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Il derby fra procure: Roma e Napoli in guerra sulla Consip

(Fulvio Bufi e Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera) – Sono decine le conversazioni captate sull’ utenza di Tiziano Renzi per ordine della procura di Napoli. Alcune sono state poi trasmesse ai magistrati di Roma inviando i file audio. Uno scambio di materiale che adesso sarà al centro delle verifiche disposte dal ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Perché la tensione tra i due uffici giudiziari continua a salire e ieri ha vissuto l’ ennesimo momento di crisi con la pubblicazione sul Fatto Quotidiano di una parte del brogliaccio di una telefonata del 2 marzo scorso tra lui e il figlio Matteo, l’ ex presidente del Consiglio, alla vigilia dell’ interrogatorio da indagato per traffico di influenze illecite.

Attraverso la ricostruzione delle date e dei provvedimenti presi dai due uffici, gli ispettori dovranno verificare la correttezza delle procedure e soprattutto il controllo effettivo sull’ attività della polizia giudiziaria, i carabinieri del Noe. Anche tenendo conto che quel colloquio era stato ritenuto «irrilevante» dai pm della capitale. Le intercettazioni sul telefonino di Tiziano Renzi vengono attivate il 5 dicembre scorso quando l’ inchiesta è condotta dai pm partenopei Henry John Woodcock e Celeste Carrano. Vanno avanti per venti giorni.

In quel momento Renzi non è indagato, il fascicolo ipotizza invece l’ associazione per delinquere nei confronti dell’ imprenditore Alfredo Romeo e altri sospetti complici. Ma il 22 dicembre la parte su Tiziano Renzi viene trasmessa per competenza a Roma: il suo amico e presunto «socio occulto» Carlo Russo è accusato di traffico d’ influenze illecite e per il padre dell’ ex premier si profila la stessa ipotesi di reato. Un illecito che non consente gli «ascolti», dunque alla scadenza del termine le intercettazioni vengono staccate.

Pochi giorni prima dell’ interrogatorio di Tiziano Renzi da indagato fissato per il 3 marzo, i carabinieri del Noe pongono il problema di riattivare l’ ascolto della sua utenza, ma Roma ripete che non può farlo perché il reato lo impedisce. Lo fa invece Napoli, comunicando la decisione e trasmettendo al procuratore aggiunto Paolo Ielo e al sostituto Mario Palazzi il decreto firmato dal Gip.

Il 2 marzo viene captata la conversazione tra padre e figlio, i carabinieri del Noe consegnano immediatamente il file audio ai pm. Tra gli investigatori c’ è chi vorrebbe contestare il contenuto della conversazione di Tiziano Renzi, ma Roma ritiene che non sia necessario.

La conversazione viene ritenuta infatti «irrilevante» da Ielo che si occupa dell’ interrogatorio con Carrano, soprattutto perché non fornisce alcun elemento decisivo sul fatto che Tiziano Renzi abbia avuto incontri con Romeo. E dunque le domande dei magistrati si concentrano sui rapporti tra Tiziano Renzi e Russo proprio in merito alla collaborazione chiesta da Romeo per essere aiutato a vincere le gare per gli appalti di Consip.

Quello stesso giorno filtrano indiscrezioni sull’ informativa dei carabinieri del Noe ancora segreta. Il giorno dopo la procura di Roma, con una mossa senza precedenti, ritira la delega d’ indagine al reparto dell’ Arma. Napoli invece decide di confermarla.

Lo scontro diventa evidente, anche se tutti lo negano. Un mese dopo Roma mette sotto inchiesta per falso il comandante del Noe Gianpaolo Scarfato accusandolo di aver manipolato intercettazioni e fatti riportati nell’ informativa. Le parti continuano a smentirlo, ma la distanza tra i due uffici adesso è siderale.

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