Campania/Cronaca/Interno/Napoli

Vomero, via Solimena, 107: ha chiuso il negozio Duma

Una ditta quasi centenaria, nata nel lontano 1918

“ Il Vomero – afferma Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari – era una delle aree commercialmente più attive del Comune di Napoli, ma negli ultimi anni ha fatto registrare segni di forte crisi, specialmente per quanto riguarda i cosiddetti negozi storici. Il numero di attività commerciali che hanno chiuso o si sono trasferite a causa dei costi elevati di gestione è aumentato col passare del tempo. Mentre sono spuntate come funghi attività legate ai pubblici esercizi, principalmente bar, paninoteche e sfizioserie oltre a diverse attività del commercio cinese. L’ultimo caso, in questi giorni, riguarda un esercizio presente da molti lustri in via Solimena, al civico 107, il negozio Duma, una ditta nata nel 1918, come si legge sull’insegna che, dopo aver promosso nelle scorse settimane, anche attraverso internet, una svendita totale con il classico “fuori tutto”, da sabato 3 giugno ha definitivamente abbassato le saracinesche “.

” Una ditta alla quale gli abitanti della collina erano molto affezionati – ricorda Capodanno -. Non c’è vomerese, infatti, che non sia passato almeno una volta nel negozio posto ad angolo con via Merliani,  vuoi per acquistare un ombrello, una borsa o un trolley vuoi per farlo riparare. Ricordo ancora la grande commozione che suscitò l’improvvisa morte dell’allora titolare Bruno Duma, avvenuta a 74 anni nel dicembre del 2015, un commerciante molto conosciuto e stimato nell’intero quartiere, i cui clienti, per l’abilità manifestata in tanti lustri di attività, specialmente nel riparare borse, valigie e ombrelli, l’avevano affettuosamente appellato ” l’ombrellaio del Vomero “. Molti ricordano ancora la sua risata, particolarmente coinvolgente. I familiari hanno poi portano avanti, con lo stesso impegno e con la stessa gentilezza, l’attività, fino alla chiusura  “.

” Sicuramente – aggiunge Capodanno – si possono enumerare diverse cause che hanno determinato, negli ultimi tempi, la quasi totale scomparsa di molte attività che, oltre ad avere caratteristiche commerciali vere e proprie, per la vendita di prodotti, erano nate anche con aspetti legati al puro artigianato. Tra queste attività certamente vanno ricomprese quelle connesse alla riparazione di oggetti, quali appunto borse, valigie e ombrelli, ma anche per i servizi, come idraulici, fabbri e falegnami. Al riguardo vi è da considerare il dato che gli acquisti vengono sempre più orientati verso prodotti di qualità non eccellente che, una volta rotti, vengono buttati per acquistare prodotti nuovi, piuttosto che sostenere i costi di riparazione di prodotti di buona qualità. Un fenomeno quest’ultimo legato anche all’espansione e alla notevole diffusione, avvenuta di recente pure in un quartiere come il Vomero, di prodotti orientali offerti a costi molto contenuti “.

“A dare un ulteriore colpo di grazia ad alcuni comparti del terziario, presenti da molti lustri al Vomero  – stigmatizza Capodanno – ha certamente contribuito anche la politica portata innanzi da alcuni anni a questa parte, che ha palesemente favorito l’ambulantato e, più in generale, le attività commerciali non a posto fisso, le quali si sono appropriate d’interi tratti di strada, a partire da quelle presenti nell’isola pedonale di via Scarlatti. Tutte attività fortemente concorrenziali rispetto al commercio e all’artigianato a posto fisso, anche perché presentano ovviamente costi di gestione nettamente inferiori, potendo effettuare le vendite a prezzi decisamente concorrenziali, in qualche caso anche aggirando alcune normative di carattere fiscale “.

“Eppure – conclude Capodanno – basterebbe poco per cercare quanto meno di arginare questa vera e propria ecatombe di esercizi commerciali al Vomero, molti dei quali storici. Infatti, da un paio d’anni a questa parte esiste una legge regionale per valorizzare e tutelare gli esercizi e le botteghe storiche della Campania, normativa che avrebbe dovuto allineare la nostra regione ad altre regioni italiane, dove tale normativa è presente già da lustri. Ma a Napoli, per quanto è dato sapere, essa sembra rimasta, in gran parte, sulla carta,  in quanto sarebbe ancora da completare il censimento di tutte le attività che potrebbero fruire dei benefici, anche economici, previsti dalle norme in questione“.

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