Cronaca/Interno/Politica

Porcellum con crauti: il solito parlamento di nominati

Lo chiamano “tedesco” ma è una legge più italiana che mai. Dal maxi-emendamento verrà fuori un parlamento di nominati. Ecco come

(Alessandro De Angelis – huffingtonpost.it) – Lo chiamano “tedesco” questo Porcellinum con qualche crauto. Una legge più italiana (con tutta la sua furbizia) che teutonica (con tutto il suo rigore). Che sostanzialmente non dà certezza al cittadino di esprimere il proprio rappresentante proprio come accadeva con la legge bocciata dalla Corte. Perché il punto centrale dell’accordone, tradotto nel maxi-emendamento presentato in commissione, è esattamente questo: vengono blindati i capilista bloccati di Camera e Senato, come ai tempi del Porcellum. Questa è la sicurezza che mette nelle mani dei leader la selezione degli eletti (una parte nel caso dei partiti maggiori, quasi tutti nel caso di Forza Italia). Per il resto è una lotteria.

E allora, andiamo con ordine, tra i cavilli di questa legge. In Germania l’elettore può mettere sulla scheda per l’elezione del Bunderstag due “X”: una sul candidato del collegio uninominale, una sul simbolo del partito (con relativo listone proporzionale). Dunque ha il potere di scegliere. Non è detto che debba votare il candidato collegato stesso partito. Può succedere – esempio di scuola – che ha fiducia nel candidato del collegio perché è serio, si occupa dei problemi dei territorio, e lo vota, mentre magari non vuole votare per mille motivi il capolista del proporzionale. Può scegliere. E le sorti dell’uno dell’altro non sono legate dalla stessa scheda.

Fatta questa premessa, torniamo da queste parti. Nella sua cosiddetta versione italiana, la “X” è unica. Ovvero sulla stessa scheda a sinistra ci sono i nomi del candidato di collegio, a destra la lista proporzionale. E questa è una differenza enorme. Perché l’elettore mette una sola “X”. Ma evidentemente non sceglie. Inevitabilmente elegge il capolista bloccato. Perché? Semplice: su richiesta del Pd, nel giubilo di Forza Italia e nella furba disattenzione dei Cinque Stelle si è deciso di iniziare l’assegnazione di seggi partendo dai capilista del proporzionale. Quelli scattano sicuro, per primi. E chi ha vinto i collegi? Scatta dopo il capolista bloccato, o meglio – il “nominato” – secondo un meccanismo che pare una lotteria. Funziona così: vai a vedere se c’è un vincitore del collegio che ha superato il 50 per cento. E se non c’è, come probabile? Ripeschi i numeri due e tre del listino bloccato. Poi vai a vedere se c’è, nell’ambito della stessa circoscrizione, un vincitore di collegio (anche che non ha raggiunto il 50 per cento). Una volta finiti, torni di nuovo alla lista proporzionale.

Ecco dunque il paradosso di questa legge: non c’è il meccanismo elettivo proprio di tutti i sistemi maggioritari che chi arriva prima vince. Anzi, si può verificare il caso che uno arriva prima nel collegio ma non viene eletto perché scatta solo il proporzionale. Ed è evidente che questo tipo di legge autorizza a nutrire qualche dubbio di costituzionalità “nella parte in cui non è consentito all’elettore di esprimere una preferenza”. Parole queste, della sentenza della Corte sul Porcellum.

Ricapitolando. Il collegio è “finto” e le liste bloccate, senza preferenze e senza primarie per legge. L’unica cosa che evoca la Germania è il riparto nazionale dei seggi, ma non basta questo a parlare di “modello”. È evidente che tipo di dinamica politica innesca una legge del genere. Chi corre nei collegi, di fatto, col suo impegno sorregge “nominati” e questo può incentivare a correre solo i candidati dei partiti che hanno chance, in questo caso Pd e Cinque stelle. Solo loro possono essere ripescati nella lotteria. I partiti minori metteranno nei collegi le seconde file, perché tanto non sono nelle condizioni di eleggerne più di tanto, blindando al contempo le prime file nella lista bloccata. Un partito medio come Forza Italia – e questo spiega tante cose nella scelta del modello – di fatto nomina il gruppo parlamentare col proporzionale.

Ed è evidente la gigantesca differenza con la Germania – e con ogni democrazia matura – dove la volontà dell’elettore è tutelata. Lì il candidato del collegio che arriva primo è sempre eletto, addirittura è eletto anche se il suo partito non ha superato il 5. Qui, altra variante italica, la piramide della volontà popolare è rovesciata a vantaggio della volontà dei leader. I quali hanno anche la facoltà di offrire a chi corre in qualche uninominale fino tre posti paracadute nel proporzionale. Sempre nella logica dei “nominati”, scelte dai leader e dalle segreterie di partito. Come ai tempi del Porcellum, sia pur con qualche crauto attorno.

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