Cronaca/Inchieste/Interno

Norbert Feher, alias “Igor il russo”, ha un complice

(Giuseppe Baldessaro per la Repubblica) – Norbert Feher, alias “Igor il russo”, ha un complice. C’ è qualcuno che lo protegge e lo nasconde in un luogo sicuro. Ne sono certi i magistrati che conducono l’ inchiesta sul killer di Budrio e Portomaggiore.

E ne sono certi anche i carabinieri che dal primo aprile scorso, data del primo omicidio, gli danno la caccia tra le province di Bologna e Ferrara. Per questo ora non è più considerato un fuggitivo, ma un latitante.

Un fantasma che solo per un certo periodo ha vissuto alla macchia e che ora, molto probabilmente, se ne sta sempre nella stessa zona, ma tra “mura amiche”.

La nuova pista su cui stanno lavorando gli inquirenti spiegherebbe tutta una serie di circostanze e parte da quella che è ormai un convinzione: «La rapina al bar-tabacchi a Riccardina di Budrio non fu casuale».

Feher non scelse a caso l’ esercizio commerciale nel quale sparò a Davide Fabbri, sua prima vittima accertata. Il bar dista infatti oltre 20 chilometri dall’ area nella quale agiva solitamente e nella quale ha poi assassinato la guardia ecologica Valerio Verri e ferito l’ agente di polizia Marco Ravaglia.

I carabinieri hanno analizzato i video delle vie d’ accesso alla frazione di Budrio, per riscostruire il percorso fatto dall’ assassino in bicicletta. Tra la zona del suo nascondiglio e il locale di Fabbri ci sono una dozzina di bar e tabaccherie, oltre a decine di casolari isolati. Prede facili. Da qui la domanda: «Perché proprio il bar di Riccardina? ».

Un quesito che nelle scorse ore è stato girato alla vedova di Fabbri, Maria Sirica, interrogata da pm e investigatori. Alla donna è stato chiesto se avesse già visto in altri contesti Norbert Feher, o se in passato lo avesse notato nel bar.

Una domanda da cui si è partiti per porgerne immediatamente un’ altra: che interessi coltivava Fabbri? Il titolare del bar era appassionato di orologi antichi.

Un hobby di nicchia, che lo portava a spostarsi nell’ intero Nord Est per fare acquisti in mercatini e antiquari. Acquistava orologi e pendole che riparava e, a volte, rivendeva. Nulla che avesse un valore particolarmente alto, ma che implica una certa disponibilità economica.

Pagava in contanti, Fabbri. Moneta sonante. Da qui la convinzione secondo cui potrebbe essere stato visto da qualcuno che ha poi fatto da basista a Feher o, peggio, che gli avrebbe potuto commissionare la rapina finita tragicamente.

Non è detto che il killer conoscesse direttamente la vittima, ma è facile che sia stato usato dal complice. Circostanza che fa ritenere l’ esistenza di un basista, costretto a nascondere l’ assassino per evitare di essere coinvolto in un’ indagine che potrebbe costargli l’ ergastolo.

“Igor il russo”, come lo chiamano tutti da queste parti, anche se è un serbo, potrebbe aver trascorso un periodo da fuggitivo per essere poi “accolto” da qualcuno che ha interesse che non venga catturato.

Un “ignoto” a cui i carabinieri danno la caccia in maniera sistematica da alcune settimane e, in particolare, da quando sul territorio non ci sono più tracce di Feher.

Gli ultimi ritrovamenti di Dna e tracce organiche risalgono a due settimane fa. Gli specialisti del Ris di Parma le hanno estratte da un oggetto (non è chiaro di che tipo) che l’ uomo avrebbe impugnato e che è stato individuato dai cani molecolari tra Argenta e Portomaggiore.

I carabinieri dubitano che nel frattempo possa essersi allontanato, e sono convinti che sia “ospitato” dal complice. Un insospettabile, che potrebbe essere persino ricattato da Feher. Di certo non persona nota, visto che, scandagliando le antiche frequentazioni del killer, non è emerso alcun contatto recente.

Da 15 giorni c’ è dunque una sorta di buco nelle segnalazioni e nel ritrovamento di tracce, ed è per questo che gli inquirenti non parlano più di un fuggitivo, ma di un latitante.

Una differenza non da poco, che ha costretto i carabinieri a cambiare metodo di ricerca e rimodulare le forze in campo. In questo senso il contingente di militari specializzati nei rastrellamenti è stato già ridotto.

 Allo stato sul posto ci sono una quarantina di uomini pronti a scattare nel momento in cui dovesse nuovamente essere avvistato. Il grosso dell’ attività è quindi nelle mani dei reparti investigativi.

“Igor” insomma non si trova più tra campi, acquitrini e boscaglie, ispezionati metro per metro. L’ assassino è nascosto, “tra amici” ed è su questo che si continua a lavorare.

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