Cronaca/Interno/Politica

La road map della crisi che porta al voto a settembre

L’agenda di Renzi: legge elettorale proporzionale entro fine giugno e scioglimento delle Camere entro luglio

( – «È evidente che nel momento in cui la legge elettorale viene approvata tecnicamente è possibile andare al voto», spiega Lorenzo Guerini. E se un esponente Pd assai prudente (nonché ben addentro alle trattative in corso) manda un messaggio così esplicito vuol dire che il traguardo è in vista.

Certo le diffidenze reciproche tra i partiti e gli ostacoli possibili sul cammino che porta – nelle aspettative – al voto il 24 settembre sono ancora molti, ma il percorso è chiaro. Con l’accordo dei tre principali partiti (M5s attende la fine delle consultazioni online per dare via libera, ma è una pura formalità, «intesa e poi voto» annota Luigi Di Maio), il sistema tedesco ha i numeri per essere rapidamente approvato. Domani proseguiranno i contatti, martedì Matteo Renzi annuncerà in Direzione che non certo lui, ma la larga maggioranza del Parlamento è contro il maggioritario (che vedeva l’ultimo baluardo nel Rosatellum Pd) e per il proporzionale. E che il sistema tedesco è il minore dei mali possibili: «Con lo sbarramento al 5% entreranno in Parlamento solo 4 partiti: noi, Fi, Lega e 5 Stelle. Forse anche la sinistra, se riesce a unificarsi», spiega il leader Pd, «e tra loro ci sarà un vincitore». Facile capire che Renzi punta a essere quel vincitore, col Pd, e il prossimo premier incaricato.

In settimana in Commissione verranno votati gli emendamenti «tedeschi» già presentati da Fi e il 5 giugno la legge elettorale andrà in Aula a Montecitorio. L’agenda renziana prevede il varo definitivo della legge, con il sì del Senato, tra fine giugno e inizio luglio. Per sveltire le pratiche, c’è chi ipotizza che il ridisegno dei collegi uninominali del nuovo sistema di voto possa essere inserito nella legge, evitando il passaggio della delega al governo. A quel punto, con la nuova legge in vigore, il premier Paolo Gentiloni dichiarerebbe esaurito il suo compito (sempre che i non brillantissimi strateghi di Mdp non offrano a Renzi, votando contro i voucher, il pretesto per dar per morta la attuale maggioranza), e la palla dello scioglimento passerebbe al presidente Mattarella. A Palazzo Chigi si registra una certa rassegnata amarezza: in queste condizioni politiche, e con il leader del principale partito di maggioranza convinto che si debba andare subito al voto, fare la prossima legge di stabilità diventa impossibile.

Il Quirinale, dal canto suo, ha fatto sapere che, se voto deve essere, meglio sia presto: entro settembre, onde rendere più agevole l’approvazione in tempi certi (entro dicembre), e sotto la guida di un nuovo governo legittimato dalle urne, della finanziaria. La situazione è inedita: per votare entro settembre, lo scioglimento delle Camere deve avvenire entro luglio; la presentazione delle liste entro Ferragosto e la campagna elettorale sotto l’ombrellone. La legge di stabilità va presentata a Bruxelles entro metà ottobre: tempi troppo stretti per prevedere che ci sia già un nuovo governo in piena funzione (avendo nel frattempo già insediato le Camere ed eletto i relativi presidenti). Ecco allora l’ipotesi che sia il governo Gentiloni a predisporne la cornice da esibire all’ Ue, lasciando al nuovo esecutivo il compito di completarne l’iter entro l’anno.

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