Cronaca/Interno/Politica

Renzi vuole votare subito e cerca un aiutino al Senato

Blitz del leader democratico: in giugno ok al Rosatellum. I suoi tramano a Palazzo Madama per evitare sorprese

Ieri, sulla legge elettorale, si è cominciato a fare sul serio. Il Pd ha fatto togliere dal tavolo i residui dell’Italicum sostenuti dalle opposizioni, ha scodellato una sua legge elettorale semi-maggioritaria, ha scalzato il relatore centrista Mazziotti e lo ha sostituito col renziano di ferro Emanuele Fiano.

Alla Camera i numeri per approvare la legge ci sono, con l’accordo di Lega e fittiani, e Matteo Renzi suona la carica: «Dopo mesi di rinvii la Camera ha deciso di andare in aula il 29 maggio». Questo, spiega, «permetterà – per regolamento – di avere tempi contingentati e di approvare la nuova legge nei primi giorni di giugno». E «come Partito democratico lanciamo un appello a tutti gli altri: per favore, non perdete altro tempo. Diteci dei no o dei sì, fate emendamenti, avanzate controproposte. Ma non rinviate ancora».

Dopo la lunga sospensione delle primarie, il leader Pd, forte della sua riconferma, ha giocato in contropiede rispetto agli altri partiti, provando ad invertire la deriva proporzionalista in corso. La proposta, messa a punto dal capogruppo Pd Rosato (e ribattezzata prontamente Rosatellum) era in caldo già da diverse settimane, ma è stata messa sul tavolo solo in questi giorni, a sorpresa: prevede l’elezione di 303 deputati eletti in collegi uninominali, e altrettanti eletti con metodo proporzionale, in listini bloccati di quattro nomi, ma con sbarramento al 5%, e senza l’aberrante meccanismo di scorporo del Mattarellum, che premiava i partitini. La scheda elettorale sarà unica. Il sistema ha due importanti vantaggi rispetto all’ex Italicum, spiega il costituzionalista dem Stefano Ceccanti: «Il maggioritario di collegio e lo sbarramento alto sul proporzionale evitano la proliferazione di partitini e favoriscono la creazione di una maggioranza. Ed evita le preferenze, che nel voto politico sono una scelta devastante».

Ora si tratta di schivare le trappole procedurali che le opposizioni metteranno in atto per rallentare la corsa, e far votare il testo a Montecitorio. Poi, al Senato, si aprirà una partita più complessa: lì i numeri, con Ncd e scissionisti di Mdp, ferocemente contrari ad un modello elettorale che fa strame dei mini-partiti senza consenso, sulla carta mancano. Con i voti di Pd, Lega, Ala e Autonomie ci si fermerebbe a circa 148. Ma a Palazzo Madama sono già in corso i primi movimenti tellurici che potrebbero prefigurare, secondo i timori delle opposizioni, un’emorragia di consensi verso la proposta Pd. Il meccanismo dei collegi consente di offrire candidature a quegli alleati (da Alfano a Pisapia) che da soli rischiano di non farcela. Il grillino Toninelli, preoccupato, parla di «mercato delle vacche» e avverte: «Arriveranno a 188 voti, vanno lisci e puliti». E le voci dal Senato parlano della possibile nascita di un gruppo di «volenterosi» del centrodestra, pronti anche a votare la legge renziana: circolano alcuni nomi, da Augello alla Bonfrisco, da Sacconi a Di Biagio.

«La legge si farà strada anche in Senato. È ultima possibilità per evitare la palude», assicura il renziano Andrea Marcucci.

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