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Marcello Veneziani: “Ma al voto in fretta per far che?”

(Marcello Veneziani – Il Tempo) – Ma cos’è questa ossessione di andare a votare in anticipo? E per giunta in anticipo ridicolo, di soli sei mesi? È caduto il governo? È morto Gentiloni, anche se non ci eravamo accorto che era vivo? Non c’è più la maggioranza?

Scusate se non tifo per partito preso ma ragiono da italiano di buon senso, però mi chiedo, vi chiedo per quale ragione oggettiva dobbiamo affrettarci a votare.

Anticipando di sei mesi saniamo una situazione malata e irregolare, miglioriamo le cose del Paese, razionalizziamo il quadro politico? Macché, nella migliore delle ipotesi saremo in una situazione simile a quella di adesso. Nella più probabile avremo invece un parlamento che non riuscirà a esprimere nessuna maggioranza di governo e dovrà vivacchiare o vivere di inciuci e presto tornare al voto.

Con l’attuale sistema tripolare raddoppiato non ci sono margini di governabilità se non a prezzo di inciuci di basso profilo. Il sistema prescelto, tedescoide, funziona male già lì dove sono tedeschi, figuriamoci da noi. Serve solo ai ragazzi dello zoo di Berlino, tanto per citare un vecchio film.

Il quadro che si preannuncia è il seguente: due forze maggiori che non arrivano a vincere se non coalizzandosi tra loro o con i resti della fiera (M5S e Pd); poi due forze intermedie che superano di sicuro la soglia (Lega e Forza Italia) ma una va all’opposizione e l’altra gira random; e poi due o tre forze più piccole che sono sul filo della soglia (Fratelli d’Italia) o che ce la fanno se si coalizzano (le sinistre sparse e con più difficoltà i centrini dispersi).

Ma qual è la ragione di andare prima al voto, il governo in carica non ha più i voti, sta accadendo qualcosa, c’è una necessità scritta dagli dei?

No, è solo la frenesia cumulativa di alcuni personaggi e dei loro partiti: uno ha fretta di tornare in sella e liquidare la sua protesi al governo (Renzi), un altro campa su uno slogan stupido e irresponsabile ma molto seguito (“mandiamoli tutti a casa” è il mantra grillino) e poi altri hanno fretta di votare perché sanno che aumenteranno i loro seggi (Salvini e Meloni se supera la soglia)…

Si aggiunga la solita spacconeria di tutti che devono per forza vantarsi di non aver paura delle urne, quasi una prova di virilità e di esibizionismo, anche in caso di microorganismi che temono il voto più che l’umidità.

C’è in quei ragionamenti il riflesso di un interesse veramente generale e nazionale? Macché, assolutamente no. E allora perché affrettarsi con questa pagliacciata, come se a settembre cambiasse il destino dell’Italia e non piuttosto i comodi di qualcuno?

Certo, mi dispiace che le stesse cose contro il voto anticipato le dica Napolitano o Bersani, e al governo le dica Alfano e non per l’interesse superiore del paese ma solo per continuare a campare e restare il più possibile al governo, prima che cali la notte.

Così come mi dispiace che lo dica la Boldrini, a sua volta per sopravvivere ancora qualche mese alla presidenza della Camera e per condurre in porto alcune leggi stupide o sciagurate.

Ma come non si può chiedere il voto anticipato solo per far piacere a qualcuno che ne trarrà vantaggio, per la stessa ragione non si può tacere sulla follia di votare sei mesi prima, solo per dispiacere a quelli che non vogliono votare per interessi di parte o personali.

Chi ha senso dello Stato e un residuo amor patrio deve avere l’onestà di dire che tutta questa fretta per vedere un altro parlamento eletto con liste bloccate, incapace di esprimere un governo, senza maggioranza e senza un disegno per il paese, è un’altra prova di quanto si sia perso il buonsenso più elementare e l’idea di un interesse generale.

Ma non prendetevela solo coi soliti politici, sono lo specchio del paese; pensate a quella gente che vuol andare a votare prima solo per non far scattare i benefici ai parlamentari… Stupida, irrisoria, vendicativa pretesa che farebbe risparmiare spiccioli e perdere molto di più.

Ma a loro interessa solo mandare a casa e punire chi guadagna più di loro. In più saranno presi per i fondelli, perché si voterà comunque dal 15 settembre in poi e i parlamentari avranno maturato i loro diritti.

Furbetti disonesti in alto e imbecilli rancorosi in basso.

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