Cronaca/Inchieste/Interno

‘Ndrangheta e migranti, 68 arresti. Si spartivano fondi Ue, fermato il parroco

Maxi-operazione dei carabinieri, fra i fermato c’è Leonardo Sacco, governatore dell’ente che gestisce il Centro di accoglienza di Isola di Capo Rizzuto

(di Carlo Macrì e Fiorenza Sarzanini – corriere.it)Il Centro di accoglienza richiedenti asilo di “Sant’Anna” di Isola Capo Rizzuto «infiltrato» dai clan della ‘ndrangheta. È questa la pesantissima accusa che ha fatto scattare il fermo di 68 persone 68 persone, tra cui Leonardo Sacco, Governatore della “Fraternita di Misericordia”, l’Ente che gestisce il Centro di Isola. È l’operazione “Johnny”, scattata all’alba di oggi, che ricostruisce – secondo i magistrati di Catanzaro guidati dal procuratore Nicola Gratteri – quello che accadeva dentro il Cara di Isola Capo Rizzuto, come si muoveva la cosca e chi era il “colletto bianco” degli Arena che gestiva per conto della famiglia di ‘ndrangheta i contratti di appalto e forniture con la Prefettura per i 1.500 migranti ospiti di quella che è considerata la più grande struttura d’accoglienza d’Europa, con i suoi cinque ettari di superficie. Secondo l’accusa degli oltre 100 milioni di euro assegnati alla struttura, almeno 30 sarebbero stati dirottati verso i clan. Oltre ai fermi, sono scattai i sequestri di appartamenti e macchine di lusso.

Il “volto pulito” del clan

La direzione distrettuale di Catanzaro – grazie agli accertamenti svolti dai carabinieri del Ros guidati dal generale Giuseppe Governale – ha identificato in Leonardo Sacco, che è stato anche vice presidente nazionale delle Misericordie, il volto pulito cui si erano affidati gli Arena (il cui capo Nicola è ristretto al 41 bis), per garantirsi la gestione del CARA di Isola. Un affare da 12 milioni di euro. Sfruttando il ruolo di Leonardo Sacco, la cosca Arena aveva messo le mani anche sui centri di Lampedusa, 4 milioni di euro di appalti che venivano affidati a imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre organizzazioni criminali del comprensorio, che si dividevano così i fondi comunitari riservati ai profughi. L’inchiesta “Johnny” – che prende il nome da un maresciallo dei Ros che ha seguito l’indagine fino a qualche settimana fa, quando è stato stroncato da un male incurabile – ha visto impegnati 500 tra carabinieri del Ros e del reparto operativo, nucleo investigativo di Catanzaro, le squadre mobili di Crotone e Catanzaro, finanzieri del nucleo di polizia tributaria e della compagnia di Crotone e i comandi centrali di tutte e tre le forze investigative.

Le accuse

I fermati sono accusati di: associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale. Tra le 68 persone fermate spicca il nome di Leonardo Sacco, uomo che in questi anni ha potuto contare su amicizie trasversali, dal centrodestra al centrosinistra. Negli ultimi dieci anni, l’ex vice presidente delle Misericordie d’Italia ed imprenditore di successo, proprio grazie al suo ruolo ha potuto tessere rapporti istituzionali e incontrare personalità politiche d’alto livello. In prima linea nelle presentazioni dei dossier sulla legalità e la lotta alla ‘ndrangheta; sua la firma sulla convenzione con la Questura di Crotone per un «rapporto di collaborazione nell’ambito della gestione dei centri di accoglienza»; sempre grazie al suo ruolo la Misericordia di Isola Capo Rizzuto ha ottenuto il servizio di trasporto dei detenuti infermi della Casa circondariale di Catanzaro. Negli ultimi anni è stato anche consigliere d’amministrazione dell’Aeroporto Sant’Anna di Crotone e presidente della squadra di calcio di Isola Capo Rizzuto che milita in Eccellenza. Sempre presente ai dibattiti e ai meeting con politici nazionali. Storica la sua foto con l’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano alla convention del Nuovo centrodestra, a Cosenza. Ma altresì emblematica è una foto che lo ritrae, nel 2010, al battesimo del figlio di uno degli Arena, dove Sacco è stato designato a fare da padrino.

Gli affari della cosca

L’inchiesta “Johnny” coordinata dal procuratore Nicola Gratteri, e dall’aggiunto Vincenzo Luberto ha smantellato la potentissima cosca degli Arena la cui presenza ha monopolizzato ogni attività nel crotonese, come nel catanzarese. Ogni opera pubblica era sotto la gestione della famiglia di Isola Capo Rizzuto. Decine gli attentati commessi dagli Arena nei confronti di imprenditori che non volevano piegarsi. La cosca negli ultimi anni si era dedicata al business del settore della raccolta delle scommesse online. La Guardia di Finanza ha accertato che la società bookmaker Centurion Bet, in mano agli Arena, era presente in Italia con oltre 500 agenzie e aveva ramificazioni in tutto il mondo.

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