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A Napoli ci sono 479 milioni di euro di multe che il comune non riesce a riscuotere

(Gian Antonio Stella per il Corriere della Sera) – Mezzo miliardo! Quante cose si potrebbero fare, coi 479 milioni di euro di multe che il comune di Napoli non riesce a riscuotere dai suoi cittadini? Quanti lavori e lavoretti urgenti e vitali potrebbero essere avviati? Macché: la voragine resta lì. E continua a sprofondare.

Avete presente i numeri pubblicati qualche settimana fa dall’ inserto «L’ Economia» del Corriere?

Dicevano, sulla base di Elaborazione ImpresaLavoro su dati Istat e Siope, che a Milano si pagano mediamente 138 euro di multe a residente l’ anno, a Firenze 109, a Parma 107, a Bologna 103, a Rimini 72, a Brescia 71, a Roma 60 e giù giù a scendere verso le città del Sud «con Bari e Napoli che hanno multe pro capite rispettivamente di 32 e 31 euro». Quasi un quinto rispetto al capoluogo lombardo. In fondo al ranking, «Potenza e Latina con meno di nove euro a testa».

Era l’ennesima conferma di un andazzo che va avanti da decenni. Basti ricordare un’inchiesta di Gianni Trovati sul Sole 24 Ore del marzo di due anni fa sui «residui attivi» per mancati versamenti che superavano già allora, complessivamente, in Italia, i 32 miliardi. Nel 2013 la capacità di riscossione sulle entrate extra-tributarie (multe e tariffe accertate) risultava del 92% a Bergamo, 87% a Bolzano e Sondrio, 82% a Massa e ancora giù giù (ma con lodevoli e non rare eccezioni come Enna, Barletta o Sassari…) verso Sud con Napoli, al 95° posto col 36,4%.

È in questo contesto, già pesante, che Alessio Gemma ha spiegato ieri mattina sulle pagine di cronaca della Repubblica di Napoli, che nella città partenopea «solo un napoletano su cinque paga i verbali al codice della strada» e che nel rendiconto 2016 in arrivo oggi in consiglio comunale «su 78,8 milioni di euro, il totale delle infrazioni elevate, sono stati incassati 15,8 milioni».

Un trend che «fa crescere anno dopo anno la montagna di multe ancora da riscuotere». Per un totale a fine 2016, e possiamo scommettere che negli ultimi cinque mesi la cifra è cresciuta ancora, di 479 milioni. Numeri che hanno obbligato il collegio dei revisori del municipio napoletano, nel parere allegato al rendiconto, a «osservare una notevole difficoltà nel recupero delle entrate da sanzioni al codice della strada».

Il tutto a distanza di pochi giorni da quando Luigi de Magistris, dopo aver dato più volte l’annuncio a vuoto della nascita di «Napoli Riscossione» («Il Comune di Napoli è il primo ad aver detto addio a Equitalia: obiettivo raggiunto», tuonò ad esempio il 9 giugno 2016) aveva lanciato sulla sua pagina Facebook un grido di dolore sui conti comunali: «Non so come abbiamo pagato stipendi e garantito servizi. Il Governo doveva intervenire per far togliere il pignoramento. Non lo ha fatto. Bastava un segnale. Non è arrivato».

E ancora: «Il Comune di Napoli ha il conto bloccato per circa 80 milioni di euro da Natale scorso per un pignoramento derivato da un commissariamento post terremoto 1980. Un debito quasi integrale dello Stato. Questo pignoramento per un soffio non ha provocato l’ impossibilità di approvare il bilancio e pensate, solo per un attimo, come facciamo a governare in questo contesto avendo anche la cassa bloccata».

Di più: «Abbiamo resistito anche questa volta. Ma che ingiustizia ennesima! Ora si daranno soldi a Roma, Milano e Torino. Questa è l’ Italia giusta e solidale che volete? Da noi la pazienza per le ingiustizie è terminata». Per carità, uno sfogo comprensibile, per chi deve governare quella che per Curzio Malaparte «è la più misteriosa città d’ Europa», la sola al mondo «che non è affondata nell’ immane naufragio della civiltà antica». Una città che «non è una città: è un mondo». Difficile, governare Napoli. Tanto più dopo i tagli ai comuni di questi anni fatti da un po’ tutti i governi.

Ma restano alcune domande. È vero che in altre parti della stessa Campania ci sono realtà estremamente diverse come Puglianello, 1.370 anime nel Beneventano, che ha conquistato nel 2015 addirittura il primato italiano delle multe da autovelox facendo di queste entrate una voce pari al 10% del bilancio?

È vero che lo stesso de Magistris aveva già dato una «ripulita» ai conti stralciando tre anni fa 866 milioni di crediti (tra i quali le multe) quasi impossibili da recuperare? E allora come può essersi allargata così in fretta, di nuovo, la voragine di quelle multe non pagate? Può bastare, per recuperare terreno, l’acquisto sbandierato di cento iPad perché i vigili urbani possano distribuire più in fretta le contravvenzioni?

Domande che vanno fatte in parallelo a quelle sul patrimonio immobiliare. Se è vero che la gestione di quel tesoro sterminato era già uno scandalo nel 2002 (per la Corte dei Conti valeva il doppio di quello della intera Lombardia ma dalle 59.927 case, uffici e terreni il municipio ricavava meno di 30 milioni di euro spendendone quasi 46 per la manutenzione) come è possibile che tre lustri dopo i magistrati contabili siano costretti a indagare ancora su una evasione degli affitti pari al 50% e su una gestione (quella di Alfredo Romeo, vedi anche «affare Consip») assai opaca? Sia chiaro: sarebbe scorretto scaricare tutte le responsabilità sul sindaco di oggi. Ereditò un pantano. Ma è mai possibile che siamo ancora fermi alle multe non pagate?

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