Cronaca/Interno/Politica

Si allarga il partito delle elezioni il 24 settembre

(Carlo Bertini e Ugo Magri per la Stampa) – C’ è una data che, a cominciare da Renzi, tutti i protagonisti si sono segnati in agenda: il 24 settembre. Sarà il giorno delle elezioni in Germania e, se le trattative in corso andranno a buon fine, pure di quelle in Italia, e proprio con il modello elettorale tedesco. Se ne parla apertamente nelle stanze di governo, dove Gentiloni pare si sia messo il cuore in pace anche se non tutti i giochi sono ancora fatti.

Contro un voto a fine estate militano svariati argomenti, non ultimo che la campagna elettorale si svolgerebbe in pieno agosto, mai accaduto nella storia d’ Italia. Ma la controindicazione più seria (su cui il Colle vigila) sta nella legge finanziaria da presentare entro il 15 ottobre per non incorrere nelle ire europee.

Possibile che in sole 3 settimane si riuniscano le nuove Camere, si formi una maggioranza, nasca il governo e venga presentata la legge di stabilità? Proprio di questo si sta discutendo nei mille contatti riservati, specie in quelli che vedono protagonisti gli ambasciatori di Renzi e Berlusconi. I contatti di ieri tra Letta e Lotti pare fossero volti a scandire proprio il percorso verso le urne, incominciando dall’ atto finale della legislatura che (in base al calendario di cui si ragiona nelle varie sedi) cadrebbe tra nemmeno due mesi, a metà luglio.

Perché Mattarella firmi il decreto di scioglimento occorre una legge elettorale agibile. Anche su questo si registrano sviluppi. La Commissione affari costituzionali della Camera ha approvato il testo base per metà maggioritario e per l’ altra metà proporzionale («Rosatellum»); ma tra Pd e Fi è già in corso la trattativa sugli emendamenti che trasformeranno quell’ ibrido in un sistema interamente proporzionale “alla tedesca”. Se ne stanno curando i due capigruppo, Rosato e Brunetta.

Entro venerdì le rettifiche saranno formalizzate e, dalla prossima settimana, votate in Commissione. La novità è che Salvini, pur di facilitare il ritorno alle urne, fa inversione a «U» e annuncia il sì della Lega che potrebbe spianare definitivamente la strada del modello germanico pure in Senato, dove i numeri sono ballerini.

Bersani è contrarissimo al voto in settembre e brandisce come una clava il rischio di un aumento dell’ Iva, ma sul modello “tedesco” non obietta; perfino M5S potrebbe aggregarsi alla comitiva. Paradossalmente, i maggiori dubbi si manifestano in campo renziano. Dove più d’ un personaggio (iniziando dal ministro Delrio) fa pesare a Matteo che il modello tedesco sarebbe una doppia disgrazia.

Perché nessuno uscirebbe vincitore e, soprattutto, esporrebbe il Pd all’ accusa di voler fare l’«inciucio» con Berlusconi all’ indomani del voto: un grazioso omaggio alla propaganda grillina. Forte si è levata la voce di Romano Prodi contro questo sbocco proporzionale, definito «devastante per il Paese», anche se chi sta facendo le varie simulazioni di voto per conto di Renzi fornisce un quadro diverso.

Osserva Parrini, «sherpa» Pd nella trattativa in corso: «Il sistema tedesco, a certe condizioni, può diventare un vero maggioritario». Dipende dal numero dei partitini che verrebbero fatti secchi con la soglia di sbarramento. E comunque, il vero punto interrogativo è un altro: «Matteo deve decidere se fidarsi o meno di Berlusconi», confessa chi tiene le redini della partita col leader Pd, «il problema è tutto qui».

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