Cronaca/Interno/Politica

Luca Telese: “Renzi, Berlusconi e il delitto perfetto di Alfano e Meloni. Ha vinto Verdini”

L’obiettivo è assicurarsi un posto in un’altra maggioranza, con il famigerato “inciucio”, governare insieme al Pd in barba agli elettori

(di Luca Telese – tiscali.it) – Tecnicamente, più che una legge elettorale  è quello che in economia un accordo di cartello. I partiti sopra il 5% si sono messi d’accordo per escludere tutti quelli che sono sotto il 5%. Ma, soprattutto, è una legge che ha importante conseguenza politica per una delle tre coalizioni, il centrodestra, dove viene messa a rischio – soprattutto – la rappresentanza di Fratelli d’Italia, un partito che con i suoi voti potrebbe far vincere i suoi due alleati, la Lega e Forza Italia. Tant’è vero, che di fronte ad una mossa apparentemente incomprensibile, alcuni retroscena ipotizzavano che Silvio Berlusconi potesse essere contrario a questo decisivo punto dell’accordo. Non era così, visto che il Cavaliere ieri ha dichiarato: “La soglia di sbarramento? Qualcuno scrive – ha detto ieri il Ieader azzurro – che sarei contrario ad averla al 5%… è esattamente il contrario: fosse per me io la porterei all’8%”.

Ecco perché mentre si consolida l’accordo “tedesco”, è importante provare a capire il perché di questa mossa.

Nel mirino dello sbarramento, dunque, non c’è solo il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano (che eventualmente potrebbe superare – secondo sondaggi – una soglia del 3%) ma il partito di Giorgia Meloni, che tutti i sondaggi indicano al doppio dei voti che aveva nel 2012. Una crescita impressionante che si è cementata con la campagna elettorale di Roma, dove la giovane leader ha sfiorato un voto su tre. Eppure, al contrario del vero sistema tedesco, dove giustamente si può accedere al Parlamento anche conquistando tre mandato diretto nei collegi uninominali, la bozza di cui si discute è congegnata in modo tale che potrebbe escludere un partito (già esistente o che ancora deve nascere) capace di raccogliere anche due milioni di voti. Un dettaglio che si aggiunge all’altro punto di accordo (ne ho già parlato su questo sito) per impedire agli elettori di scegliere il proprio candidato e di avere un potere di designazione su di lui. Così, allo stesso modo con cui nel mirino di Renzi sono finiti i Democratici e Progressisti di Speranza, D’Alema e Bersani, che – sempre secondo gli istituti demoscopici – potrebbero sottrarre al Pd fra i 3,e i 4 punti, in quello del Cavaliere sono finiti i Fratelli d’Italia. La differenza è che mentre Berlusconi si trova in una coalizione di tre partiti (e malgrado questo ha accettato un accordo dove si nega anche la possibilità di costruire coalizioni!), Renzi ha costruito un partito monocratico, e vuole mantenere attraverso la soglia del 5% il suo monopolio sullo schieramento.

Berlusconi rischia di indebolire il suo stesso schieramento

È per questo motivo che il dibattito sullo sbarramento è diventato automaticamente un dibattito politico sul dopo-voto. Alzando l’asticella della soglia come mai è accaduto nella storia repubblicana (e – soprattutto – in spregio della sentenza della Corte Costituzionale che alla Camera fissava lo sbarramento  al 3%) Berlusconi rischia di indebolire il suo stesso schieramento. Per battere il M5s e i Renziani – che si aggirano intorno al 30% dei consensi con i voti di un’unica lista – infatti, il centrodestra ha un bisogno ineludibile del 4-5% dei voti di Fratelli d’Italia.

Quindi la logica vuole che, se forma un accordo per provare a tenere fuori la Meloni dal parlamento, l’intenzione sia quella di non vincere. Il motivo? Realizzare il “modello Verdini” (nel senso di Denis il padre ispiratore della legge): perdere le elezioni con la coalizione per dividersi subito dopo il voto. Assicurarsi un posto in un’altra maggioranza, con il famigerato “inciucio”, governare insieme al Pd in barba agli elettori.  Mettersi nelle condizioni di perdere, per non dover spiegare ai propri sostenitori la scelta di predisporsi alle larghe intese. Questa soluzione permetterebbe al Cavaniere anche di separarsi dalla stretta dei fratelli-coltelli della Lega, competitori elettorali diretti, mal sopportati da Berlusconi, spaventato dal rischio-sorpasso. Il vantaggio marginale che Matteo Salvini ricava dall’accordo – invece – è ottenere un sistema che premia e valorizza il suo radicamento territoriale sia sul proporzionale che sull’uninominale.

Barrage al 5% può avere effetti importanti su entrambe le ali dei due schieramenti

Eppure – come si dice – il diavolo fa le pentole, ma non sempre anche i coperchi. A sinistra il rischio esclusione potrebbe indurre una alleanza tra i Bersaniani di Mdp e Sinistra italiana che rafforzerebbe una opzione voto “anti-Renzi”. Mentre a Fratelli d’Italia, invece, lo sbarramento  al 5% regalerebbe due fortissime argomentazioni per la campagna elettorale. La Meloni può chiedere agli elettori del centrodestra (e soprattutto al grande bacino degli ex An, molto sensibili su questo tema) un voto per far vincere la coalizione, e un voto contro l’inciucio. Solo il voto in Parlamento, entro il 7 luglio, potrà dire se l’accordo di cartello andrà in porto così come è stato immaginato.

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