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Maurizio Belpietro: “E la stangata d’autunno lo metterà ko”

(Maurizio Belpietro per la Verità) – Tutto come previsto: Beppe Grillo, aiutato da un bel numero di franchi tiratori che non vogliono accorciare la legislatura e rinunciare allo stipendio, alla fine ha fatto saltare il banco, lasciando il cerino acceso nelle mani di Matteo Renzi. E ora l’ ex presidente del Consiglio invece di tornare a Palazzo Chigi, come ardentemente desidera, rischia solo di scottarsi. Anzi, di bruciarsi.

L’ avevamo previsto in un articolo della scorsa settimana, allorquando avevamo sconsigliato Silvio Berlusconi dal partecipare all’ inciucio elettorale. Attento, avevamo scritto allertando il Cavaliere, se il capo dei 5 stelle fa quello che lei fece quasi vent’ anni fa con Massimo D’ Alema, mandando a gambe all’ aria la Bicamerale, finisce che a pagarne le conseguenze saranno proprio gli artefici dell’ intesa, cioè il segretario del Pd e lei, il leader di Forza Italia.

Impossibile, replicavano gli esperti di faccende parlamentari. Se i pentastellati si tirassero indietro dimostrerebbero la loro inaffidabilità e la mossa si ritorcerebbe proprio contro di loro. Sciocchezze. Innanzitutto rovesciando il tavolo i grillini potranno sempre addebitare il conto al Pd e ai suoi alleati, sostenendo che sarebbe bastato copiare il modello tedesco e non costruire una tagliola all’ italiana per consentire ai capi bastone dei partiti di scegliersi gli eletti, e il gioco sarebbe stato fatto, con i seguaci di Beppe pronti a onorare i patti.

Le preferenze sulle schede elettorali e i listini non bloccati, del resto, sono sempre state un cavallo di battaglia del movimento, perché rientrano nel progetto di dare spazio al popolo e non alle segreterie dei partiti. Gli elettori dunque non potranno che applaudire la scelta di chiamarsi fuori dal pastrocchio elettorale, o per lo meno non potranno che rallegrarsi quegli italiani che votano per i 5 stelle. Nessun passo falso, perciò.

Ma non solo. Il Pd e i suoi compagni non sembrano capire che la maggioranza dell’ opinione pubblica se ne impipa della legge elettorale. Anzi, non sa neppure se sia meglio il Consultellum, il Tedeschellum o il Maialinum che si voleva approvare.

Quasi nessuno si appassiona alla questione del sistema con cui andare alle urne, e ancora meno sembra afferrare le sottigliezze delle soglie di sbarramento, dei collegi uninominali e del ricalcolo proporzionale. Per dirla con un dirigente di alto rango dello stesso Pd, «quando parliamo di legge elettorale sembriamo pesci in un acquario: apriamo la bocca e giriamo in tondo, senza renderci conto che fuori c’ è il mondo e ha altri problemi».

La sensazione di scollamento tra classe politica e opinione pubblica in queste ore appare esattamente come descritta dal dirigente del Partito democratico. L’Ilva licenzia dopo essere stata venduta. L’Etruria licenzia dopo essere stata «salvata». Un paio di banche licenzieranno per salvarsi. L’Alitalia, forse, non si salva neppure licenziando. E mentre si perdono decine di migliaia di posti di lavoro la politica che fa?

Parla di legge elettorale e di scadenze per tornare a votare e si occupa di nomine in Rai. Ora Renzi e i suoi fanno sapere che la legge elettorale è morta e rinviano tutto a dopo le amministrative, appuntamento con il quale il centrosinistra rischia la batosta. Di sistemi per tornare alle urne si ricomincerà a parlare dopo, ma è molto improbabile che si faccia con una legge ad hoc. Al massimo si farà una porcata ad hoc, cioè un decreto per armonizzare le norme in vigore tra Camera e Senato.

Comunque vada, Renzi ha già perso, perché difficilmente si potrà votare a settembre. Per quante capriole faccia, per lui sarà impossibile sottrarsi alla manovra d’ autunno e alle responsabilità di quattro anni di governo. Il segretario del Pd aveva imposto tempi da Speedy Gonzales per schivare la stangata europea.

Purtroppo per lui, il colpo di mano non è riuscito. A segno invece è andato un colpo che rischia di essere mortale per la leadership dell’ ex presidente del consiglio. Dopo lo schiaffo del 4 di dicembre dello scorso anno, Renzi contava di essersi risollevato con le primarie, ma ora arriva una botta da ko. Se lo conosciamo un po’, tenterà ancora di rimettersi in piedi e di incrociare i guantoni, ma ormai sul ring si intravvede solo un pugile suonato destinato alla sconfitta.

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