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Andrea Scanzi: “Consip, qualche considerazione sulla telefonata tra Renzino e Renzone”

(di – ilfattoquotidiano.it) – Qualche considerazione sulla telefonata tra Renzino e Renzone.

1. Faccio molta, molta, molta fatica a credere che Renzino non sapesse che Renzone fosse intercettato. Era evidente. E’ vero che Renzino non è esattamente Einstein, ma se non avesse saputo una cosa così ovvia sarebbe stato davvero a livelli ninamorici.

2. Renzino (si fa per dire) avrebbe quindi recitato la parte del figliol prodigo, a favor telecamera, media e magistratura. Purtroppo, non essendo Einstein ma solo Renzino, è riuscito a sbagliare anche qui. Per esempio consigliando a Renzone di non citare la mamma, altrimenti poi interrogavano pure lei. Non gliene riesce proprio una, poveretto.

3. Il Renzino che parla al telefono a Renzone è diametralmente opposto a quello che parlava (e parla) in pubblico del caso Consip. Quello privato mostra di sapere tante cose, di dare ragione a Romeo, di essere più d’accordo col Noe (crivellato nelle dichiarazioni pubbliche) che  con Renzone. E’ questo il punto: ci dica qual è quello vero. E lo dica anche a se stesso, altrimenti siamo allo sdoppiamento della personalità.

4. Renzino, oltre a intimare a Renzone di non nominare la moglie/madre invano, cita “Luca” (Lotti?) e allude a un secondo incontro con Romeo, dando per scontato che ci sia stato il famoso primo incontro “nella bettola” (più probabilmente un bar). Su questo, e non solo su questo, Renzino deve chiarire. Ma ovviamente non lo farà. E nessuno, o quasi, glielo rinfaccerà. Se invece lo avesse fatto Berlusconi, i Lerner & Zucconi avrebbero per protesta fatto brillare tutti i loro Rolex. Canticchiando nel frattempo L’Internazionale.

5. Renzino, nel non dare risposte su Facebook, ha calunniato Marco Lillo accusandolo di avergli fatto firmare in passato un patto di segretezza dopo una causa persa. E’ falso: Renzi firmò il patto con un collega di Lillo all’Espresso (oggi vicedirettore di Repubblica), coautore di un pezzo con Lillo all’Espresso, che effettivamente perse una querela con lui. Lillo non perse nessuna querela e non firmò nessun patto di segretezza. Renzino è così: quando ha torto, sparacchia la palla in tribuna. Ma con Lillo gli va male: non è un Lavia qualsiasi.

6. La reazione dei renzini di allevamento alla telefonata Renzino/Renzone è identica a quella dei berluschini quando la magistratura “attaccava” Berlusconi. Ma proprio identica. Il problema, per loro, non è che la politica abbia la rogna, ma che i giornalisti lo dicano senza talora rispettare appieno il protocollo. Avviso breve ai naviganti: se i giornalisti seguissero sempre le regole (dettate dal potere), non farebbero le pulci al potere. E infatti, spesso, non le fanno. E’ comunque sconcertante come Renzino (si fa per dire) stia a Berlusconi come i renzini ai berluschini. Orfini vale un Ghedini, andrearomano vale una Biancofiore, Genny Migliore vale una Santanché. Com’è finito male, il Pd: anni e anni a fingere di attaccare Berlusconi, per poi venerarne la sua brutta copia. Una prece.

7. Dire che Renzino, nella telefonata, faccia un figurone è vero in parte. Certo che lì sembri l’uomo probo, e magari lo è, ma al tempo stesso dimostra di avere più volte mentito in tivù. Non solo: quella telefonata dimostra che attorno a Renzi regni un crocicchio sconcertante di ambizioni personali, arrivisti, odore stantio di massoneria (cit.), conflitti di interessi e affari equivoci. Più che giglio magico, qua siamo di fronte a un giglio tragico. Tragicissimo. Se questo è il nuovo, ridateci Gava.

8. Il Fatto è accusato dai grillini di avere aiutato Renzi e dai renzini di aver fatto sciacallaggio. Ottimo: quando ti attaccano tutti i politici, vuol dire quasi sempre che hai fatto un ottimo lavoro. Un giornale non deve porsi il problema se quella notizia faccia bene a questo o quello: deve chiedersi se quella era una notizia. E lo era. Come lo erano quelle sulla Raggi. Punto. Se cercate un giornale di tifosi e di partito, comprate L’Unità.

8 bis. Come dite? L’Unità ha chiuso? Ah già, mi ero dimenticato. Ops.

9. Così, per dire: il 90% (e sto basso) del dibattito politico italiano è dettato da notizie date dal Fatto. Pensate se, negli anni del berlusconismo, fossero esistiti tre o quattro giornali così: Berlusconi sarebbe durato la metà, o un quarto. E non avremmo avuto suo figlio. Piersilvio? No, Renzi.

10. La sensazione è che il caso Consip contenga anche tante altre telefonate/intercettazioni. Ben più imbarazzanti di questa. E che Renzi ne sia terrorizzato, poiché convinto che i “poteri forti” (dopo averlo usato) vogliano farlo fuori. Per questo, più che altro, vuole andare al voto subito. Pensate se uscisse a ottobre una telefonata da cui Renzino esce malissimo: per lui sarebbe la fine. Agile, in scioltezza.

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One thought on “Andrea Scanzi: “Consip, qualche considerazione sulla telefonata tra Renzino e Renzone”

  1. La partenza è buona, Renzi sapeva quindi…? Per arrivare alla conclusione neanche tanto difficile farsi aiutare dalla vignetta di Natangelo, un concentrato della vicenda che non si vuole raccontare. Difficile ammettere che uno “non esattamente Einstein” ha messo nel sacco Il Fatto Quotidiano!

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