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“Pinocchio e Geppetto”: di Marco Travaglio

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – L’anticipazione del libro di Marco Lillo Di padre in figlio, in edicola da giovedì, riapre clamorosamente lo scandalo Consip. E dimostra l’abitudine di Matteo Renzi a mentire. L’ex premier ha sempre dichiarato che: l’inchiesta Consip è una bufala, il pm Woodcock non ne ha mai azzeccata una, il babbo Tiziano è stato incastrato dai falsi del Noe e alla loro scoperta è scoppiato in lacrime, Luca Lotti non c’entra nulla, i pm romani smonteranno la montatura napoletana e chi scrive il contrario è “il Falso quotidiano di Travaglio” che sarà sommerso di denunce e dovrà “chiedere scusa”. Intanto, in privato, dimostra di non credere a una parola di ciò che dice in pubblico – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 16 maggio 2017, dal titolo “Pinocchio e Geppetto”. Infatti il 2 marzo 2017 strapazza babbo Tiziano, che l’indomani sarà sentito dai pm come indagato per traffico di influenze, dandogli del bugiardo (“non voglio essere preso in giro… non puoi dire bugie o ‘non mi ricordo’… non è un gioco”); lo accusa di mentire sui suoi rapporti con l’ad di Consip Marroni (“devi ricordarti tutti gli incontri e i luoghi, non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorje”) e sull’incontro sempre negato con l’imprenditore Romeo (“non ti credo.. non è credibile che non ricordi di aver incontrato uno come Romeo… devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e riferire tutto quello che vi siete detti”); lo rimprovera di non aver detto la verità a Lotti, evidentemente al corrente – come lo stesso Renzi – delle indagini (“in passato la verità non l’hai detta a Luca e non farmi aggiungere altro…”); lo istruisce su cosa dire e non dire ai pm (“non dire che c’era mamma altrimenti interrogano anche lei”).

E sa bene che le accuse dei pm di Napoli e del Noe sono fondate e gravissime (“è una cosa molto seria”) sul piano non solo penale (“andrai a processo, ci vorranno tre anni e io lascerò le primarie”), ma anche etico-politico (“stai distruggendo un’esperienza”), come il “Falso quotidiano” scrive fin dal primo giorno. Più che Renzi, chi parla pare il Fatto Quotidiano. Ora il segretario Pd dovrà svelare una volta per tutte cosa sapevano dell’inchiesta lui, Lotti e chi altri, e da quando, e da chi, e che significa “non farmi aggiungere altro”. Dovrà spiegare perché ha mentito per mesi al popolo italiano, al partito, agli alleati, alle opposizioni e ai media, infangando pm e investigatori onesti, insultando e minacciando un giornale perbene. E dovrà chiederci scusa. Quanto alle querele, faccia un po’ lui.

Intanto, con le ultime dichiarazioni di Federico Ghizzoni a Repubblica, cadono anche gli ultimi dubbi sull’altro scandalo del sistema renziano: il caso Boschi-Etruria.

L’ex ad di Unicredit si dice pronto a parlare alla commissione parlamentare sulle banche, annunciata da Renzi nel gennaio 2016, sabotata per un anno e mezzo dal Pd di Renzi e ora sollecitata con la consueta faccia tosta dallo stesso Renzi: “Adesso non parlo, perché non si può mettere in mano a un privato cittadino la responsabilità della tenuta di un governo. È un caso della politica, sarebbe dovere e responsabilità della politica risolverlo”. Quindi, se ciò che ha da dire minerebbe la tenuta del governo, è perché dovrebbe confermare il libro di De Bortoli e smentire la versione della Boschi. Siccome Ghizzoni aggiunge che “è normale che politici e banchieri si parlino”, è praticamente certo che nel gennaio 2015 la ministra delle Riforme e Rapporti col Parlamento tentò di rifilare a Unicredit il bidone Etruria. Con due conseguenze da dimissioni immediate: il mega-conflitto d’interessi e le maxi-bugie al Parlamento.

Ma il caso Renzi-Consip e il caso Boschi-Etruria, oltre a svelare un’allarmante commistione tra politica e affari, squadernano un desolante concetto della libertà di stampa. Prima il Fatto e poi De Bortoli scoprono una notizia, la verificano con fonti qualificate e la scrivono, come si è sempre fatto in tutto il mondo. Eppure devono difendersi da accuse da manicomio, secondo il copione collaudato su Consip e replicato su Etruria.

La Boschi parla di “fango” e annuncia querele, che poi tra l’altro non arrivano. Tal Cociancich, senatore Pd: “De Bortoli capovolge i principi fondanti dell’ordinamento giuridico” (e quali, di grazia?). Rosato, capogruppo Pd: “De Bortoli ha avuto sempre un atteggiamento molto, molto, molto critico nei confronti del nostro governo, del Pd, di Renzi e di chi gli sta intorno” (e anche se fosse, che c’entra con il colloquio Boschi-Ghizzoni?). Orfini, presidente Pd: “È ora di liberare il dibattito sulle banche da questo stantio odore di cialtroneria” (ergo De Bortoli è un cialtrone: ma non era Grillo a minacciare la libertà di stampa?). Nardella, sindaco Pd: “Ma come si può in un Paese civile fare un’accusa così grave contro la Boschi senza portare le prove?” (questa delle “prove”, sollevata anche da molti giornali, è la più bella: che deve fare un cronista, oltre a verificare una notizia? Portare un filmato, un’intercettazione, un esame del Dna, un’impronta digitale al Luminol? Allora anche il Watergate era una bufala: a saperlo, Nixon non si sarebbe dimesso). Renzi e Bonifazi, ex fidanzato della Boschi, trovano che De Bortoli sia “ossessionato” da Matteo & C. (sul tema “ossessione” siamo preparatissimi, dopo 20 anni di allenamento con B.: se l’“ossessione” si misura dall’attenzione al politico più importante del momento, allora i giornali Usa sono ossessionati da Trump, quelli francesi da Macron e così via). Renzi aggiunge che De Bortoli fa “operazioni di marketing” per “vendere il suo libro”. Quindi: se un giornalista scrive un libro perché qualcuno lo compri, quel che scrive è falso. Per essere vero, il libro non deve vendere una copia. Ma anche qui Renzi è in conflitto d’interessi: sta pensando al suo, di libro.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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2 thoughts on ““Pinocchio e Geppetto”: di Marco Travaglio

  1. Le intercettazioni molte volte fanno male ma in certi casi possono anche fare comodo in particolare quando si vuol far sapere, sotto il velo della riservatezza e quindi credibili, ciò che detto apertamente non avrebbe alcun valore. Renzi ha difeso il padre, come giusto che sia, ma è restato il dubbio sul suo coinvolgimento, per dissiparlo fa una telefonata privata, ben sapendo di essere intercettato, nella quale rimprovera il babbo provando così la sua estraneità. Ma è davvero così?

  2. Non mi convince il rimprovero al babbo da parte del Bischero Fiorentino che sapeva di essere intercettato, nel giglio magico convivono menti piduiste molto raffinate nel capovolgere a loro favore situazioni decisamente imbarazzanti, infatti il Bischero Fiorentino con quella telefonata ne esce “quasi” vergine.
    Nel 1956 lo scrittore Kurt Erich Sukert scriveva: “E maggiore fortuna sarebbe se in Italia ci fossero più Toscani e meno Italiani”. Oggi forse non ne sarebbe così certo.

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