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I 5 stelle e la grande seduzione dei nominati

Dopo anni di battaglie, Grillo e Di Maio blindano l’accordo con Pd e Berlusconi. Ed è già iniziata la guerra sulle liste…

(Alessandro De Angelis – huffingtonpost.it) – Ecco la perdita dell’innocenza, proprio sui “nominati”, vero cemento dell’accordo sul “tedesco all’italiana”. In un post mattutino, molto duro, Beppe Grillo soffoca il dissenso: “I portavoce del MoVimento 5 Stelle in Parlamento voteranno a favore del testo, come deciso dai nostri iscritti”.

Dopo anni di battaglie contro i capilista bloccati, vietato aprire il dibattito, anche ora che c’è un testo che li inserisce. Grillo sostiene l’opposto e su questo ordina disciplina. Conta la volontà della mitica rete, che ha votato a favore del tedesco che si usa in Germania, senza leggere la sua traduzione italiana: “I portavoce del MoVimento 5 Stelle devono rispettare questo mandato perché il testo depositato in commissione mercoledì sera corrisponde al sistema votato dai nostri iscritti”.

È evidente il riferimento a quei parlamentari – Fico, la Taverna, tanti altri – che avevano paragonato questa legge, una volta letta, a un Porcellum (leggi qui come favorisce i capilista bloccati). La rivolta, più o meno rumorosa, ha fatto vacillare l’accordo col Matteo Renzi e Silvio Berlusconi: “È dovuto intervenire – sussurrano i parlamentari dell’ala non ortodossa – perché sé scoppiato un casino, e se scoppia un casino salta l’accordo. E se salta l’accordo salta tutta l’operazione Di Maio”. L’operazione è la costruzione della sua premiership alle elezioni. Non a caso è lui, oltre al Fondatore, l’unico a parlare e ad avere diritto di parola, in una giornata in cui il post ha cucito le bocche di tutti: “C’è una trattativa in corso per approvare la legge elettorale. Il nostro obiettivo è andare al voto il prima possibile”.

Voto presto, prestissimo perché la paura che precipiti Roma per i Cinque Stelle è pari a quella di Renzi del voto siciliano, e la convergenza delle paure porta al desiderio del 24 settembre o 1 ottobre. E porta alle liste bloccate il più possibile, con un sistema in cui il leader decide le candidature. Davide Casaleggio, il più alto del sistema centralizzato, punta su Di Maio come referente politico e attorno gli sta anche creando uno staff: “La guerra sulla legge elettorale – dice un dissidente – si spiega solo con la guerra tra di Maio e gli altri. Lui mette i capilista e gli altri rischiano di stare fuori”. E il vice-presidente della Camera si gioca proprio tutto su questa legge. È lui che ha aperto al tedesco, recependo l’appello di Mattarella sull’urgenza di una legge elettorale. Se dovesse saltare l’accordo ne uscirebbe azzoppato. Tutto racconta di una sete di potere: il Palazzo, il governo, la stanza dei bottoni, i fedelissimi, la squadra su cui si è già al lavoro, a partire dal futuro ministro dell’Economia, figura attorno alla quale sono partiti dialoghi coi mondi che contano.

Si spiega così il comportamento iper-trattativista in commissione affari costituzionali, con l’obiettivo di non far saltare l’accordo – o l’inciucio – sui capilista bloccati. Danilo Toninelli propone emendamenti – dalle candidature al premio del 40 – senza aut aut e soprattutto nessuno propone l’unico che minerebbe il radice il patto sui nominati, ovvero sul voto disgiunto. Prosegue il parlamentare: “Per ora regge, è difficile prevedere cosa succede da qui a domenica. C’è l’inferno”.

Il problema è la pressione ambientale. Commenti sui social: “Non vi votiamo più”, “non si può minacciare espulsione se uno critica questa legge”. Rimbalza la parola Porcellum e il severo editoriale di Marco Travaglio, sulle differenze tra il modello tedesco vero e il pasticcio all’italiana. E sul modello tedesco si sono espressi gli iscritti, sull’altro sono state zittite le critiche.

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