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Sequestro preventivo dei beni di Gianfranco Fini per un valore di circa un milione di euro

L’amico di gioventù messo a capo della Consip, le vacanze gratis, il milione di euro versato sul conto e l’uomo in odore di mafia. La rete nera degli affari di Gianfranco Fini

(di Giuseppe Caporale e Guido Ruotolo – http://notizie.tiscali.it) – E’ un romanzo nero il provvedimento con il quale il gip di Roma ordina il sequestro preventivo dei beni di Gianfranco Fini per un valore di circa un milione di euro e che tiscali.it è in grado di svelare in anteprima. L’accusa è di riciclaggio con la moglie Elisabetta e il cognato Giancarlo Tulliani. E questo è un colpo alla vecchia immagine del leader della destra italiana. Pareva integerrimo sul versante della legalità nello scontro interno al Pdl con Silvio Berlusconi. Proprio in quella calda estate del 2010 la “macchina del fango” berlusconiana (con la regia del faccendiere Valter Lavitola) lo attaccò per aver ceduto una casa del patrimonio immobiliare di An a Montecarlo al cognato Giancarlo Tulliani. Quella immagine dell’uomo forte, che si batteva per la legalità e dunque si ritrovò vittima, oggi è tutta da ridisegnare, soprattutto se la si guarda da un altro punto di vista che è quello di uno dei più potenti e importanti concessionari di giochi d’azzardo, Francesco Corallo, e delle sue attività di riciclaggio.

Il sottobosco di potere e affari di Fini

L’ex leader di An e di Futuro e Libertà si difende negando ogni condivisione di attività criminali. Insomma, nega tutto. Ma nelle carte dei magistrati romani e della Guardia di finanza emerge una trama impressionante di rapporti tra uomini di potere della vecchia destra ex fascista e il mondo delle istituzioni pubbliche. In Insomma in queste carte si racconta anche il sottobosco di potere della An che fu.

“Io uomo di Fini a capo di Consip”

Dagli atti della Procura di Roma emerge che fu proprio Fini a scegliere nel 2002 l’amministratore delegato di Consip, la società che gestisce gli appalti pubblici in Italia. Pur non avendo nessuno ruolo né titolo per farlo. Lo racconta ai magistrati proprio l’ex ad Ferruccio Ferranti: “Nel  2002,  sono  divenuto  amministratore  delegato  di Consip  fino  al 2005. La  mia  nomina è stata decisa dal Ministro Tremonti e proposta da Gianfranco Fini, che conoscevo da tempo, fin dalla comune militanza nel Fronte della Gioventù e di cui ero rimasto amico, oltre che persona di fiducia. Venni rinnovato in Consip per un  secondo  mandato. Poi fui chiamato in Sviluppo Italia che dipendeva sempre  dal Ministero  dell’economia ed operava molto nei settori dello sviluppo d’impresa. In Sviluppo Italia era amministratore delegato fino al 2007; poi tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 sono stato consigliere delegato in una società del gruppo fiera Milano che si occupava di valorizzazione territoriale. Poi si rese disponibile la posizione di amministratore delegato al Poligrafico dello Stato e venni nominato  sempre  dal  Ministro Tremonti; li sono rimasto fino al 2011”.

La vacanza gratis per quindici persone

Racconta Amedeo Laboccetta, napoletano, storico parlamentare di An ex MSI poi Pdl, socio in affari con il boss delle slot machine Francesco Corallo, anche lui raggiunto da una ordinanza di custodia cautelare: «Con riferimento al viaggio di Fini a Sint Maarten di cui ho parlato nell’interrogatorio di garanzia, voglio precisare di essere stato contattato da Fini alla fine di luglio 2004, e non lo sentivo da tempo. Mi disse che sapeva che frequentavo  l’isola e che avevo i rapporti giusti e voleva fare una vacanza. Io chiamai Corallo che fu ben contento di ospitare Fini e gli altri. Erano 14 persone che prima di giungere sull’isola avevano fatto una vacanza negli Stati Uniti. Fu Corallo che si occupò dell’organizzazione e dell’affitto la villa, per 14 giorni, per tutti. Prese una barca e fece arrivare istruttori dalla California e dalla Francia che accompagnavano Fini e gli altri nelle loro immersioni”. Dunque, nasce nel 2004 il rapporto di Fini con Corallo, che viene arrestato nel marzo scorso con l’accusa di aver riciclati decine di milioni di euro che il suo gruppo Atlantis-BPlus avrebbe dovuto versare allo Stato come tasse ma che invece sono finiti nelle casseforti di società riconducibili al concessionario di giochi d’azzardo legalizzati.

Altro che macchina del fango, un affare da un milione

Dunque, nel luglio del 2008 Alleanza Nazionale vende per 300 mila euro l’appartamento frutto della donazione di Anna Maria Colleoni a Montecarlo. Quell’appartamento fu dato in affitto al cognato di Fini, Giancarlo Tulliani, come poi svelato dalla “macchina del fango” due anni dopo. In realtà, leggendo le carte della Procura di Roma, quella casa fu comprata da Corallo, ceduta a Tulliani e rivenduta da questo con un profitto pari a quasi un milione e quattrocentomila euro. Racconta nel verbale d’interrogatorio di Amedeo Laboccetta: “Tulliani telefonò a Fini e dopo poco andammo  negli  appartamenti della Camera: eravamo Tulliani Giancarlo, Elisabetta, Fini, Corallo ed io. Fini disse che lui ed  Elisabetta desideravano una casa proprio a Montecarlo e aggiunse testualmente ‘siamo certi che vorrai aiutarci ad esaudire questo nostro desiderio’. E  Corallo  si dichiarò disponibile. Giancarlo Tulliani disse che aveva gia contattato alcune società immobiliari, quindi in sostanza fu chiaro che volevano che lui pagasse loro la casa. Era la primavera del 2008, Fini chiese a Corallo di accompagnare il cognato nella trasferta monegasca e mi fu chiesto di andare con loro. Con un volo privato siamo partiti da Ciampino ed abbiamo alloggiato per 3 giorni all’hotel Hermitage di Montecarlo, trasferta interamente pagata da Corallo”. Un grande mentitore Laboccetta? I magistrati romani gli hanno creduto. Dice ancora nel suo racconto: “In quei giorni Giancarlo Tulliani ci fece vedere una serie di appartamenti molto belli, con vista mare, e molto  costosi (per  un valore di svariati milioni di euro). Corallo prese tempo, non volendo deludere le aspettative di Fini, con me commentò negativamente  questa  pretesa, in ragione del prezzo troppo elevato. Ricordo che accompagnai Giancarlo Tulliani al nostro consolato italiano. A Montecarlo lo presentai al console come cognato del Presidente della Camera. Della casa di Montecarlo della contessa Colleoni non sapevo nulla, solo che la contessa aveva fatto una donazione al partito ma non ero a conoscenza che in questa donazione ci fosse l’appartamento di Montecarlo”.

Corallo uomo-bancomat per Tulliani e Fini

Ma perché Corallo era diventato una banca per la famiglia Tulliani? Laboccetta racconta un episodio avvenuti due anni prima: “Nel periodo 2005/2006, quando Fini era ministro degli Esteri, Corallo si rivolse a Proietti Cosimi (il collaboratore fedelissimo di Fini, ndr), lamentando un atteggiamento ostruzionistico di Tino (il dirigente dei Monopoli di Stato, ndr), il quale compiva atti che provocavano una litigiosità inutile; era un ostruzionismo burocratico che non aveva alcun senso perché il concessionario era un collaboratore dello Stato. Corallo era convinto che Tino volesse avvantaggiare altri concessionari, più volte a Corallo ed io ci siamo recati alla Farnesina per parlare con Proietti Cosimi e con Fini di questo atteggiamento”.

Il vice-ministro Urso e l’odore di mafia

Illuminante in questo senso anche il verbale di Adolfo Urso, ex vice-ministro e braccio destro di Gianfranco Fini: “Amedeo Laboccetta  mi  invitò per una vacanza a Sint Maarten per il Capodanno  2002 per  una  settimana;   anche l’anno successivo, sempre per il Capodanno, eravamo in vacanza  ai Caraibi ed  abbiamo trascorso qualche giorno alle Antille. Dal  momento che  ci invitò Labocetta, ritengo che abbia pagato lui le spese di soggiorno della prima settimana di vacanza, sicuramente  noi non abbiamo pagato l’affitto dell’abitazione dove eravamo ospitati. Non ricordo dove abbiamo soggiornato la seconda volta né se abbiamo pagato le spese. All’epoca facevo abitualmente 50 missioni internazionali l’anno, in ragione delle mie cariche governative (ero Vice Ministro con la delega al commercio estero). Conobbi Corallo nelle occasioni anzidette perché mi venne  presentato  da  Amedeo Laboccetta  come un amico. L’ho rivisto altre due volte anche in Italia, una volta a Napoli e, forse, una volta a Roma. Poi, nella prima parte del 2004, a Catania ho ricevuto informazioni sulla famiglia di Corallo ed ho sospeso ogni rapporto con lui. Ho consigliato a mia moglie di interrompere i rapporti con la moglie di lui (una signora del Venezuela). Mi informai presso compagni di partito in Catania sul conto di Corallo. Ero cauto sulle mie conoscenze e frequentazioni data l’attività  politica che svolgevo. Seppi che si trattava del figlio di Gaetano Corallo, che aveva rapporti con la mafia, ed aveva lasciato la Sicilia”.

Quel bonifico da un milione di euro

E’ un vortice di numeri e bonfici bancari il decreto di sequestro che il gip Simonetta D’Alessandro firma per consentire il blocco di due polizze da un milione di euro per l’ex leader di An. Con una premessa: “Gianfranco Fini – scrive la giudice – non risulta intestatario di beni  immobili e beni mobili registrati”. E poi svela un passaggio decisivo sui suoi conti bancari. “Sul conto corrente presso il Monte dei Paschi di Siena in data  17.06.2014,  è stato operato un  accredito  per € 1.000.000,00 dallo stesso Fini”.

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