Cronaca/Interno/Politica

Alfano scaricato da tutti

In estate stop ai rincari Iva, legge di Bilancio dopo il voto. L’affondo su Angelino: “Ministro di tutto e non ha il 5%…”

ilgiornale.it) – Improvvisamente, la legge elettorale a tre (Pd, Fi e M5s) si è messa a marciare come un treno ad alta velocità. Il testo, come ha deciso ieri la Capigruppo di Montecitorio con il sì anche di Lega e Ala, passerà in Commissione in questa settimana, lunedì 5 sarà in Aula e si conta di approvarla entro il weekend successivo.

Una partenza lampo, che poi al Senato dovrà vedersela con alcune incognite in più: il presidente della Commissione Affari costituzionali è esponente (eletto mesi fa con un blitz anti-Pd) di quei centristi che sono pronti a tutto, insieme ai dalemian-bersaniani di Mdp, per far saltare la legge elettorale e il suo sbarramento-capestro al 5%. E il presidente del Senato Grasso (che non ha alcun piacere nel vedere anticipatamente interrotta, con la legislatura, anche la sua permanenza sullo scranno più alto di Palazzo Madama) non è mai stato particolarmente collaborativo col Pd renziano. Ma, visto il largo fronte che sostiene la legge e l’impossibilità, al Senato, di chiedere voti segreti sulla legge elettorale, le probabilità di varare il nuovo sistema di ispirazione tedesca entro l’inizio di luglio sono molto alte. E con esse, prende sempre più quota la probabilità di un voto il 24 settembre.

Ossia la data che lo stesso presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ritiene più «ragionevole». Perché è quella, ha spiegato ai suoi interlocutori, che consente di avere i tempi per approvare la prossima finanziaria ed evitare sconquassi sui mercati. Palazzo Chigi (e Quirinale) mettono dunque il proprio sigillo sul 24 settembre, se il Parlamento riuscirà a varare la legge elettorale nei termini previsti: a quel punto, Gentiloni dichiarerebbe esaurito il proprio compito, il governo si dimetterebbe (restando in carica per gli affari correnti) e il presidente Mattarella scioglierebbe le Camere.

Matteo Renzi affetta indifferenza: «Quando si vota? Sei mesi prima o sei mesi dopo non cambia nulla, sono beghe dei partiti, ai cittadini non importa nulla», dice. Ma è noto che da tempo il leader Pd auspica che si vada al voto nello stesso periodo in cui voterà la Germania di Angela Merkel. Quanto alla prossima Finanziaria, annuncia: «Prima va fatta una buona legge finanziaria, e noi lavoreremo con Gentiloni e al governo per capire che manovra andrà fatta».

Del resto dall’Unione Europa non arrivano quei segnali di opposizione alle elezioni in settembre paventati da molti commentatori e da vari esponenti politici, anche del Pd, contrari al voto, e liquidati da Renzi come «terrorismo psicologico da barzelletta». Anzi, in sede Ue si sta già registrando la disponibilità a concedere una certa flessibilità sia sull’entità che sulle scadenze della legge di stabilità: «Spetta all’Italia organizzarne la tempistica, e l’entità dell’aggiustamento dei conti è ancora da definire», diceva ieri alla Stampa il vicepresidente della Commissione Ue Dombrovskis. E si prefigura la possibilità di una manovra in varie tappe: prima, varata entro l’estate dal governo Gentiloni, la sterilizzazione dell’aumento Iva previsto dalle clausole di salvaguardia. Poi al governo successivo toccherà la presentazione della manovra d’autunno, con una dilazione rispetto alla data del 15 ottobre.

Resta invece la feroce contrarietà di pezzi di maggioranza, da Alfano a Bersani, alla legge tedesca e al voto, e la fronda interna al Pd con il ministro Orlando che chiede un «referendum tra gli iscritti» sulle ipotesi di future larghe intese con Berlusconi. Ieri alla Camera sia l’Udc che Mdp non hanno votato la fiducia sulla manovrina e i voucher. Al Senato potrebbero avere la tentazione di far saltare così il governo, bloccando la nuova legge elettorale? Difficile, dicono dal Pd: se si limitassero ad uscire dall’aula, il governo non rischierebbe. E Fi e M5s son pronti a dare una mano. E con Alfano e i piccoli partiti che mettono «veti» Renzi si mostra spietato: «Se sei stato per cinque anni al governo, hai fatto il ministro di tutto e non prendi il 5%, non è che per questo possiamo fermare tutto».

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