Cronaca/Editoriali/Interno

Roberto Saviano: “Non solo odio sui social network”

Un post di Marchisio, calciatore della Juve, sui migranti. Al di là dei soliti haters, molti  lo apprezzano. Anche un tifoso del Toro

(Roberto Saviano – http://espresso.repubblica.it) – Mi capita, parlando di social, di dire che le offese che arrivano dagli hater non vanno temute perché più sono merda, più concimano. Il commento che chi mi segue si aspetta da me, come parlare di una faida di camorra o recensire un libro, può generare dissenso: c’è chi mi accuserà di aver diffamato Napoli e chi mi dirà di aver letto il libro che consiglio e di averlo trovato orrendo. Reazioni scontate; non si può essere tutti d’accordo. Non solo, i social sottraggono fisicità, si percepisce chi parla come distante e quindi l’offesa si immagina possa ferire di meno, o non ferire affatto. Ovviamente non è così, ma questo è un capitolo a parte. Quando invece si entra a gamba tesa in uno spazio percepito come inusuale per uno scrittore che si occupa di criminalità organizzata, il dissenso viene espresso con una violenza che merita qualche considerazione. Se parlo di immigrazione, la prima cosa che mi si risponde è: «Che ne sai tu di immigrazione dal tuo attico a Manhattan». Provo a spiegare che la bufala dell’attico a Manhattan l’ha diffusa un senatore di Ala vicino a Nicola Cosentino e a Silvio Berlusconi che nutre profonda antipatia per me. Ma si sa, à la guerre comme à la guerre e per sconfiggere il nemico l’insulto non merita fact checking. Paradossale no? Essere percepito da alcuni come un nemico solo per aver espresso un’opinione. E poi se si ha visibilità si viene considerati distanti, in un iperuranio dal quale osservare e commentare le umane sciagure equivale a uno sport odioso. Dunque bisogna tacere, ecco la soluzione. E chi non vuole tacere? E chi pur essendo scrittore, regista, comico, attore, sciatore, calciatore sente la necessità di prendere posizione, cosa può aspettarsi? Per lo più insulti.

Il 25 maggio Claudio Marchisio, centrocampista della Juventus, ha fatto un post molto semplice, eccolo: «Viaggi della speranza che finiscono in tragedia per molte persone! Ancora corpi senza vita nel #mediterraneo. Come la tragedia di Manchester, avvenuta pochi giorni fa, continuiamo a vedere, sentire e leggere notizie strazianti e storie assurde! Come sta cambiando il mondo?».

Questo post è una presa di posizione, soprattutto perché accompagnato da un’immagine che già da sola avrebbe fatto comunicazione: una migrante in mare disperata, aggrappata a un salvagente. Ho scorso i commenti al post di Marchisio, sono molti, ma molti di più sono i like, i “sono d’accordo” di chi legge ma non scrive. Di chi legge, condivide e lascia un segno di approvazione. Capita sempre così: chi insulta è in minoranza ma sembra fare più rumore. Sembra, appunto: stiamo attenti a saper interpretare i numeri che i social ci consegnano perché il rischio è di pensare che siano popolati solo da persone livorose. E poi tra i commenti al post, quelli che mi hanno colpito, non sono i soliti «portali a casa tua» o «sei milionario che ne sai di noi italiani che non arriviamo a fine mese», ma altri, di altro tenore. Quelli di chi capisce che a essere di troppo non sono i commenti di Marchisio, ma a mancare sono i commenti di chi dovrebbe prendere posizione e non lo fa. Di chi si arrende perché sa che esporsi non è mai facile, soprattutto quando si è in pochi. Perché chi si espone diventa bersaglio.

Il testo di Marchisio era diretto: volendo approfondire si potrebbe aggiungere che la Libia non potrà gestire i flussi se non impedendo forzatamente le partenze. E come lo farà? Con lager che sono carceri? Luoghi di tortura in cui non vigono diritti, ma solo disperazione e morte? E l’Italia può permettersi, ancora una volta, simili accordi? Quale sarà in termini di vite umane la chiusura della rotta mediterranea? Accade anche che la guardia costiera libica spari sui gommoni che trasportano migranti prima che siano portati in salvo dal personale delle ong che quindi diventa testimone scomodo che potrebbe, come fa, raccontare cosa accade in mare. Da qui l’operazione anti-ong degli ultimi tempi, altro che “taxi del mare”. E poi ci sono gli utenti di Facebook che a centinaia hanno risposto a Marchisio così: «Sarebbe molto importante che persone popolari come te cominciassero a porre un accento su questo problema. Credo che sia un atteggiamento doveroso per chiunque nel mondo dello sport, dello spettacolo e anche della cultura in generale, abbia costantemente su di sé l’attenzione di centinaia di migliaia di persone», firmato un tifoso del Toro.

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