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“Sturmtruppen”: di Marco Travaglio

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Montanelli diceva: “Per quanti sforzi facciamo, non riusciamo mai a pensare abbastanza male dei politici italiani”. Nel senso che questi riescono sempre ad andare oltre le più funeree aspettative. Ma il vecchio Indro non campò abbastanza per vedere all’opera quelli del Pd – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 2 giugno 2017, dal titolo “Sturmtruppen”.

L’altro giorno, per dire, si erano messi d’accordo con FI e M5S sul modello tedesco. Si pensava, ingenuamente, che avrebbero preso la legge elettorale della Germania e l’avrebbero copiata paro paro (a parte i pochi correttivi imposti dal fatto che là il numero dei parlamentari può variare, mentre qui è fisso per Costituzione). Invece no: era troppo bello per essere vero. Soprattutto troppo semplice. Noi “lo famo strano”, alla Verdone, sempre. Se uno agisce male è perché pensa male. E infatti qual era il retropensiero del trust di cervelli renziani mentre dicevano “tedesco”? “Italicum”.

Sono fatti così: se uno gli domanda dove vanno in vacanza, rispondono “In Sardegna”, e hanno già in tasca il biglietto per le Eolie. O viceversa. Siccome l’Italicum gliel’ha incenerito la Consulta, l’hanno pensata bella: lo tritiamo a spezzatino, lo infiliamo in tocchi qua e là nella nuova legge, la chiamiamo “Germanicum” e magari quelli ci cascano. Ammazza che volpi.

La furbata è opera di Emanuele Fiano che, essendo un architetto che s’è sempre occupato di servizi segreti, finanze, trasporti e poste, è il loro massimo esperto in leggi elettorali (del resto, visti i risultati degli esperti alla D’Alimonte, va bene pure un netturbino).

Il Fiano Regolatore si mette subito all’opra, compulsando i sacri testi, cioè le annate di Sturmtruppen, e in meno di 24 ore scodella il maxiemendamento che, nelle intenzioni, dovrebbe trasformare il Verdinellum-Rosatellum in qualcosa che somigli vagamente al tedesco. Purtroppo la riuscita è parecchio stentata e lo capiscono anche i bambini scemi che è un intruglio italiota.

In compenso in Germania si ride di gusto. L’unico punto di contatto del modello Pd-Sturmtruppen col sistema tedesco è che metà dei parlamentari saranno eletti con l’uninominale di collegio (un solo nome per partito) e metà col proporzionale su liste bloccate (3 o 4 candidati). Tutto il resto non c’entra una mazza. La Germania ha una sola Camera elettiva, il Bundestag (mentre il Bundesrat è formato dei delegati dei governi dei Länder), con due schede: in una si barra il candidato uninominale, nell’altra la lista proporzionale. Quindi si può dare voto disgiunto: se ti piace un candidato uninominale, lo voti; ma, se la lista proporzionale del suo partito non ti garba, ne voti un’altra.

Invece il Pd-Sturmtruppen ci dà una sola scheda per ogni Camera, così dobbiamo prendere a scatola chiusa tutto il pacco confezionato dal capopartito: candidato uninominale e listino bloccato. Se uno è buono e l’altro fa schifo, pazienza: prendi 1, pa- ghi 2. In Germania nessuno può candidarsi in più collegi: basta e avanza un posto nell’uninominale e uno nella lista proporzionale. Già, ma così i raccomandati dai capi rischiano di finire trombati.

Ecco dunque il Fiano Regolatore, ripescare le multicandidature-paracadute. Furbo, lui: ci si può presentare in un collegio uninominale e fare pure il capolista in tre circoscrizioni proporzionali. Così se non si esce qui si rispunta là, o lassù, o laggiù. La casta è blindata. Come nell’Italicum.

In Germania chi arriva primo nel collegio uninominale, cioè prende più voti degli altri candidati, è certamente eletto. Nello Sturmtruppen pidino non è sicuro: calcolati quanti seggi spettano in ciascun collegio a ogni partito che ha superato il 5% (su base nazionale per la Camera e regionale per il Senato), si comincia ad assegnarli a partire dai capilista dei listini bloccati proporzionali. Cioè dai raccomandati dai capi, che non rischiano nulla: prima del voto già sanno che saranno parlamentari, a prescindere dai voti (purché la lista superi il 5%). Se avanzano posti, si prosegue col vincitore del collegio uninominale. Se poi restano poltrone disponibili, se le accaparrano i numeri 2, 3 e 4 della lista proporzionale. E solo quando i listini sono finiti si passa eventualmente al primo dei non eletti nell’uninominale.

Un sistema talmente farraginoso che ci vorranno giorni, chiuse le urne, per capire chi entra e chi no alla Camera e al Senato. Cioè: quelli che fino al 4 dicembre volevano “sapere chi governa già la sera delle elezioni” ora non vogliono farci sapere neppure chi è stato eletto. Una cosa però dev’essere certa: chi non viene scelto direttamente dai cittadini (il capolista proporzionale) ha più chances di chi viene votato con la croce sul suo nome (il candidato uninominale). Sulla carta, sono bloccate le liste: nei fatti, sono bloccati i capilista. Esattamente come nell’Italicum.

Ora, se il sistema tedesco ha un difetto, è quello di consegnare metà dei parlamentari alle segreterie dei partiti, che compilano le liste bloccate sul proporzionale per far eleggere chi vogliono loro. Dopo 10 anni di Porcellum, si sperava che fosse modificato proprio qui, abolendo le liste bloccate e dando più potere agli elettori con la doppia scheda (per il voto disgiunto) e la preferenza unica (nella quota proporzionale esce chi prende più voti, non chi è stato piazzato dal capo in cima alla lista). Invece si fa esattamente l’opposto: niente preferenze; trucchetti per riciclare i capilista bloccati e le multicandidature dell’Italicum; e precedenza ai candidati nominati dalla casta su quelli eletti dal popolo. Un bel messaggio per i cittadini che chiedono di incidere di più: rassegnatevi, chi eleggete voi conta molto meno di chi nominiamo noi. Fortuna che non è passata la legittima difesa by night. Sennò, dopo il tramonto, ci sarebbe da divertirsi.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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