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Luca Telese: “I social hanno ucciso la legge elettorale”

La maggioranza d’acciaio è diventata di cristallo in soli due giorni perché dentro ogni schieramento c’era un movimento di opinione contrario

(di Luca Telese – tiscali.it) – Alla fine è stata una vittoria dell’opinione pubblica. E ancora di più dell’opinione social. Una vittoria senza precedenti e di incredibile peso: un accordo tra quattro partiti (più satelliti) che sulla carta teneva insieme l’80% del parlamento (la maggioranza più blindata della storia) è andato letteralmente in frantumi sotto il tiro dei franchi tiratori. “La legge elettorale non c’è più – denuncia il relatore, Emanuele Fiano – è colpa del M5s”. Ma anche questa è comprensibile propaganda: Forza Italia e Pd con circa 330 voti sulla carta avevano tecnicamente i numeri per approvare la legge da soli. Non è vera nemmeno l’impressione di un Pd compatto circolata sui social sulla suggestione dell’ormai famoso screen shot del tabellone dell’emiciclo. Infatti bisogna fare attenzione a interpretare quell’immagine, dove sembra che vinca il rosso (cioè il No all’emendamento). Alla chiusura del voto, invece, ha prevalso il colore verde perché si trattava di un emendamento al testo della commissione (il verde a favore era contro il relatore). Quindi il vero dato, rispetto a quell’immagine ingannevole è che non si tratta della fotografia definitiva del voto.

Maggioranza d’acciaio è diventata di cristallo

In pochi secondi – mentre interviene la schermatura della votazione segreta, dopo il clamoroso errore di Laura Boldrini (qualcuno mercoledì a Montecitorio malignava l’ipotesi che si trattasse di un tentativo di fare “tana” ai dissidenti) molte di quelle lucine rosse – pro accordo – diventano contro nel momento finale. Oltre duecentocinquanta sì all’emendamento Biancofiore che si raccolgono in un pugno di secondi. Franchi tiratori che non possono non trovarsi, prevalentemente, tra le fila del Pd. Ma il vero dato politico è un altro: la maggioranza d’acciaio è diventata di cristallo in soli due giorni perché dentro ogni schieramento c’era un movimento di opinione contrario. Nella galassia grillina il No era capitanato da Il Fatto. In quella democratica da La Repubblica, e nel centrodestra da La Verità.

Un Re Mida al contrario

Sui social il Germaichellum era etichettato come legge-pro-inciucio più o meno ovunque. Questo è il primo accordo parlamentare seppellito dall’annuncio di un voto virtuale – quello sul blog – che è stato considerato automaticamente come l’avvisaglia di un rompete le righe imminente. La legislatura aperta da uno streaming si chiude con una minaccia di un “webliscito”. Mercoledì, persino nel club raffinato di Twitter #LeggElettorale era la voce più discussa in Italia (e potete immaginare come). Ma questa è anche – e soprattutto – la grande sconfitta di Matteo Renzi: i quattro firmatari del patto nell’ora della sconfinata scompaiono, il governo tiene, Angelino Alfano resuscita dall’Oltretomba, mentre il leader del Pd, per la seconda volta, appare come quello che trasforma il piombo tutto quello che tocca. Un Re Mida al contrario. Per la seconda volta Renzi immagina percorsi folgoranti che lo conducono al voto, realizza formidabili accordi extra-istituzionali, innalza trincee parlamentari, che puntualmente – come accadde per il referendum – vengono travolte dalla realtà. Il re dei trappoloni finisce intrappolato da se stesso.

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