Cronaca/Interno/Politica

Matteo Renzi: “I poteri forti vogliono Draghi premier”

(liberoquotidiano.it) – Come in un gioco dell’ oca, si tornerà all’ inizio. Al governo tecnico. «È evidente», è il ragionamento che Matteo Renzi fa in questi giorni coi suoi, «che l’ operazione a cui stanno lavorando è quella di arrivare a un premier tecnico». Un nuovo Monti. Come nel 2011. Potrebbe chiamarsi Mario Draghi. O Carlo Calenda. O Ignazio Visco. Non importa. Allora la giustificazione fu l’ impennarsi dello spread. Ora sarà l’ empasse consegnato dalle urne, con un sistema di tre poli e la difficoltà di dare vita a una maggioranza.

«L’ operazione è quella». Per arrivarci, il primo passaggio è la demolizione della leadership di Renzi. Renderlo “inutilizzabile” per il 2018, quando, il giorno dopo le urne, il presidente Sergio Mattarella dovrà dare l’ incarico a qualcuno. L’ offensiva giudiziaria è un elemento decisivo: caso Consip e Banca Etruria hanno contribuito con forza ad offuscare l’ immagine del giovane rottamatore. Non è ancora il colpo finale, che non tarderà ad arrivare, ma intanto hanno preparato il terreno. Il secondo passaggio, si dice nella cerchia dei renziani, è l’ apertura di credito nei confronti del M5S.

Pezzi dell’ establishment (gruppi editoriali, imprenditori, intellettuali) sembrano strizzare l’ occhio al nuovo che avanza, ai grillini. Si assiste, si dice, a una sorta di «sdoganamento»: non sono più i barbari, ma un’ alternativa possibile. Si è passati dalla paura, dalla diffidenza, a un generale “perché no?”. In realtà, è l’ analisi che si fa, si tratterebbe di un’ apertura strumentale. Funzionale all’ obiettivo di cui sopra: mettere fuori gioco Renzi. Impedirgli di tornare a Palazzo Chigi. Di più: mettere fuori gioco l’ ipotesi di un premier politico. Quindi non solo Renzi, ma anche Paolo Gentiloni. O Dario Franceschini.

L’ obiettivo è un premier tecnico. Una personalità che abbia il gradimento di Bruxelles. E completi il lavoro iniziato da Monti. Il nome più quotato è di sicuro quello del presidente della Bce, il cui mandato scade il 31 ottobre 2019. Sarebbe difficile, per i partiti, dire di no all’ uomo che nel 2012 ha salvato l’ Italia e l’ euro. Ma non è l’ unica carta. Un’ altra è l’ attuale numero uno di Banca d’ Italia, Ignazio Visco, che termina il mandato il prossimo ottobre. Nel poker d’ assi c’ è, poi, Calenda, attuale ministro dello Sviluppo economico: per alcuni è il Macron italiano, di sicuro è il tecnico che negli ultimi mesi si è più caratterizzato per protagonismo politico. Competente, profilo liberal, è stimato a Bruxelles (dove fu spedito, caso vuole, proprio dal segretario dem come rappresentante italiano). Ed è, in questo momento, l’ anti-Renzi per eccellenza. Il segretario del Pd non lo può vedere. È convinto che dietro il suo attivismo, ci siano ambizioni politiche. C’ è poi chi fa i nomi di Tito Boeri o addirittura di Romano Prodi, che negli ultimi tempi sembra aver ritrovato la voglia di occuparsi di politica italiana. Anche se proprio ieri, a Otto e mezzo, il Professore ha smentito: «Non ho intenzione di tornare in politica perché sento il tempo che è passato».

Non è detto, però, che questo disegno si realizzi. Per evitarlo, Renzi deve sopravvivere all’ offensiva giudiziaria e riuscire a ottenere un buon risultato per il Pd. Riguardo al primo punto, il metodo è rispondere colpo su colpo, senza mollare la presa. Così ieri, su Facebook, è tornato sul caso Consip: «Noi siamo dalla parte della legalità: abbiamo rispettato la legge, noi. Noi non abbiamo fabbricato prove false, noi. Noi non abbiamo pubblicato arbitrariamente atti di procedimenti penali, noi. Noi non abbiamo inventato ad arte un coinvolgimento dei servizi segreti, noi. Noi non vogliamo mettere il bavaglio agli articoli di giornale: ci basta che siano rispettati gli articoli del codice penale». Per questo, continua Renzi, «non permetteremo che cali il sipario. Andremo fino in fondo. Vogliamo la verità». Quanto al secondo punto, il Pd, il tentativo di approvare un semi-Mattarellum punta a questo.

Anche se, ieri si è capito, ha poche chance di riuscire. La carta di riserva, allora, è votare in autunno, prima di una legge di stabilità che sarà lacrime e sangue e di una nuova offensiva giudiziaria.

di Elisa Calessi

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