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Nuovi guai per il “Giglio tragico”?

(Giacomo Amadori per la Verità) – Quando il commissario giudiziale ha pronunciato la domanda, l’ imprenditore renziano è rimasto a bocca aperta: «Non è che la famiglia del ministro Luca Lotti ha incassato i 450.000 euro della fideiussione d’ accordo con lei e poi ve li siete spartiti?». A stupirsi, raccontano a Rignano sull’ Arno, cuore geografico del renzismo, è stato Andrea Bacci, solido imprenditore nel settore degli articoli in pelle e del lusso, un po’ meno fortunato con l’edilizia, conosciuto ai più per lo stretto legame con la famiglia Renzi e in particolare con l’ ex premier Matteo, di cui è stato pure uno stretto collaboratore, nonché fundraiser con la fondazione Big Bang. A gennaio il suo nome era finito sulle prime pagine dei giornali quando un creditore insoddisfatto fece esplodere alcuni colpi di pistola contro la sua auto e l’insegna di una delle sue azienda.

IL TERRENO DEL NONNO

I parenti di Lotti hanno scelto una strada meno scivolosa per rientrare da un credito: ritirare la garanzia per la mancata consegna di uno degli appartamenti che la Samminiatello Srl controllata al 100% dalla Coam Srl di Bacci, stava costruendo su un loro vecchio terreno a Montelupo fiorentino (Firenze). Una mossa legittima che però è finita sotto osservazione nel procedimento per il fallimento della stessa Samminiatello. Infatti, in caso di bancarotta, qualcuno potrebbe chiedere conto ai Lotti dell’ arricchimento ottenuto a scapito di un’ azienda in difficoltà.

Nel 2013 la Samminiatello aveva acquistato il terreno che fu di nonno Gelasio Lotti a 850.000 euro, circa un terzo di quello che, a oggi, i costruttori, nella più rosea delle previsioni, potrebbero immaginare di guadagnare, vendendo i nove appartamenti in fase di esecuzione.

Un prezzo certamente di favore se si pensa che normalmente i terreni vengono ceduti, quando va bene, a un sesto del valore di mercato del terreno edificato, ma possono essere pagati anche un decimo. Di quegli 850.000 euro 450.000 vennero coperti con la permuta di un appartamento di 170 metri quadrati, garantita da una fideiussione della Assicurazioni Generali e controgarantita dalla Coam.

LA POLIZZA

Nell’ ottobre scorso la Procura di Firenze ha presentato istanza di fallimento nei confronti della Coam, finita in stato di crisi, e pochi giorni prima di Natale la famiglia Lotti ha chiesto di incassare, riuscendoci in meno di un mese, la polizza da 450.000 euro. Un’ escussione ottenuta a velocità record, considerando i tempi medi che devono aspettare normalmente i possessori di fideiussioni a garanzia.

Ma la riscossione della polizza avrebbe determinato lo stato di insolvenza della Samminiatello. Secondo i legali della società se i Lotti non fossero passati all’ incasso, probabilmente i pm non avrebbero sollecitato il fallimento della società. In effetti il principale creditore, la banca Tercas (oggi Banca Popolare di Bari), quella che aveva concesso il mutuo, utilizzato solo parzialmente, per realizzare il comprensorio, non aveva ancora chiesto il rientro alla Samminiatello nonostante il ritardo nei lavori. Al contrario i Lotti hanno pensato di mettere al sicuro il loro investimento, senza preoccuparsi di mandare a fondo l’ amico di famiglia dei Renzi, nonché ristrutturatore della villa dell’ ex premier. Infatti la Generali ha subito chiesto alla Coam la restituzione del mezzo milione escusso.

LO SGARBO

Però Bacci, che tanti soldi ha perso con la sua attività politica e con il suo generoso sostegno alla scalata dell’ ex Rottamatore, lo sgarbo di Lotti, che considerava quasi un figlio, proprio non l’ ha mandato giù. Per questo, giurano gli amici e i professionisti che lo assistono, non ha nessuna intenzione di ripianare il rosso della Samminiatello, evitandole il crac, salvo ovviamente far tutto il possibile per aiutare i creditori. Se fallimento sarà, a pagarne le conseguenze, è il ragionamento dell’ imprenditore, non può essere lui solo.

Nel frattempo lo studio Galeotti Flori che assiste Bacci in questa corsa contro il tempo (la decisione del Tribunale sul fallimento è prevista a giugno) ha bussato a denari a casa Lotti, chiedendo agli avvocati della controparte di rinunciare a una parte del guadagno ottenuto con la polizza e per la precisione a 100.000 euro che verrebbero utilizzati per favorire accordi di ristrutturazione del debito con la compagnia assicuratrice e per convincere la banca a completare l’ intervento edilizio evitando di lasciare sul territorio un’ opera incompiuta. Sembra, però, che i Lotti «non abbiano una gran voglia» di restituire parte del tesoretto.

Ma alla Coam non desistono: sono convinti che la contrazione del mercato e il conseguente crollo del valore dell’ appartamento in permuta (sceso sotto i 250.000 euro) non possano riguardare solo il costruttore.

La trattativaIl commercialista Lorenzo Galeotti Flori spiega: «La natura della permuta sottintende la disponibilità delle parti ad accettare le eventuali differenze di valore immobiliare che nel tempo possono avverarsi sia in aumento che in diminuzione». Insomma riscuotendo la fideiussione i Lotti si sarebbero sottratti al concorso nel rischio d’ impresa (l’ oscillazione del mercato immobiliare) previsto in ogni convenzione permutativa e che ha riguardato gli altri creditori.

E se è vero che a incassare la polizza sono stati il padre e la zia di Luca Lotti, in realtà tutte le trattative per l’ affare immobiliare sono state condotte dal ministro in persona che inizialmente coinvolse nel progetto Bacci raccontando di voler costruire sul terreno del nonno e che per una questione affettiva avrebbe voluto trasferirsi in uno dei nuovi appartamenti, il più spazioso. Ma adesso sembra aver cambiato idea.

CASA A FIRENZE

Quasi in contemporanea con la cessione dell’ area di Montelupo, Lotti ha acquistato casa a Firenze e i suoi famigliari piuttosto che aspettare la realizzazione dell’ immobile nella frazione di Samminiatello hanno preferito incassare il contante.

L’ appartamento avrebbe dovuto essere consegnato nell’ ottobre 2014 e qualcuno potrà obiettare che i Lotti hanno mostrato sin troppa pazienza. Ma alla Coam ribattono che il ministro dello Sport aveva garantito che erano stati eseguiti tutti gli adempimenti burocratici, che invece hanno rallentato di un anno l’ inizio dei lavori.

Ma visti i rapporti tra la famiglia del ministro e la Coam, le parti avevano sempre evitato di formalizzare qualsiasi proroga che, invece, di fatto era stata dai Lotti concessa. Tra loro, dicevano, era sufficiente una stretta di mano. Peccato che questo patto tra gentiluomini, secondo quanto riferiscono gli amici di Bacci, non sia valso quando è apparsa all’ orizzonte la possibilità di trasformare il ritardo della consegna in un lucroso affare.

Per tali motivi, già riferiti dall’ imprenditore rignanese al commissario giudiziale, è difficile che una futura eventuale indagine non finisca con il coinvolgere anche Luca Lotti, sebbene Bacci abbia negato davanti al commissario giudiziale che il ritiro della fideiussione fosse un piano condiviso con lui: «Io non ho intascato neppure un centesimo».

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