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Luca Telese: “La classe dirigente dei Rolex in regalo e la nuova morale del potere che urla: “Che male c’è”

Tutta questa piccola costellazione di scandali e scandaletti si è accesa pian piano, gradualmente, tra smentite imbarazzante, frammenti di intercettazioni, e prove investigative. Ma erano indizi rivelatori di un degrado progressivo

(di Luca Telese – tiscali.it) – È a suo modo un documento, un piccolo capolavoro della morale contemporanea, l’intervista della sottosegretaria (già dimissionata) Simona Vicari alla bravissima (nel documentare questo spettacolare salto di epoca) Monica Guerzoni del Corriere della sera. Questa intervista della sottosegretaria Alfaniana merita di essere ricordata perché segna una discontinuità rispetto al passato, rappresenta un tentativo di scardinare in attacco i vincoli invalicabili del senso comune, ci lascia intravedere la baluginante novità di una spiazzante linea difensiva. Il Rolex che le è stato regalato? “Si, è vero, l’ho avuto”, spiega la sottosegretaria, dove in passato si eludeva la domanda o addirittura si negava con veemenza: “Però ho chiamato per ringraziare” (tutto a posto, quindi, pare di capire). Vi pare, spiega la sottosegretaria che se c’è qualcosa di male uno ringrazia?

Per non dire del fratello assunto

“Si è laureato un anno, un anno e mezzo fa, adesso sta facendo uno stage a tempo determinato alla liberty Lines”. Però, aggiunge la Vicari, lui “cercava qualcuno”. E l’emendamento che ha fatto risparmiare 8 milioni di euro di Iva alle compagnie di navigazione? “Nessuna sofferenza, perché io non ho agito nell’interesse di una persona, ma di una categoria”. E il problema dell’opportunità, rispetto ad accettare doni di questo valore? La Vicari lo risolve così: “Ci sono ministri che hanno preso non uno, ma tre Rolex, e sono ancora in carica”. Non avverte la sottosegretaria un problema, di fronte relazioni così strette, anzi, lo giustifica con una singolare attenuante geografica: “In Sicilia ci conosciamo tutti”.

Non esiste legge al di fuori di quella della propria convenienza

Alé! C’è, in questa intervista, un misto di spregiudicatezza e insieme di disperazione, una singolare mistura di impudenza e di ardire: non è lei, che si deve vergognare, siamo noi, che non capiamo. La novità nella linea difensiva è questa: la sottosegretaria, non si limita a rintuzzare sospetti e accuse, li conferma. Così la Vicari diventa, con questa sua cortese arroganza, la migliore rappresentante di una classe dirigente, che – scandalo dopo scandalo – si è assuefatta all’idea che non esista nessuna altra legge, al di fuori di quella della propria convenienza. Noi facciamo così, quindi deve essere giusto. Non era scontato, e ce n’è voluto, perché gradualmente si arrivasse questo beffardo esito.

Una piccola costellazione di scandali e scandaletti

La vicenda dei Rolex del ministro Lupi, le chiacchere sulla sguattera Guatemalteca della ministra Guidi nello scandalo di Tampa rossa, i vari traffici di influenze, le azioni di lobbing border-line, i metri quadri del catasto di Iosefa idem. Tutta questa piccola costellazione di scandali e scandaletti si è accesa pian piano, gradualmente, tra smentite imbarazzante, frammenti di intercettazioni, e prove investigative. Ma erano indizi rivelatori di un degrado progressivo, di un abbattimento degli anticorpi i sistema. Per questo, anche l’ammissione finale e le dimissioni inevitabili, facevano parte di un rito che risarciva l’opinione pubblica. Adesso, l’orgoglio spavaldo della Vicari segna un punto di non ritorno. Se ne va stupita, comunicandoci il suo sconcerto. Ma per fortuna se ne va.

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