “salva banche”, saltò agli occhi la mancanza dell’abbraccio e della foto finale con Boschi. Lei salì sul palco per una breve apparizione il sabato (dopo aver “bucato” la prima serata per la difficoltà di affrontarla), ma da allora divenne “Maria Etruria”.

Renzi, però, non l’ha mollata quel giorno e non la mollerà oggi. Solo che, da allora, le apparizioni pubbliche dei due insieme si sono ridotte al minimo. Non solo: fu lui a decidere di nasconderla per buona parte della campagna referendaria. Boschi però deve restare al suo posto: per dire, giovedì era al Nazareno per la riunione del “governo parallelo” di Renzi. E a Palazzo Chigi la parola “dimissioni” non si può neanche pronunciare. Se salta lei, salta il governo. Se salta lei, il rischio per Renzi di essere associato allo scandalo, è troppo alto. E infine: se non vuole andarsene, lui non può convincerla.

Boschi resta dov’è, ma senza una difesa pubblica: secondo una strategia che va avanti da mesi, l’obiettivo di Renzi è dissociare il più possibile la propria esperienza da quella della sottosegretaria. C’è una variabile, però. Il Senato ha votato la Commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche, ora tocca alla Camera: il via libera dovrebbe arrivare il 22 maggio. Una volta costituita, in quella sede Ghizzoni, che per ora tace, potrebbe confermare il racconto di De Bortoli e inguaiare definitivamente Boschi. Sarà interessante capire se Renzi che l’ha molto voluta, ora insisterà perché il Pd a Montecitorio la voti. Nel frattempo, della questione, nelle occasioni pubbliche, non si parla: argomento tabù durante la riunione al Nazareno, come al Cdm. Non per strada, però. A Boschi, ieri, è stato consegnato il Tapiro d’oro di Striscia la Notizia. Lei ha ostentato leggerezza: “Finalmente! Si realizza un sogno! Almeno abbiamo capito a cosa è servito il libro di De Bortoli: a prendersi il Tapiro. Non tutti nella vita ci riescono. Io sì”.

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