Cronaca/Interno/Politica/Rai

Rai: l’attacco finale studiato dai renziani

LA LITE CON MONICA

(Fabrizio Caccia per il Corriere della Sera) – Mai vista Monica Maggioni così. La presidente della Rai è furibonda. Sala Orsello, settimo piano di viale Mazzini, sono da poco passate le cinque di ieri pomeriggio. Il cda della Rai è in corso dalla mattina e il piano news è stato già bocciato sonoramente dal consiglio d’ amministrazione, quando ecco che arriva un dispaccio dell’ agenzia AdnKronos . La Maggioni lo legge ad alta voce e poi sbuffa platealmente verso il direttore generale, Antonio Campo Dall’ Orto: «Adesso – gli dice a brutto muso – interrompo il consiglio fino a che tu non vai di là e dai la smentita…».

Campo Dall’Orto, però, si schermisce: «Ma io quelle cose non le ho mai dette, stavo qui con voi». Non finisce la frase che arriva pure l’agenzia Ansa : stesso tono, stessi contenuti: «Il dg Rai Antonio Campo Dall’Orto – secondo quanto si apprende da fonti a lui vicine – ha dovuto insistere per andare al voto sul piano news di fronte all’orientamento prevalente dei consiglieri di rinviare nuovamente la votazione».

L’Ansa prosegue: «Campo Dall’ Orto – fanno notare le fonti – avrebbe potuto galleggiare a lungo e, invece, ha preferito andare alla conta, incassando il voto contrario anche della presidente Monica Maggioni.

La bocciatura del piano, proprio sul tema del digitale che dovrebbe mettere tutti d’accordo, dimostra – secondo il dg – che le motivazioni dello stop sono tutte politiche e si rischia, con questa presa di posizione, che la Rai resti ferma e ostaggio della politica».

E allora? Già domani Campo Dall’ Orto si presenterà davanti al suo azionista, cioè il ministero dell’Economia. E al ministro Pier Carlo Padoan, a quanto sembra, dirà che «non ci sono più le condizioni per continuare, pur con numerose questioni da risolvere, prima fra tutte quella del tetto ai compensi».

Vedremo la risposta. Dimissioni, dunque? Guelfo Guelfi, unico ad avergli votato a favore, descrive un dg «dispiaciuto». «Mortificato, depresso, colpito» lo definisce Carlo Freccero, che sul piano editoriale a sorpresa si è astenuto, mentre alla vigilia sembrava favorevole anche lui («Perché ti sei astenuto?», gli chiede infatti incredulo il dg, ancora durante la seduta, pronunciando una specie di «tu quoque» ).

Rai ostaggio della politica? «La sera prima – racconta Arturo Diaconale, consigliere che invece gli ha votato contro – Campo Dall’ Orto mi ha chiamato e mi ha chiesto: “Secondo te, Arturo, come finisce domani?”. E come vuoi che finisca, gli ho detto io. “Cerca di capire come stanno le cose, Antonio, la tua maggioranza ti ha scaricato. Perciò o tu vai da chi ti ha portato qui e gli chiedi di rilegittimarti pienamente, o altrimenti come vuoi che finisca?».

E così è finita, ieri. Non però «una sfiducia» verso il dg, ci tiene a precisare il consigliere Franco Siddi, «perché i rapporti s’ incrinano – aggiunge Rita Borioni, altro no in Cda – ma si possono anche ricostruire».

«Peccato – aggiunge amichevole Guelfo Guelfi – perché si stavano facendo passi avanti anche sul tetto agli stipendi delle star, con la possibilità di arrivare a delle deroghe». «Ma lui è ancora un manager Mtv – ragiona a voce alta Carlo Freccero – non sa cosa vuol dire la conduzione politica di un consiglio d’amministrazione Rai. Lui oggi ci ha detto: “Questo è il piano e lo votate “. Ma non si fa così».

Se Campo Dall’Orto – dicono i consiglieri in coro – avesse fatto partecipare più attivamente alle scelte la stessa presidente Monica Maggioni, se avesse coinvolto di più nel piano news i vari giornalisti che siedono in consiglio (Mazzuca, Siddi, Diaconale), probabilmente non si sarebbe giunti a questo punto. Invece no. «Potete fare uno stralcio almeno sul digitale?», avrebbe chiesto lui stesso ai consiglieri, anche dopo che ormai tutto era saltato e il consiglio interrotto non era più ripreso. E allora, adesso, ecco il bivio.

Dimettersi o continuare? «Per continuare potrebbe dire: aggiusto il piano», dice Diaconale. «Di certo Campo Dall’ Orto deve andare avanti», lo incoraggia Carlo Freccero. Paolo Messa, invece, è stato l’ unico consigliere ad abbandonare la sala ancora prima del voto: «La mia sfiducia è totale. Non ne faccio un discorso né personale né politico. Qui parlano i conti: 217 milioni di euro in più sono stati spesi rispetto all’ anno precedente, 21 nuove assunzioni su 22 secondo l’ Anac di Cantone sono irregolari, è finito in discussione pure il premio di risultato ai dipendenti, il bilancio ormai si tiene in piedi solo grazie a Rai Cinema. Come si può andare avanti così?».

MILENA GABANELLI: «LA PRESIDENTE NON APPROVAVA IL MIO PROGETTO E SE LO BLOCCANO IO ME NE VADO»

(Paolo Conti per il Corriere della Sera) – Il Consiglio di amministrazione ha bocciato il piano di riforma delle news presentato dal direttore generale Antonio Campo Dall’ Orto. E quel piano conteneva la riforma dell’ informazione online della Rai con una testata completamente rinnovata e affidata a lei, Milena Gabanelli. Una notizia che circolava da mesi. E ora? Tutto bloccato?

«Mi auguro di no, e per questo motivo: tutta la grafica e lo sviluppo del nuovo sito su cui la direzione Digital ha lavorato per un anno, sono pronti da oltre un mese. Struttura e competenze della squadra sono già state delineate e, come richiesto, già tutte reperibili tra i giornalisti dipendenti Rai. Il piano editoriale è pronto e si potrebbe andare online in un mese. In sostanza è come avere una Ferrari in garage e tenerla ferma. Sarebbe veramente un colpevole spreco, poiché il progetto è arrivato a conclusione a seguito dell’ invito a procedere della Commissione parlamentare di vigilanza e dello stesso cda Rai».

Quanto pensa che abbia contato la politica in questa vicenda? Per esempio, lo scontento dei renziani sull’ operato del direttore generale. Può essere una resa dei conti?

«Non ho idea e non è affar mio, io sono sempre stata pagata per produrre risultati e non per sondare gli umori, mentre dovrebbe essere chiaro a tutti che in questo momento la Rai è l’ unica grande televisione pubblica a non essere presente in maniera significativa con una informazione online, escludendo quindi dal servizio pubblico tutta quella fetta di popolazione che non si informa più sui media tradizionali. Questo è un fallimento del servizio pubblico».

Tutto sembra in una fase di stallo. Lei che cosa pensa di fare, se le cose andranno per le lunghe?

«Come dice Ray Bradbury (nel libro «Fahrenheit 451», ndr ): chi non crea non può che distruggere! Mi consulterò con il direttore generale, e se non sarò messa nelle condizioni di procedere non intendo intascare un minuto di più uno stipendio pagato dai cittadini».

Tra i voti contrari c’ è anche quello della presidente Monica Maggioni. Molti sostengono che, del piano delle news, non approvasse nemmeno la novità che la riguardava. Le risulta?

«Certo, me lo ha detto lei chiaramente tre settimane fa».

E quali sarebbero le perplessità della presidente Maggioni?

«Credo che abbia altre idee ma non le ho ben capite. Ha sottolineato il fatto che bisogna ridurre le testate mentre qui se ne andrebbe a creare una nuova. In realtà non è così perché una testata online esiste già, ma è al trentesimo posto proprio perché nessuno ci ha mai investito. Le ho spiegato il lavoro che ho fatto in questi tre mesi e mezzo, ovvero creare i presupposti perché fosse una macchina funzionante, ed è finita lì…».

Lei crede che il direttore generale si dimetterà, dopo questo scontro?

«Lo chieda a lui».

Visto tutto quello che sta accadendo, si è pentita di aver lasciato il sicuro marchio di Report? Non pensa che avrebbe potuto continuare ancora per un po’?

«Ho lasciato Report perché dopo 20 anni credo che debbano andare avanti altri, e all’ombra della grande quercia non cresce nulla. Non è stata una decisione improvvisa, anzi molto sofferta e anche ostacolata dalla rete che avrebbe voluto che io restassi. Con Report avevo dato vita a un modello produttivo molto innovativo, ed era venuto il momento di rigenerarlo, la squadra è rimasta la stessa, con la stessa determinazione e Sigfrido Ranucci è un professionista capace e integro. Mi auguro che l’ azienda, a cui ho regalato il marchio, sappia preservarlo».

LE OPPOSIZIONI: «COLPA DEI DEM, FALLITO IL RENZISMO»

(Da la Stampa) – «Qualsiasi cosa stia accadendo in questo momento nel servizio pubblico e ai vertici della Rai ha un solo colpevole: Matteo Renzi», afferma il presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico che annuncia «l’ acqusizione in commissione del piano news». «Il M5S cerca di “politicizzare” una questione che è invece aziendale», replica Francesco Verducci del Pd. Per Matteo Salvini «la Rai è allo sbando con costi fuori controllo». Maurizio Gasparri e Renato Brunetta attaccano: «La sfiducia al dg è di fatto una sfiducia al segretario del Pd e al renzismo di questi anni».

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