Cronaca/Mondo

Il Bilderberg torna a riunirsi: 4 giorni in Virginia snobbando l’Isis. Da Gozi a Elkann, c’è il pieno di poteri forti italiani

(di Carmine Gazzanni – lanotiziagiornale.it) – Nel bene o nel male, è uno di quegli eventi che un certo establishment attende con trepidazione ogni anno. Ed è senza ombra di dubbio il meeting che attira su di sé enormi interessi da parte dell’opinione pubblica, non fosse altro per i partecipanti (gotha del mondo politico, finanziario e imprenditoriale) e per l’alone di mistero che avvolge questi incontri. Parliamo ovviamente del Gruppo Bilderberg, su cui tanti hanno scritto, alcuni anche ravvisando – sulla scia della letteratura complottista – l’origine di una presunta longa manus che influenzerebbe politiche mondiali, strutture finanziarie e addirittura crisi economiche. Al di là di come la si vede, resta un fatto: i meeting di questo pensatoio internazionale hanno la loro rilevanza visti i partecipanti che ogni anno si ritrovano in luoghi inaccessibili alla gran parte della stampa, per disquisire su temi capitali per il globo. Ebbene, nell’indifferenza generale da oggi e fino al 4 giugno il Gruppo Bilderberg torna a riunirsi. Lo farà, secondo quanto è scritto chiaramente sul sito ufficiale del think-tank, a Chantilly, in Virginia. Un luogo, peraltro, non nuovo a questi incontri dato che già nel 2012 si decise di organizzare lì il meeting. Come allora, il luogo prescelto dovrebbe essere il mega hotel di lusso, Westfields Marriott.

Niente terrorismo – Ma, a questo punto, entriamo più nel dettaglio. A indicare i temi che verranno affrontati nella quattro giorni di Virginia, una lista di 13 “key topics” che lasciano intendere come il taglio delle questioni sia squisitamente finanziario. Per dire: nessuno spazio paradossalmente al terrorismo o al fondamentalismo islamico. Stesso dicasi anche per quanto riguarda, ad esempio, la questione siriana o il pesante flusso migratorio che tocca l’Europa (e non solo) e che, come sappiamo, è aumentato negli ultimi anni. E di cosa si parlerà, allora? Innanzitutto dell’amministrazione Trump e dei suoi sviluppi, ma anche – fondamentale – dei patti commerciali trans-atlantici, che pare si siano incrinati proprio con l’arrivo alla Casa Bianca del tycoon; e ancora degli accordi militari e di difesa, per i quali nelle ultime settimane è stato evidente anche il pressing dello stesso Donald Trump, ad esempio nei confronti del nostro Paese. Ma per il Bilderberg merita attenzione anche e soprattutto l’Europa e la direzione intrapresa dall’Ue, col rischio – altra tematica distinta – del sopravanzare dei populismi. Insomma, sembra proprio che ai gotha economico-finanziari spaventano più i populismi che i terroristi. Ma non è finita qui, perché tra gli altri temi spicca, ancora, la Cina, la proliferazione nucleare (e dunque, verosimilmente, anche la situazione nordcoreana) e la posizione della Russia nello scacchiere internazionale.

I partecipanti – Insomma, un meeting impegnativo, non c’è che dire. E non a caso a discutere di tali tematiche saranno personalità internazionali di spicco: 130 partecipanti provenienti da ben 21 Paesi. Tra gli altri, ad esempio, sarà presente il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, il direttore del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde, il ministro dell’Economia canadese Bill Morneau e il viceministro tedesco, sempre dell’Economia, Jens Spahn, pupillo di Wolfgang Schäuble e uomo forte della Cdu. Senza dimenticare, ancora, Wilbur Ross super-trumpiano segretario al Commercio degli Usa. Senza dimenticare, tra gli altri, David Cohen, ex vicedirettore della Cia (prima dell’arrivo dello stesso Trump) e diversi banchieri come Ana Maria Botìn, amministratrice delegata del Banco Santander, e José Manuel Barroso, presidente della Goldman Sachs. E per quanto riguarda gli italiani? In tutto saranno sette i presenti (anche se la lista inizialmente ne contava dieci, ma tre nomi sono stati stranamente cancellati). Si va dal sottosegretario alle politiche europee Sandro Gozi; ai giornalisti come Lilli Gruber, Beppe Severgnini e il direttore de La Stampa, Maurizio Molinari; fino agli evergreen di sempre come John Elkann e l’ex viceministro degli Esteri (e membro di tanti think-tank anche in patria, come l’Aspen) Marta Dassù. Ma c’è spazio anche per importanti new entry, come Fabiola Gianotti, l’attuale direttrice del Cern.

Tw: @CarmineGazzanni

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