Cronaca/Interno/Politica

Gli obbligazionisti Etruria imbufaliti protestano sotto casa della Boschi a Laterina: “Vattene!”

(Gianluca Baldini per La Verità) – Ieri il piccolo paese di Laterina, in provincia di Arezzo, si è svegliato con una serie di striscioni contro il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi. Gli striscioni sono stati issati nella notte lungo la strada principale del paese del Valdarno dove risiede la famiglia Boschi. L’ iniziativa è stata presa dall’ Associazione vittime del Salvabanche, che riunisce gli ex obbligazionisti della vecchia Banca Etruria, per chiedere le dimissioni dell’ ex ministro delle Riforme.

PER STRADA

La scelta della location non è casuale: a Laterina vivono i genitori del sottosegretario, e il padre Pierluigi ha ricoperto la carica di vicepresidente di Banca Etruria prima del commissariamento. Lo stesso padre e manager che – per la terza volta – è stato multato come alto dirigente di Banca Etruria.

In ordine di tempo, l’ ultima multa comminata a Boschi senior è di inizio giugno e ammonta a 120.000 euro. A richiederla è stata la Consob, istituto che ha comminato una maxi sanzione da 2,6 milioni per 33 consiglieri del gruppo aretino. La commissione di vigilanza delle società quotate contestava le carenze del prospetto informativo diffuso da Etruria: secondo l’ autorità di vigilanza, la banca non avrebbe sottolineato il corretto livello di rischio delle obbligazioni vendendole come prodotti comuni anche al mercato dei piccoli risparmiatori, quelli che avrebbero dovuto invece esserne esclusi.

Sono proprio loro, gli investitori comuni, quelli che si sentono più gabbati. E così la principale strada di Laterina ieri era tappezzata di striscioni con scritto «La nostra vita azzerata» e «Dimettiti», rivolti tutti alla famiglia Boschi. I cittadini che hanno perso tutto con la risoluzione delle quattro banche dicono: «Non siamo risparmiatori di serie B, gli unici azzerati della storia del risparmio italiano», come si legge in un comunicato diffuso dall’ Associazione vittime del Salvabanche. «Non si rassegnano a essere governati da uno Stato ingiusto e assente, che dopo aver fatto finta di rimediare all’ azzeramento di tanti cittadini truffati, scarica sulla fiscalità pubblica gli altri disastri bancari e si guarda bene dall’ istituire una commissione di inchiesta», conclude il comunicato.

Inoltre, bisogna considerare che, mentre i risparmiatori attendono ancora i soldi bruciati con Banca Etruria, il prossimo bubbone destinato a esplodere è quello legate alle due banche venete: Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca. Se non si trova un accordo in tempi brevi, il rischio concreto è che migliaia di risparmiatori che hanno creduto nei prodotti dei due istituti del Nord Est finiscano ugualmente impantanati. D’ altronde, come dar torto ai piccoli investitori di Banca Etruria & company? Sulla questione delle banche «c’ è la volontà di massima trasparenza e chiarezza e, se possibile, vorrei che gli arbitrati siano gestiti dall’ Anac di Raffaele Cantone, un autorità terza, autorevole, per la massima trasparenza», diceva Matteo Renzi a dicembre 2015.

Ma a quasi due anni di distanza la situazione è ben diversa e tutt’ altro che rosea. Non solo il 31 maggio si è chiusa la possibilità di accedere al meccanismo di rimborso forfait per le obbligazioni azzerate con il salvataggio delle quattro banche (le vecchie Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti), ma, attraverso il Fondo interbancario, sono state aperte poco più di 600 pratiche aggiuntive rispetto alle oltre 15.000 ricevute entro gennaio. In totale quindi il Fitd ha liquidato 9.000 pratiche restituendo ai risparmiatori oltre 110 milioni di euro. All’ appello, però, mancano oltre 6.000 persone e le stime dicono che la cifra liquidata dovrà superare i 200 milioni di euro. 

MESI DI ATTESA

Il problema è che spetta all’ Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone formare le commissioni e avviare le pratiche, peccato che il testo del provvedimento che fissa i criteri per l’ istituzione dei collegi non sia mai arrivato all’ Anac e dunque ci vorranno ancora mesi prima di rispondere a tutte le istanze e soprattutto dare il via libera alla restituzione dei soldi.

Il provvedimento, in prima istanza a novembre 2016, era stato bocciato dal Consiglio di Stato. I giudici amministrativi avevano infatti evidenziato il rischio di «illegittimità costituzionale» nella prima stesura e rinviato il testo al ministero dell’ Economia per le correzioni. Cinque mesi dopo il governo ha stilato il nuovo provvedimento che avrebbe dovuto sanare le lacune segnalate in precedenza. A oggi, però, l’ Anac non ha ricevuto nulla e non ha potuto dare il via ad alcuna commissione. L’ unica certezza dei risparmiatori è che dovranno attendere a lungo.

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