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Luca Telese: “L’Italia in bancarotta, il suicidio involontario dei leader e la furbata per nascondere la mannaia della Ue”

(di Luca Telese – tiscali.it) – L’ultima perla l’ha scoperta Huffington post spulciando in anteprima il bilancio del Pd. Per la campagna (fallimentare e perdente) del referendum costituzionale Matteo Renzi ha buttato nella fornace 14 milioni di euro, accumulando 9,5 milioni di euro di deficit. Il fronte del No ha vinto spendendo zero (non per virtù, purtroppo, solo perché non aveva soldi). Ma non è questo il punto.

Ciò che stupisce è l’incredibile miopia e cecità nell’amministrazione di un bilancio. E soprattutto il fatto che malgrado questi conti fallimentari Renzi fosse, fino alla settimana scorsa, il principale sostenitore del patto per il voto anticipato: come e con quali soldi pensasse di sostenere quella campagna elettorale-lampo, anticipata addirittura al 24 settembre – è questa la data che aveva scelto lui – resta un mistero di fede.

Così come un enigma è il harakiri del Pd sul referendum, con tanto di celeberrima promessa (non rispettata) di abbandono della politica in caso di sconfitta. Silvio Berlusconi però non è da meno: la sua coalizione è l’unica che avanza sul piano dei ballottaggi, e lui sosteneva tenacemente una legge che aveva come obiettivo la cancellazione delle coalizioni. Il centrodestra è l’unico schieramento che ha un partito al 5%, e lui sosteneva una legge che fissava uno sbarramento al 5%, elegantemente ribattezzabile “l’Ammazzameloni”.

Giuliano Pisapia ha costituito un partito e animato una scissione dichiarando che l’obiettivo del suo neonato Campo progressista è quello di allearsi con Matteo Renzi, e poi risponde sdegnato alle profferte del leader del Pd: “Non è che uno può flirtare per un mese con Berlusconi – ha detto indignato da Giovanni Floris – e poi in cinque minuti cambia idea e vuole fare l’alleanza con Pisapia!”. Già, ma a chi lo dice? Forse a se stesso.

Angelino Alfano è stato invece brutalmente lucido: “Caro Vespa – ha esclamato a Porta a Porta – posso prendermela solo con me stesso. Non so come, ho potuto immaginare che Renzi non facesse a me quello che ha fatto agli altri partiti. Ovviamente mi sbagliavo, con me si è comportato addirittura peggio! (#angeinostaisereno).

Anche i Cinque stelle non scherzano: hanno costruito la loro fortuna nella battaglia contro “i nominati” (al punto che questa parola l’hanno tecnicamente inventata loro, nello storico “V day” di Bologna), poi quando c’è da votare la nuova legge, sostengono il testo che porta il parlamento al 100% dei nominati. Ovvio, poi, che – giustamente – i loro militanti li massacrino su internet. Ma a proposito di coalizioni: anche il Pd, come il centrodestra, ha un unico possibile valore aggiunto, le alleanze, e anche il Pd era contrario alle colazioni. Quindi Pd e centrodestra vincono solo grazie allo strumento elettorale che volevano distruggere.

Tuttavia destra e sinistra non sono mai state così deboli: cinque anni fa, nelle stesse amministrative, Forza Italia e Partito Democratico erano il cardine delle rispettive coalizioni e raccoglievano il 75% dei voti delle alleanze che mettevano in piedi. Oggi il rapporto si è ribaltatato, e questi due partiti raccolgono il 25% dei consensi dei rispettivi schieramenti: prima erano il motore, ora sono una protesi. Erano giganti con i piedi d’argilla, adesso sono nani con le gambe mozzate.

Il paradosso della politica italiana di oggi è che i leader pensano di perseguire il proprio interesse particolare, e spesso arrivano alla spudoratezza di dichiarare questo obiettivo, ma non sono in grado di capire che spesso, in realtà, si stanno facendo male da soli.

La politica italiana ha un know how così scarso, da confondere un possibile successo con un suicidio involontario. E mentre sul ponte del Titanic si balla, si avvicina il vero motivo per cui tutti volevano anticipare il voto: la prossima legge di stabilità, su cui l’Europa non consente nessuna deroga.

Il rischio dietro l’angolo sono le imposte patrimoniali, prelievi forzosi, possibili procedure di infrazione per risanare i nostri traballanti conti pubblici. L’unica scelta giusta – dal punto di vista dei partiti – era questo furbesco rinvio al dopovoto, simile però al trucco maldestro della domestica che nasconde la polvere sotto il tappeto: se i partiti gestiscono il nostro bilancio, con la stessa sagacia con cui amministrano i propri conti e i propri interessi, la bancarotta del paese è assicurata.

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