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Maledetti babbi

(Franco Bechis – libero quotidiano) – Nella lunga vicenda che emerge dall’inchiesta sugli appalti Consip non sempre i protagonisti si comportano in modo normale. Prendete l’amministratore di Consip, Luigi Marroni. Qualcuno gli spiffera che lo stanno intercettando in una indagine giudiziaria e che probabilmente anche in ufficio ha delle microspie. E lui che fa? Finta di nulla? Dal giorno dopo comincia a tessere lodi del gran lavoro che fa la procura di Napoli, di come sono bravi i pm e tira bacchettate a chiunque capiti a tiro di microspia: “no, questo non si può fare. Qui siamo gente per bene, e ci si comporta solo secondo legge”? No.

Sapendo di essere intercettato dai magistrati, il Marroni fa la cosa più stupida che sia immaginabile: parla davanti alle microspie e dice alla segretaria: “domani voglio la bonifica dell’ufficio”, cioè avvisa i magistrati che stanno ascoltando che lui grazie a una fuga di notizie sa di essere intercettato. Siccome anche un bambino capirebbe che proprio perché lo sai una microspia messa legittimamente dalla magistratura non si toglie, non resta che pensare che Marroni parlasse in quel modo ai magistrati  chiedendo loro di chiamarlo in fretta perché aveva delle cose da dire. E in effetti le ha dette.

Dopo alcuni mesi ci ritroviamo davanti a un episodio simile: la telefonata fra papà Renzi e figlio che Marco Lillo ha pubblicato in un libro allegato al Fatto Quotidiano e che ha scatenato una bufera politica piuttosto finta. Perché anche qui ha diritto di esistere più di un dubbio sulla genuinità di quel colloquio. Che secondo me è una straordinaria recita da premio Oscar. Vediamo perché. La telefonata viene intercettata alle 9 e 45 del 2 marzo. Matteo Renzi quel mattino si è letto tutti i giornali e tutte le agenzie. Non possono essergli sfuggite le intercettazioni al telefonino del babbo. Sapeva dunque che quel telefonino era intercettato. Non solo, i giornali avevano pubblicato anche parti della informativa che davano perfino un suggerimento tecnico.

Ecco qui i consigli. A pagina 541: “ (…) al riguardo Bocchino suggerisce a Romeo di fare le chiamate attraverso whatsapp in quanto non sono captabili”. Pagina 515, e qui scrivono i carabinieri: “ il Russo effettua una chiamata proprio all’indirizzo del Renzi Tiziano per notiziarlo di essere arrivato sul luogo di un appuntamento precedentemente fissato (ovvero concordato utilizzando applicativi non intercettabili quali ad esempio whatsapp)”. Insomma, il figlio aveva appena letto che il padre era intercettato e che se avesse voluto parlargli in modo riservato, avrebbe dovuto telefonargli via whatsapp.

Invece sceglie di parlare a un pubblico più ampio, che comprende sicuramente gli appuntati in ascolto e successivamente a chiunque (anche la stampa) avesse potuto avere il brogliaccio di quell’intercettazione fra le mani. Infatti Renzi figlio non sbaglia una parola in quella telefonata. Invita il padre a dire la verità ai magistrati mostrando di fare il suo dovere. Lo pungola, finge di non credergli. Gli dice che davanti ai pm non deve raccontare balle come aveva fatto al povero Luca Lotti (tradotto: nel caso Consip Luca è vittima delle bugie paterne).

C’è perfino una strizzatina di occhio a Papa Francesco. Pochi giorni prima il vescovo di Mostar aveva bollato come “false” le apparizioni della Madonna a Medjugorje, e Bergoglio aveva commissariato il santuario. Matteo si lascia scappare con il babbo: “Devi ricordarti tutti gli incontri e i luoghi, non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorje”. Apparentemente c’è una sbavatura nella telefonata. Babbo Tiziano cerca di ricordarsi se mai in vita sua aveva incontrato Romeo come si dice.

Sì, ecco: un ricevimento al Four Season in cui c’era anche la moglie, mamma Lalla Bovoli. Renzi figlio lo ferma: “Non dire che c’era mamma altrimenti interrogano anche lei”. Una scivolata per uno che sa di essere intercettato? Macché: il papà è indagato, ha il diritto a dire quel che vuole e quindi consigliarlo non è istigazione ad alcun tipo di reato. E poi il ricevimento al Four Season era del 2012: Romeo non stava correndo per la super commessa di Stato, non c’era nessun renziano alla guida della Consip perché Renzi figlio non era presidente del Consiglio, né segretario del Pd (aveva appena perso le primarie contro Pierluigi Bersani). Insomma ai magistrati quell’incontro non sarebbe interessato nulla, non avrebbero interrogato proprio nessuno. Ma intanto a chi oggi legge quel passaggio scappa: “che bravo a difendere così la mamma…”

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