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Il mortale azzardo di Renzi che finirà per fare fuori se stesso

Prima quelli dell’ex Ditta, adesso Prodi, Letta & co.: per plasmare un partito a sua immagine e somiglianza, il segretario sta svuotando il Pd. Resterà soltanto il Giglio magico. Che però, presto o tardi, lo tradirà.

(Paolo Madron – lettera43.it) – Par di capire, almeno a leggere i dotti resoconti su una riforma elettorale sempre più arzigogolata, che la posta in gioco del voto anticipato sia scegliere in quale vicolo cieco il Paese andrà a infilarsi. Se quello inciucista dell’alleanza tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, i cui risicati numeri però non garantirebbero un cammino scevro di patemi. O quella barricadera dell’inedita accoppiata Beppe Grillo-Matteo Salvini, cui i numeri che farebbero subito difetto sono quelli dei conti pubblici travolti dall’onda d’urto di uno spread stellare (piccolo inciso: quanti invitano a ribellarsi all’Europa e a rompere la dittatura dei mercati finanziari dimenticano che è lì dove costantemente andiamo a fare provvista di soldi per rifinanziare un debito pubblico altrimenti insostenibile).

I LIMITI DI UNA POLITICA RIDOTTA A PURO TATTICISMO. La fregola di andare a elezioni anticipate genera non solo mostri giuridici, il Fianum italo-tedesco acconciato alla bisogna, ma anche ircocervi prodotto di forze ideologicamente antagoniste. Qualcuno dirà: chi se ne frega dell’ideologia, destra sinistra centro oramai pari son e i partiti somigliano sempre più alla notte di Hegel in cui tutte le vacche sono nere. Per fortuna non è così. E ridurre l’imminente disfida elettorale a mero gioco di potere può riservare spiacevoli sorprese. Intanto perché sì, l’ideologia è moribonda ma non è ancora morta del tutto. Poi perché non si può pensare che la politica ridotta a puro tatticismo regga sfide sociali e culturali sempre più complesse.

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Silvio Berlusconi, Romano Prodi ed Enrico Letta in una foto d’archivio.

Dunque, qui si torna a bomba (o al Bomba, come qualcuno teneramente lo chiama), ovvero alla spregiudicatezza con cui Renzi sta normalizzando il Partito democratico al fine di ridurlo a sua immagine e somiglianza, avendo più o meno come modello di riferimento quello del cavaliere di Arcore. Ma per capire quanto sia ardua l’impresa basterebbe osservare che, mentre Silvio un partito l’ha fondato dal niente, l’ex premier ne ha ereditato uno dalla storia secolare.

DOPO LA DITTA, NEL MIRINO UN ALTRO PEZZO DI PD. Perciò Renzi ci pensi bene prima di pigiare all’inverosimile l’acceleratore dell’esclusività: ha fatto fuori quelli dell’ex Ditta, e fin qui va anche bene perché si vede come reduci e vecchie glorie insieme fatichino a raggiungere la soglia minima della rappresentanza. Ma adesso ha alzato il tiro, avendo baldanzosamente ammesso che il suo obiettivo è la riaffermazione della nazarena intesa, non importa se con Berlusconi in spolvero o con ciò che della sua eredità politica sopravviverà, e ha messo nel mirino la componente cattolico-popolare, che nel Pd è parte costitutiva. Lo ha fatto, si badi bene, con l’ennesima forzatura di un dogma che ha agito in questi anni da collante, ovvero che il fondatore di Forza Italia fosse antagonista.

NON RESTERÀ ALTRO CHE IL GIGLIO MAGICO. Ora qui non è in discussione se sia giusto e meno scendere a patti con il nemico di sempre, né si fatica a trovare elementi di ragionevolezza in chi dice che l’ossessione fine a se stessa per il nemico ha finito per frenare l’azione riformatrice che il centrosinistra era chiamato a svolgere. È in discussione se tatticamente abbia senso o meno per Renzi fare terra bruciata dentro il partito. Prima via Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani & co., e va bene. Adesso fuoco incrociato su Romano Prodi, Enrico Letta e gli ex democristiani che si stanno mettendo di traverso alla sua fretta di votare. Di questo passo dentro al Pd non resterà che il Giglio magico che, come lo specchio della regina cattiva, gli dice sempre che è il più bello del reame. Fino al giorno in cui, proprio come nella famosa fiaba, gli dirà che esiste qualcuno più bello di lui. E si sa come poi è andata a finire.

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