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Boom di multe facili: nel 2016 gli incassi delle contravvenzioni sono aumentati del 45%

(Paolo G.Brera per la Repubblica) – C’ è un settore economico, in Italia, il cui Pil è impazzito al rialzo: più 8,3% nel fatturato del 2015; e più 45,6% negli incassi del 2016. E parliamo di 1,7 miliardi di euro, una manna in un paese alla canna del gas. Evviva, dunque: il guaio è che il bene di così largo consumo è la valanga inarrestabile di “multe facili” affibbiate da un esercito di vigili urbani, scatenati dagli enti locali a rimpinguare le casse dei comuni molto più che a garantire la sicurezza e il benessere di guidatori e pedoni.

«Su 100 multe, 84 sono emesse dalle polizie locali», rivelano gli ultimi dati Aci relativi al 2015. Ai carabinieri (4) e alla stradale (12) non restano che le briciole.

Dai vigili sono fioccate 9,5 milioni di multe per l’ articolo 7 del codice della strada, quello in cui fanno strage le soste vietate e le Ztl; 2,7 milioni di multe per gli articoli 157 e 158, sempre soste vietate ma su passaggi merci o vicino agli incroci; e poi 2 milioni di multe per l’ eccesso di velocità. Nel 2016, secondo i dati della Corte dei conti sulla gestione degli enti locali, dalle sanzioni sono piovuti introiti mai visti con percentuali da brividi. Il record è delle Marche: +75,4% ma con un totale (32,7 milioni) distante anni luce dal record del Lazio, 563 milioni con +54,6%.

Tutta colpa dei vigili? «Niente affatto – spiega Antonio Di Maggio, vice comandante dei vigili romani – purtroppo diverse amministrazioni locali, soprattutto nei piccoli comuni, invitano a sanzionare imponendo limiti e divieti palesemente atti a far cassa, per i quali invece che prevalere i principi della sicurezza stradale valgono quelli del pareggio di bilancio». Appunto.

Se avete posteggiato male in città e paesi che non conoscono silos e parcheggi sotterranei, probabilmente siete tra i fortunati incappati in 12,7 milioni di multe affibbiate dai vigili per questa ragione. Al contrario, se avete viaggiato con le cinture di sicurezza slacciate avete forse messo a rischio la vita ma non il portafogli: in tutta Italia i vigili hanno comminato 32mila multe. E se ci avete dato giù a fondo con la bottiglia? 4.733 multe.

A inizio anno i sindaci indicano in ordinanza il programma, e la sicurezza dei pedoni e della circolazione è quasi sempre nei loro pensieri. Così scatta l’ invito a presidiare le strade e monitorare la velocità con l’ autovelox, più costoso ma molto più diffuso degli alcol test, rari persino davanti alle discoteche. «I vigili sono obbligati a rispettare le indicazioni – spiega Di Maggio – ma nei grandi comuni è possibile discuterle insieme; in quelli piccoli invece ci sono stati casi di dirigenti rimossi e destinati ad altri incarichi per aver fatto notare l’ inopportunità di direttive potenzialmente vessatorie». Insomma, se mancano un po’ di euro per finanziare un progetto, si spediscono i vigili con il blocchetto in mano a far strage di multe; se non basta, si piazza un limite di velocità assurdo e si nasconde l’ autovelox – fisso o mobile – per la pesca miracolosa.

E se il comandante dei vigili protesta, lo si destina ad altro incarico. «Nove ricorsi su dieci erano per questo – spiega Cristiana Cristiani, giudice di pace umbra – e spesso venivano accolti per mancanza della segnaletica, dell’ omologa o della taratura degli autovelox. Ora sono diminuiti: ci sono state sentenze importanti, e il codice della strada prevede modalità precise alle quali i vigili si stanno adeguando ».

Non hanno smesso di vessare un popolo tartassato: hanno raffinato il modo con cui farlo.

Affinché il prezioso lavoro di incasso delle multe non venga rovinato da un giudice di pace, gli autovelox devono essere annunciati da un cartello di avvertimento. In città, dev’ essere presente sul posto l’ auto dei vigili. Lo spirito della norma è semplice e giusto: se corri in un punto pericoloso, metto un cartello e un’ auto dei vigili per indurti a rallentare. E invece il cartello non lo noti, disperso negli “al lupo al lupo” urlati da migliaia di altri cartelli di “controllo elettronico della velocità” piazzati a vanvera. E basta parcheggiare l’ auto con il lampeggiante dietro un camion in sosta per contendere il record del 2014 ai cittadini di Serravalle di Chienti, in provincia di Macerata: se il Comune avesse diviso tra i suoi mille abitanti gli incassi delle infrazioni, ciascuno di loro avrebbe intascato 831,49 euro.

E siamo così bravi che nessuno sa far meglio, in Europa: l’ European transport safety council attesta che tra il 2010 e il 2015 è l’ Italia ad aver avuto il maggior incremento di sanzioni per eccesso di velocità (+ 15%) con circa 50 multe ogni 1.000 abitanti. In compenso, sono addirittura diminuite quelle per guida in stato di ebrezza (-3%), per l’ uso del telefonino (-4%) e per il mancato uso delle cinture (-1%), con il vago sospetto che non dipenda dalla crescente virtù degli italiani alla guida.

Tuttavia per fortuna in Italia esiste da anni una legge assai sensata che «impone agli enti locali di reinvestire il 50% del denaro incassato con le multe in provvedimenti per la sicurezza come la sostituzione degli incroci pericolosi con rotatorie, l’ illuminazione degli attraversamenti pedonali e le piste ciclabili», spiega l’ Aci. Peccato però che non sia mai stato varato il decreto attuativo e quindi la legge è rimasta lettera morta. Adesso il Parlamento sta addirittura correggendo: nel passaggio in Senato della manovrina è spuntato un emendamento che quell’ obbligo sacrosanto lo elimina addirittura.

«Assurdo», protesta l’ Aci. Si cambia, ma per peggiorare.


ANGELO STICCHI DAMIANI: BASTA VESSARE GLI ITALIANI

(P.G.B. per la Repubblica) – Adesso basta con questa valanga di multe che tradiscono lo spirito del codice della strada. È arrivato il momento di intervenire», dice il presidente dell’ Aci, Angelo Sticchi Damiani.

Multano chi infrange le regole, no?

«Certo, ma disseminare i comuni di falsi cartelli di controllo elettronico della velocità per rendere invisibile quello che poi ti falcia o piazzare l’ autovelox a tre metri di altezza su un palo mezzo nascosto a bordo carreggiata: guardiamoci negli occhi, queste sono trappole. Non hanno niente a che vedere con quello che vuole lo Stato perché vi siano meno morti e meno incidenti: il modello in questo senso è il Tutor, ha funzionato benissimo ponendo regole chiare e certe che vanno rispettate ».

E l’ autovelox invece non funziona?

«Serve a far rallentare, non ad affibbiare multe. Il risultato è la sicurezza, non i verbali. Se fai multe, e nei fai tante, vuol dire che hai fallito, che la sicurezza su quella strada non c’ è. E bisogna trovare un forma corretta per ottenere l’ obiettivo”.

Gli enti locali ci speculano?

«Due anni fa denunciai un comune in provincia di Verona: in un anno aveva incassato 5 milioni con un solo autovelox a tre metri di altezza, che nessuno vedeva. In altri casi sono stati effettuati lavori che hanno reso le strade molto più sicure, ma il divieto è rimasto a 70 all’ ora e riecco gli autovelox semi nascosti per fare cassa. Tutto questo è odioso: ci vuole un patto tra Aci e enti locali per impedire che avvenga».

E perché dovrebbero fare un patto con voi per tagliarsi gli incassi?

«Guardi, gli automobilisti sono stanchi di essere tartassati. Se l’ autovelox è nascosto non va bene. Deve essere ben visibile e in un punto pericoloso, e deve servire a far rallentare. Gli automobilisti vessati sono già spremuti per contribuire in modo pesante al bilancio dello Stato, che ultimamente sembra voglia punirli invece di rispettarli» Diceva: ora basta, interverremo.

In che modo?

«Con ministero, Anci e Upi cercheremo di aprire un tavolo per ottenere un protocollo d’ intesa che fissi nuove regole. Il fenomeno delle multe vessatorie per far cassa non deve accadere più: metteremo a disposizione dei cittadini il numero del soccorso stradale Aci per raccogliere le segnalazioni, invitandoli a scattare foto geolocalizzate con il telefonino. A quel punto verificheremo noi la segnalazione, e siamo pronti a fare ricorsi collettivi per costringere chi ha incassato in questo modo a restituire i soldi ai cittadini ».

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