Cronaca/Interno/Politica

La legge elettorale e i furbetti del quartierino

(di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – La circonvenzione d’incapace consiste nell’abusare dei bisogni o delle passioni di una persona in stato di infermità o dell’inesperienza di un minore. E’ un delitto punito dal codice penale. E’ il delitto di cui si stanno macchiando i tre maggiori partiti (Cinquestelle, Pd e Forza Italia) per promulgare una legge elettorale proporzionale, proprio come oggi piace a loro.

Gli italiani sono stati chiamati solo una volta, era il 1991, ad affrontare questo tema in un referendum. E sebbene la chiamata alle urne fosse sulla riduzione della preferenza a una sola, il voto che ne conseguì avrebbe obbligato il Parlamento poco tempo dopo a sancire, con il Mattarellum, l’avvento del maggioritario. Gli italiani infatti chiedevano a gran voce che i partiti spiegassero prima delle elezioni cosa fare e con chi allearsi, chiedevano di azzerare le estenuanti trattative e gli scambi a volte immorali con i quali si formavano gli esecutivi. Volevano più pulizia, più trasparenza, più chiarezza.

Ma la legge elettorale che alcuni paesi d’Europa conservano intatta dal dopoguerra, in Italia è stata utilizzata per preservare il dominio, tutelare oltre i limiti della decenza il proprio vantaggio elettorale, lucrare, oltre il lecito, nelle urne. Cosicché a Silvio Berlusconi, Pierferdinando Casini, Gianfranco Fini e Umberto Bossi – quando furono la maggioranza del Parlamento – venne in mente la furbata: cassare il Mattarellum, ritenuto troppo rischioso per loro, e promulgare il cosiddetto Porcellum, molto più vantaggioso. Un modo vergognoso di manipolare il voto. Che diede purtroppo i risultati sperati.

Sapete tutti com’è finita. Il Porcellum azzerato dalla Corte costituzionale.

Invece di far riflettere sulle vergogne da non perpetuarsi quella sentenza convinse Matteo Renzi, che in groppa al cavallo e vestito da Conducator aveva deciso di cambiare la Costituzione a sua immagine e somiglianza, di avanzare solitario e con un inaudito voto di fiducia una nuova legge elettorale – detta Italicum – cucita addosso al suo corpo. Una legge illegale, perché prevedeva la scomparsa del Senato senza che un voto democratico l’avesse decisa, e iniqua perché affidava al partito di maggioranza, prevedibilmente il Pd, un consenso automatico e sovrabbondante. Col 25 per cento avrebbe conquistato tutto il potere.

La Corte Costituzionale ha provveduto ad azzerare anche quella legge, l’orribile Italicum.

Ma prima della Corte gli italiani avevano azzerato le speranze di Renzi e cassato la sua riforma della Costituzione. Quel voto è stato netto e deciso e ha sancito il rifiuto dei mutamenti del sistema di governo e l’opposizione alla concentrazione del potere in un’unica mano.

Io ho votato No alla riforma costituzionale, insieme alla maggioranza degli italiani. Ma non mi sembra di aver votato per il ritorno al proporzionale. Non sono stato chiamato al voto per questo!

E invece i partiti, tutti!, hanno iniziato ad abusare di quel voto e hanno trasferito i loro bisogni nella retrocessione della legge elettorale da maggioritaria a proporzionale. Hanno iniziato a manipolare il responso teorizzando che il No alla riforma costituzionale significava sì al proporzionale.

Di comune e tacito accordo si sono incamminati e ora, sempre di comune accordo, firmano la vittoria. Il sistema tedesco regala ai Cinquestelle, incaprettati dall’esperienza piuttosto sconfortante della giunta Raggi, il premio di minoranza. Felici e contenti occuperanno di sicuro i seggi all’opposizione. Quella sanno fare e, visti i risultati, quella vogliono continuare a fare. Al Pd di Renzi il proporzionale tedesco regala in governo in condominio con Forza Italia, senza neanche l’obbligo di svelare agli italiani la vergogna. Sarà un patto del Nazareno bis. Un patto con Silvio Berlusconi, la mummia politica, il leader espulso per indegnità dal Parlamento che vede il suo potere parassitario e statico consolidarsi ancora di più.

Si andrà al voto in autunno, e non già perché gli italiani lo chiedano a gran voce. A Renzi conviene, e si capisce, coprire con la propaganda i tagli della manovra e spostarli più in là, quando tutto sarà deciso. E quando tutto sarà deciso lui sarà al governo con Berlusconi, perché – si dirà – un governo si deve pur fare, e Grillo, felicissimo, griderà dall’opposizione al tradimento, all’inciucio, al piccolo golpe.

E tutti vivranno felici e contenti.

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