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Carrai, da possibile 007 a ministro della propaganda renziana

Il Richelieu dell’ex premier coordina la task force che combatte il M5s sul web. Tra esagerazioni, improbabili paragoni (con Totti) e gaffe su Facebook. Chi c’è dietro la macchina da guerra social.

(Alessandro Da RoldLuca Rinaldi – lettera43.it) – Doveva diventare il James Bond di Palazzo Chigi, doveva mettere la mani sui Servizi segreti per l’ex premier Matteo Renzi con la delicata gestione della cyber security, ma Marco Carrai, imprenditore e storico Richelieu renziano, ora ha un’altra missione. Sin dai tempi del referendum del 4 dicembre 2017 infatti, Marchino, titolare di imprese come la startup Cys4 (il cui sito da mesi risulta in costruzione), ha preso in mano la propaganda renziana sul web.

CONTRO LE FAKE NEWS GRILLINE. Come un novello ministro della propaganda ha creato una task force per dare battaglia contro le cosiddette fake news delle truppe di Beppe Grillo e del Movimento 5 stelle. È la battaglia delle battaglie. Gli eserciti “del bene e del male” che si confrontano sul web a colpi hashtag e video per smontare articoli, bufale e falsi retroscena. È una guerra che monta giorno dopo giorno avvicinandoci sempre di più alle elezioni anticipate.

TUTTI A DIFENDERE IL “CAPITANO”. Secondo Il Foglio, quotidiano da sempre molto informato sulle “cose” renziane, ci sarebbe lui dietro l’offensiva web che sta scatenando polemiche dopo i post del gruppo su Facebook Matteo Renzi News. Sarebbe proprio Carrai ad aver allevato i giovani ragazzi che da qualsiasi punto della terra possono connettersi a internet per difendere il “Capitano Renzi” dalle bugie delle armate grilline.

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Marco Carrai con la moglie di Renzi, Agnese.

I giovani renziani utilizzerebbero anche profili fasulli su Twitter e Facebook controbattendo agli altri fake grillini. I soldi arrivano dalla Fondazione Open, quella che organizza la Leopolda, finita nelle inchieste su Consip per i finanziamenti dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo e per le consulenze del presidente Alberto Bianchi.

BOB, UNA PIATTAFORMA DISASTROSA. Non solo. Sempre Carrai con i suoi collaboratori, tra cui lo stesso Stroppa, avrebbe coordinato per contrastare la pentastellata Rousseau la piattaforma web “Bob”, applicazione web che è stata duramente criticata da l’Espresso in un articolo di Fabio Chiusi, profondo conoscitore della Rete.

La storia è nota. Tutto nasce per una foto in cui Renzi viene paragonato al capitano della Roma Francesco Totti. Monta la polemica in Rete. Anche alcuni renziani si indispettiscono. C’è chi inizia a indagare. E si scopre che dietro Matteo Renzi News ci sarebbe Alessio De Giorgi, già direttore del portale Gay.it. Da lì il campo si allarga. Perché il segretario del Pd avrebbe un’armata di collaboratori che si dedicano 24 ore su 24 al web.

«LAVORIAMO ANCHE SENZA POLITICA». Del resto la macchina della propaganda social è partita con il referendum costituzionale. E già la longa manus dei “soliti ignoti” si faceva vedere. Per esempio quella di Andrea Stroppa che a ottobre 2016 diceva a l’Espresso: «Il referendum? Se mi chiamano per dare una mano posso anche andarci, ma sia chiaro che né io né Carrai abbiamo bisogno della politica per lavorare. Io ora sono suo consulente e consigliere».

In realtà Stroppa, nel 2012 indagato per associazione a delinquere per essersi introdotto nei siti di governo, polizia e altre istituzioni pubbliche (salvato dal perdono pregiudiziale in quanto minorenne), in quei giorni era già al lavoro eccome. La sciagurata macchina da guerra per il “Sì” era partita e ha trasformato, come ha documentato Vice News, pagine Facebook fabbriche di meme e «buongiornismi» in propaganda.

NELLA SQUADRA C’È PURE MARCHI. Dietro quelle pagine e la ridda di falsi profili che ne aumentavano il coinvolgimento degli utenti ci sarebbe stato proprio Andrea Stroppa. I ben informati del settore ne sono sicuri (leggi la rettifica di Andrea Stroppa del 3 giugno 2017). Tra i genietti e ci sarebbe proprio lui insieme con Alexander Marchi, capogruppo del Pd in consiglio comunale di Scandicci. Stroppa fu arruolato nel 2016 da Carrai nella Cys4, società che condivide con l’ex Eni Lorenzo Bellodi. Non solo. Il testimone di nozze di Renzi vanta soci israeliani nelle sue società, alcuni con legami con l’intelligence di Tel Aviv.

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L’epic fail di De Giorgi che per smentire di essere l’amministratore della pagina “Matteo Renzi News” fa un commento loggato come “Matteo Renzi News”.

D’altronde a mettere insieme la squadra di quelli che Il Foglio ha definito i “guastatori” altri non è stato che proprio Carrai: passato da una possibile nomina a 007 per la cyber security di Stato a motore della propaganda renziana, che nel tempo si è arricchita trasformandosi dallo storytelling all’americana all’emulazione grillina. Su questo campo gioca “Matteo Renzi News”, pagina ufficiosa che utilizza nient’altro che gli schemi comunicativi di Tze Tze by Casaleggio & Associati. Qui il “capo” è appunto De Giorgi, che in questi ultimi giorni ha cercato, in modo piuttosto goffo, sollecitato da un post del blog di Lorenzo Borga, di rinnegare la paternità della pagina.

SEMPRE ACCANTO AL CAPO MATTEO. Insomma, gli uomini della propaganda renziana, avendo fallito il primo assalto a Palazzo Chigi, pur continuando a segnalare a ogni sortita pubblica che «per lavorare non abbiamo bisogno di Matteo», non hanno ancora smesso di seguire il capo.

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