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“Celle aperte, bocche chiuse”: di Marco Travaglio

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Che le cose, nel 1992-’94, siano andate come le racconta il boss Giuseppe Graviano lo sanno benissimo da 25 anni tutti quelli che se ne sono occupati: da un lato mandanti, suggeritori, complici ed eredi; dall’altro inquirenti, pm, giudici e giornalisti informati dei fatti. Chi scrive, nel suo piccolo, disse tutto quel che si poteva il 14 marzo 2001 su Rai2 al Satyricon di Daniele Luttazzi (che da allora smise di lavorare in tv). B.&C. ci chiesero decine di milioni di danni in otto cause civili e le persero tutte perché i fatti erano veri – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 11 giugno 2017, dal titolo “Celle aperte, bocche chiuse”. Eppure nel 2017 siamo ancora qui alla fiera dell’ipocrisia, circondati da sepolcri imbiancati e finti tonti che simulano stupore, arzigogolano dietrologie su “perché Graviano parla proprio ora” o sulle presunte simpatie a 5Stelle del pm Nino Di Matteo che ha depositato le intercettazioni al processo sulla trattativa Stato-mafia (come se a parlare nell’ora d’aria fosse stato il pm e non il boss). E chiedono “le prove”: come se in questo quarto di secolo non avessimo ancora capito perché tutti quelli che sanno non parlano, se non per assaggi, messaggi, mezze verità, mentre tutto intorno chi sapeva e non garantiva il silenzio veniva suicidato in carcere, assassinato per strada, ammonito a stare zitto, scoraggiato a parlare da scandalosi insabbiamenti, depistaggi e assoluzioni, screditato da false accuse, indotto a ritrattare o a sputtanare ciò che aveva detto di vero con rivelazioni farlocche, ricompensato con favori segreti in cambio del suo mutismo.
Da questa classe politica – pochi manigoldi che tutto sanno e coprono e tanti sprovveduti che brancolano nel buio – non c’è da aspettarsi nulla: infatti, a parte le difese d’ufficio dei servi di B., non si registra un solo commento alle frasi di Graviano dal Pd e dalla cosiddetta sinistra: tutti muti, o perché hanno l’encefalogramma piatto o perché metabolizzano tutto. Toccherebbe però agli intellettuali collegare i fatti e i ragionamenti per illuminare l’opinione pubblica. Che, quando viene messa in condizione di capire, reagisce (l’ondata di sdegno per la sentenza della Cassazione su Totò Riina e non per le parole di Graviano, raccontate dai media in modo da renderle incomprensibili). Ma anche lì è black out totale. Eppure basta poco per unire i puntini dei casi Riina e Graviano, succedutisi nel giro di pochissimi giorni. Questa è la coincidenza inquietante che dovrebbe far riflettere chi vuole capire, non quelle neutre e casuali della legge elettorale, delle Amministrative e del convegno dei 5Stelle con Di Matteo. Fino a tre mesi fa Graviano racconta ai compari di ora d’aria i retroscena politici delle stragi.
E cioè le trattative del 1992-’93 con l’ultimo governo della Prima Repubblica e del 1993- ’94 con il primo della Seconda. Segnali di impazienza e cedimento dopo 25 anni di silenzio e di carcere più o meno duro. Propositi di vendetta contro B. che non mantiene i patti con Cosa Nostra, mentre è puntualissimo nei pagamenti alle “buttane”. E la promessa o la minaccia di parlare con i pm affinché B. lo raggiunga in galera, tenendo compagnia al povero Dell’Utri. Poco prima che queste parole vengano divulgate, la Cassazione fa una cosa che non ha mai fatto e, come spiega sul Fatto l’ex presidente Esposito, non può fare: anziché limitarsi al giudizio di legittimità, entra nel merito; annulla per difetto di motivazione il diniego del Tribunale di sorveglianza alla scarcerazione di Riina per motivi di salute; e raccomanda di riconsiderare la sua pericolosità e il suo diritto a una “morte dignitosa” a domicilio, perché – udite udite – il carcere di Parma è sprovvisto di lettiga con schienale rialzabile. Se ti chiami Riina, non bastano neppure 15 ergastoli per fartene scontare fino in fondo almeno uno.
Questa è la coincidenza che dovrebbe suscitare domande, insieme alle prossime elezioni che minacciano di spazzare via il partito unico FI-Pd che ha garantito 25 anni di trattativa. Qualcuno doveva inviare un messaggio a Riina o ai Graviano, stufi di tenere gratis la bocca cucita? O una prova generale per sondare l’opinione pubblica in vista di qualcosa di più e di peggio? Ed è un caso se da mesi governo e Parlamento parlano di “umanizzare”, cioè ammorbidire vieppiù un 41-bis ormai ridotto a burletta almeno per il Gotha mafioso? I fratelli Graviano erano così isolati da ricevere le rispettive mogli nelle rispettive celle per metterle incinte. E Giuseppe Graviano era così vessato da nascondere un coltello nella sua cella. Non servono nuove leggi per saldare le rate del mutuo acceso dallo Stato con Cosa Nostra 25 anni fa. Governi e partiti possono pure fare la faccia feroce. A tenere zitti e buoni i boss provvedono i poteri invisibili, quei pezzi di apparati che sopravvivono ai cambi di governo e di sistema, si tramandano le consegne, se ne infischiano di destra, centro e sinistra perché nessuno osa mai voltare pagina in quel mondo incontrollato e trasversale: entrano nelle carceri senz’alcun controllo, fanno quello che serve senza lasciare tracce. Ecco perché i boss, quando incontrano un pm, lo guardano dall’alto in basso: sanno bene che la loro sorte non dipende da lui. Il vero Stato che li tiene in pugno è un altro. Non indossa la toga, ma la maschera. E vuole da loro esattamente l’opposto di quella verità che gli ingenui pm cercano invano dal ’92. Nino Gioè sapeva tutto dei retroscena delle stragi: dopo le visite di strani 007, fu trovato impiccato in cella. A Nino Giuffrè, primo boss pentito dell’ala provenzaniana, misteriosi agenti portavano buste di plastica senza buchi per indurlo al suicidio. E, pochi mesi prima di morire, anche Provenzano fu trovato con una busta di plastica in testa. Cambiano i governi, ma la regola è sempre la stessa: celle aperte e bocche chiuse, o viceversa.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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One thought on ““Celle aperte, bocche chiuse”: di Marco Travaglio

  1. O scoppia tutto o s’insabbia di nuovo tutto! Gli ultimi superstiti che possono raccontare la verità di 25 anni fa sono tutti mafiosi, i pezzi deviati dello stato non parlano anzi si danno da fare per cucire la bocca per sempre a chi vuol parlare.

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